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sabato 28 maggio 2022
 
Territori Occupati
 

Palestinesi, "residenti temporanei"

03/01/2014  Human Rights Watch denuncia: con motivazioni pretestuose l'Alta Corte di Giustizia israeliana ha autorizzato anche nel 2014 l'allontanamento forzato dei cittadini palestinesi dalle loro case nei Territori Occupati

Nei Territori Occupati, per decine di famiglie palestinesi il 2014 comincerà come si era concluso l'anno precedente: sotto la costante minaccia di essere, di fatto, cacciati dalle proprie case prima di vederle demolite dalle ruspe israeliane. Human Rights Watch denuncia a chiare lettere: siamo di fronte a un crimine di guerra.

Nell'arco del 2013 più di 1.100 palestinesi sono stati forzatamente allontanati dai Territori Occupati, inclusa Gerusalemme Est, e le loro case demolite perché prive di un permesso edilizio virtualmente impossibile da ottenere per un cittadino palestinese. Il 3 dicembre scorso un esposto di alcune famiglie della zona di Qarzalia all'Alta Corte di Giustizia israeliana è stato respinto, con la motivazione che esse non erano "residenti permanenti" nel 1972, quando le autorità militari israeliani dichiararono l'area una zona militare, e nel 1999, quando la sovranità militare su quel territorio fu rinnovata.

La stessa risoluzione dell'Alta Corte permetterà, a partire dal 3 gennaio 2014, di allontanare quelle famiglie così come altre tre famiglie (23 persone in tutto di cui 15 minori) del villaggio di Jiftlik nella valle del Giordano.

"L'esercito israeliano si fa largo nel 2014 allontanando altre famiglie palestinesi dalle loro case", ha affermato Sarah Leah Whitson, a capo delle sezione Medio Oriente e Nordafrica di Human Rights Watch. "Il ministro della Difesa israeliano Ya'alon dovrebbe sospendere questa espulsione illegale e mettere fine alle demolizioni illegali delle proprietà palestinesi".

Gli abitanti di Jiftlik e di Qarzalia appartengono alla cosiddetta Area C dei Territori Occupati, sotto l'esclusivo controllo militare israeliano: un'area pari al 60 per cento dell'intera West Bank, sulla quale solo nell'1 per cento del territorio è permesso costruire ai palestinesi, mentre il 63 per cento è destinato a insediamenti dei coloni israeliani. "Dichiarare zona militare il territorio palestinese", ha aggiunto la Whitson, "per poi usarlo come pretesto per allontanare forzatamente le famiglie che vi vivono, è solo una delle tante politiche al di fuori della legge che, nel 2013, ha trasformato più di 1.000 persone in senza tetto".

Secondo l'Ufficio di coordinamento per gli affari umanitari dell'Onu (OCHA), nel 2013 si è registrato un aumento del 25 per cento delle demolizioni rispetto al 2012; sono stati almeno 4.100 i casi dal marzo 2009, all'entrata in carica di Benjamin Netanyahu come primo ministro.

La visita del segretario di Stato americano John Kerry, arrivato in Israele il 2 gennaio, non sembra però far desistere il Governo israeliano dai suoi propositi: lo scorso 29 dicembre, il Consiglio dei ministri ha votato favorevolmente alla mozione di annettere l'intera valle del Giordano. I media israeliani hanno scritto che parlamentari e ministri parteciperanno alla cerimonia di inaugurazione di un nuovo quartiere dell'insediamento di Gitit, distante 8 chilometri da Qarzalia, da dove le tre famiglie palestinesi sono in procinto di essere espulse. Gli stessi media hanno poi riportato la dichiarazione del viceministro della Difesa Danon del partito Likud (il partito di Netanyahu), secondo il quale la valle del Giordano è parte integrante di Israele.

Sarah Leah Whitson ha concluso il proprio rapporto con un accorato invito a John Kerry, perché durante la sua visita si serva della "moral suasion" statunitense per mettere fine all'allontanamento dei palestinesi dalla valle del Giordano "casa per casa, famiglia per famiglia, villaggio per villaggio".

Ma, in una situazione in cui viene costantemente ignorata la IV Convenzione di Ginevra che proibisce a uno Stato occupante i trasferimenti forzati della popolazione, e in cui in molti casi ai coloni israeliani è stato consentito costruire nei Territori Occupati anche in assenza di piani regolatori approvati dalle stesse autorità israeliane, l'appello di Human Rights Watch è destinato a cadere, anche in questo inizio di 2014, nel vuoto.

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.hrw.org

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