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martedì 21 marzo 2023
 
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Palermo saluta Biagio Conte, «un mite lottatore»

17/01/2023  Durante i funerali, in Cattedrale, l'arcivescovo, monsignor Corrado Lorefice, tratteggia la figura del missionario laico, tenacemente al fianco degli ultimi nel nome del Vangelo. La salma in una bara di legno povero fatta con traversine di binari donate da ferrovieri e messe insieme da Arbi, sordomuto musulmano che lavora come falegname nella Missione di Speranza e Carità

Nella mattinata di martedì 17 gennaio si sono celebrati, in Cattedrale, a Palermo, i funerali del missionario laico Biagio Conte, morto dopo una lunga malattia. Una gran folla vi ha partecipato, presenti anche i genitori Maria e Giuseppe, le sorelle, Grazia e Angela, con le rispettive famiglie. La funzione è stata presieduta dall’arcivescovo, monsignor  Corrado Lorefice e da alcuni vescovi della Sicilia e molti sacerdoti concelebranti. 

Diversi i momenti toccati della celebrazione. L’arrivo dei fedeli in massa, la cassa di fratel Biagio in legno (le traversine dei binari offerte dai ferrovieri),  realizzata da Arbi, sordomuto musulmano che lavora come falegname nella Missione di Speranza e Carità. Semplice, naturale, con la sola scritta “Fratel Biagio Conte” e le date: di nascita 16 settembre 1963 e di morte 12 gennaio 2023. La sua Comunità di sorelle e fratelli, i volontari, gli ospiti della Missione sono tutti attorno come un abbraccio grato per aver fondato la Missione negli anni Novanta.

Una celebrazione davvero partecipata, seguita con attenzione e preghiera.  L'omelia dell’arcivescovo Lorefice che ne traccia un ritratto: «Fratel Biagio era un cristiano, un mite potente lottatore».  Lottava, ricorda monsignor Lorefice, con l’arma del digiuno per tendere al massimo la sua “forza umile e non violenta”. Un segno significativo, «vuol dire che la sua vita può essere ancora attrattiva. Anzi, in lui ci riconosciamo perché in lui porta non solo concretezza ma una possibilità di trasfigurazione della città umana, dei rapporti, delle relazioni». In due passaggi la voce del vescovo si incrina dall’emozione, seguita dall’applauso dei fedeli. E continua: «Parole come speranza, pace, solidarietà sono possibili anche oggi. È chiaro che, forse, il messaggio più bello che lui ci trasmette è quello della sua fede, perché è grazie a questo che è stato capace di fare questo. Fratel Biagio – continua Lorefice – ha messo sul serio, come progetto di vita, quello di praticare il Vangelo».                                                                                                     

Il Vangelo, la passione per Gesù Cristo hanno spinto fratel Biagio 30 anni fa, nel 1990, a iniziare la Missione che, nel tempo, è diventata una rete di solidarietà umana: in 10 comunità accoglie quasi 600 persone (ultimi, disperati, poveri e migranti).

Sono arrivati tanti messaggi: ricordiamo in particolare quelli del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di papa Francesco che conosceva personalmente Biagio Conte come un “generoso missionario di carità e amico dei poveri”. Nel testo, Bergoglio ha sottolineato come il missionario laico scorgesse proprio nei poveri “il volto stesso di Gesù”, e come si sia “instancabilmente prodigato offrendo loro consolazione, protezione e speranza”. Il Papa ha anche sottolineato la “coraggiosa testimonianza evangelica di questo discepolo di Cristo che ha accesso una fiamma d’amore nella città di Palermo e nel cuore di quanti lo hanno incontrato”.

La salma di fratel Biagio è tornata nella sua Missione, nella chiesa “Casa di Preghiera per tutti i popoli dove è stata tumulata e continuerà la sua presenza per tutti i fedeli, ospiti, comunità guidata da padre Pino Vitrano che ha condiviso la Missione di fratel Biagio fin dall’inizio.

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