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mercoledì 30 novembre 2022
 
LA MOBILITAZIONE
 

Palermo, una marcia allo Sperone per dar voce al desiderio di riscatto

05/12/2021  Alla manifestazione, a un mese dalla maxi operazione antidroga che ha portato a 57 arresti svelando anche il coinvolgimento di bambini, hanno partecipato cittadini, associazioni (come il centro Arrupe, il centro Pio La Torre, Libera, l'Arci), amministratori, esponenti politici. Il video messaggio di don Luigi Ciotti. Proposto un "Laboratorio permenente di idee"

 "Camminare insieme per le strade dello Sperone, per dire che ciò che è accaduto ci riguarda tutte e tutti, ci interpella e non ci lascia indifferenti”. In centinaia si sono dati appuntamento la mattina di sabato 4 dicembre per “Luci allo Sperone”, l’iniziativa promossa da un gruppo di cittadini e associazioni a un mese dalla maxi operazione antidroga che ha svelato anche il coinvolgimento di bambini. Un corteo di circa 300 persone come non se ne vedevano da anni da queste parti, aperto dal video messaggio di don Luigi Ciotti che, citando don Tonino Bello, ha invitato a stare “insieme per camminare”. «Non è sufficiente camminare insieme – ha detto Ciotti – piuttosto è fondamentale stare “insieme per camminare”. Questo “noi in cammino” diventa un formidabile portatore di luce, per il quartiere e per la città tutta. Alimenta le luci che già splendono, delle cose belle che si fanno e che dovrebbero avere più risalto, più riconoscimento. E accende luci nuove, nelle vie, nelle piazze e nelle coscienze della gente».

Qui, sulla Costa Sud di Palermo, ad un  tiro di schioppo da Brancaccio, l’ultima operazione dei Carabinieri ha portato in carcere 57 persone mentre le telecamere nascoste hanno mostrato scene sconvolgenti: bambini impegnati a contare i soldi ricavati dallo spaccio insieme ai genitori, oppure intenti a giocare con i panetti di hashish o, ancora, utilizzati come corrieri della droga. Una situazione drammatica che ha indotto la Procura presso il tribunale per i minorenni a chiedere subito l’allontanamento di 7 bambini e a valutare la situazione di altri 50 minori.

Una scossa per associazioni, movimenti e cittadini che hanno sentito il bisogno di interrogarsi: Cosa fare per proteggere i bambini? E come riuscire ad eliminare le distanze tra centro e periferia? Da qui l’idea di “Luci allo Sperone”, la passeggiata che il 4 dicembre  ha portato per le strade del rione circa 300 persone: abitanti del posto, suore, giovani, bambini, ma anche cittadini dal resto della città, associazioni, rappresentanti istituzionali e della politica a vari livelli.  Con una proposta da parte degli organizzatori: la creazione di un “Laboratorio di idee” permanente allo Sperone come luogo di partecipazione attiva e progettazione a sostegno dei giovani e delle famiglie del quartiere.

Tra gli organizzatori dell’iniziativa, l’Istituto gesuita di formazione politica Pedro Arrupe, il Centro Pio La Torre, l’associazione Libera, Arci Palermo, gli Stati generali della Sicilia democratica, Noi che  e l’Istituto comprensivo Sperone- Pertini, vero presidio democratico del quartiere, alla guida della passeggiata con la preside Antonella Di Bartolo e alcune ex studentesse. «Abbiamo voluto camminare tra i luoghi “sospesi” di questa zona di Palermo – dice Di Bartolo - per farli conoscere a tutta la città. L’anagramma di Sperone è “persone” e in questo luogo ci sono tante belle persone che chiedono solo dignità, rispetto e attenzione, per loro ma soprattutto per i propri figli. Non si è bambini per un tempo infinito e non possiamo permetterci di negare l’infanzia ancora ad altre generazioni».  «Lo Sperone – sottolinea il direttore dell’Istituto Arrupe, Padre Gianni Notari- è un caso emblematico di una città frammentata. Siamo venuti qui per dire che siamo palermitani “tutti insieme” e, di conseguenza, come cittadini vogliamo partire dalle zone periferiche per dare segnali di vita. Costruire reti per evitare che i giovani, spinti dalla mancanza di lavoro, vengano ammaliati dal guadagno facile e che lo spaccio della droga diventi la grande risorsa che viene adoperata per vivere e sostenere le famiglie.»

Quattro i luoghi diventati simbolo di degrado e abbandono in questo quartiere e attraversati dal corteo: l’area di un’ex asilo nido di via XXVII Maggio mai inaugurato, devastato e demolito; l’ex Centro dei servizi sociali del Comune chiuso nel 2004 per infiltrazioni d’acqua e diventato rifugio per tossicodipendenti; il campetto sportivo mai ultimato; e un asilo in via Annibale di Francia, anche questo mai entrato in funzione. «Opere abbandonate dalle Istituzioni, luoghi di strappo, ma anche di possibile ricucitura, importanti per le persone perbene che sono la maggior parte di coloro che abitano qui, e che ne chiedono da anni la riqualificazione», dice l’insegnante e architetto Giada Bini.

In corteo, anche alcuni genitori come Giovanna Sardina, madre di due ragazzi di 9 e 12 anni: «Quello che funziona da queste parti è la scuola – ha detto – Se un bambino non si presenta per 3-4 giorni subito scatta il controllo. Noi, a poco a poco, stiamo rinascendo. Però abbiamo bisogno di aiuti dall’alto, dallo Stato che pensa a noi solo quando accadono queste cose negative e poi sparisce. Invece, non devono esistere cittadini di serie “a” e cittadini di serie “b”. Abbiamo bisogno di cose semplici: un’area verde, un campetto, gli asili. Molti bambini quest’anno non sono potuti andare all’asilo perché i posti sono pochi, eppure gli spazi ci sarebbero». «Vivo qui da oltre 40 anni. Lo Sperone non è più una scatola chiusa come una volta - ha aggiunto Maria Caminita, due figli di 11 e 18 anni - C’è voglia di riscatto ma da soli non possiamo farcela».

Non tutto lo Sperone perbene ha deciso di scendere in strada, chi per paura, chi per diffidenza. Qualcuno si è limitato ad affacciarsi dalla finestra, un abitante ha protestato in maniera nervosa. Polemico anche Don Ugo Di Marzo, il parroco di Maria SS. delle Grazie che ha definito la manifestazione ”l’ennesima passerella inutile”, partecipando  e mostrando scetticismo anche sull’utilità della presenza nel quartiere, nei giorni scorsi, della Commissione antimafia per ascoltare gli attori del territorio. «Le Istituzioni, il Comune,  sono presenti – ha detto davanti al centro sociale abbandonato – quello che manca sono le risorse e chi è qui a lavorare ogni giorno come noi, senza telecamere».

Ma  ieri a “stare insieme per camminare”, si sono ritrovati in tanti: da alcuni giovani dello Sperone ai rappresentanti della Cgil di Palermo e di organizzazioni come Lions e Rotary. Ad intervenire anche a vari assessori e consiglieri comunali e di circoscrizione. Il “Laboratorio di idee” annunciato dalle associazioni punta ad essere un luogo permanente di progettazione e cambiamento. La risposta che molti attendono per curare il “corpo ferito” dello Sperone, come lo ha definito l’artista, ex frate francescano, Igor Scalisi Palminteri. Tra i palazzoni del quartiere, i suoi murales sono tra le prime “luci” visibili di denuncia e speranza. “Io sono te” raffigura un bambino con le braccia alzate e aperte. La sua ombra, oggi, è un corpo in Croce.

 
 
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