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domenica 26 settembre 2021
 
Il libro
 

Paolo VI: «Ci vuole tanto coraggio e fede per diventare vescovo, altro che carriera»

24/05/2021  La prefazione al libro "Povero cuore di Vescovo!" (Edizioni Vivere In), firmata da monsignor Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia. Montini diceva: «La nostra missione, proprio in quest'ora inquieta e confusa, è quella di infondere speranze buone, speranze vere, speranze nuove agli uomini a cui si rivolge il nostro ministero». Una riflessione più che mai attuale.

Padre Leonardo Sapienza con papa Francesco (Ansa)
Padre Leonardo Sapienza con papa Francesco (Ansa)

Lunedì pomeriggio a Roma inizia il Cammino sinodale della Chiesa italiana con papa Francesco che aprirà i lavori della 74esima Assemblea generale della Cei. Pubblichiamo, per gentile concessione dell’autore, la prefazione al libro Povero cuore di Vescovo! (Edizioni Vivere In), firmata da mons. Leonardo Sapienza, reggente della Prefettura della Casa Pontificia, che ha curato il volume dedicato al ministero del vescovo attraverso il pensiero illuminante di Paolo VI e che si apre quancon il discorso con ui Paolo VI inaugurò la decima Assemblea generale della Conferenza episcopale italiana l’11 giugno 1973.

Lunedì 11 giugno 1973. Paolo VI inaugura la decima Assemblea generale della Conferenza Episcopale Italiana, presiedendo una concelebrazione nella Cappella Sistina. Mentre vede sfilare davanti a sé tante teste mitrate, sussurra benevolmente a monsignor Virgilio Noè, maestro delle cerimonie pontificie, che gli è accanto: «Quanto Spirito Santo!». Paolo VI ha amato tanto i Vescovi, in modo particolare i Vescovi italiani, che poteva seguire più da vicino. Ma, conoscendo appunto tante situazioni particolari di tensioni e di pressioni in molte diocesi, durante quella Messa chiedeva: «Ditelo voi: è facile oggi fare il Vescovo?». In Italia, erede di un'ottima, ma forse ormai un po' stanca e consuetudinaria formazione religiosa, «nessuno vorrà dire che sia facile oggi fare il Vescovo! Ci vuole coraggio, ci vuole fede per rispondere a una tale vocazione. Forse è per questo che sempre più spesso si ripetono casi di candidati all'episcopato che non accettano una simile investitura. Lo ricorda lo stesso Paolo VI: «Non ci sorprende notare spesso... come candidati chiamati all’episcopato cerchino declinare tale ufficio, che oggi non solo per le sue intrinseche esigenze, ma anche per tante estrinseche difficoltà sembra essere diventato in comportabile» (11 aprile 1970).

E aggiunse una volta: «Il Vescovo è pastore: dono totale, dono supremo, dono gaudioso. Ma, molte volte, anche dono doloroso! Il Vescovo è un cuore, dove tutta l'umanità trova accoglienza» (30 giugno 1974). «Povero cuore d'un Vescovo», dirà Paolo VI, «come farà ad assumere tanta ampiezza?». Il Vescovo è il garante e promotore della pluralità e dell'unità. Sempre impegnato a frenare le fughe in avanti, e a stimolare chi rallenta il cammino. «È un uomo di mediazione in anni di conflitto; è a contatto con i preti in anni di crisi del clero... Il Vescovo parla tanto: esercizi spirituali, omelie, colloqui, lettere pastorali, appelli, dichiarazioni» (Andrea Riccardi).

Un anziano Vescovo, raccontando la propria esperienza, si lasciava andare ad amari ricordi: «Se pur ci fosse stata una punta di vaghezza nel desiderare l'episcopato, l'amara esperienza dopo soltanto un anno ti riporta alla triste realtà! Diffidenza, difficoltà, ostilità avversità; divisioni e opposizioni nel clero; rifiuto di impegno da parte dei laici... La grande tentazione è quella della disperazione e della sfiducia… In fin dei conti: il Vescovo è una vittima». Il Vescovo si sente impotente, deluso, frustrato pastoralmente. Non gli resta altro che gratificarsi accusando la società di non volerne più sapere di Dio e di Chiesa, tutta protesa com’è alla sola ricerca di un benessere terreno. E, nondimeno, c’è ancora chi desidera — con una certa dose di incoscienza — ardentemente "fare carriera", desiderando l'episcopato. Jean Sorel, protagonista de Il rosso e il nero di Stendhal, sospira: «Ah, la vita ecclesiastica rende dolci e saggi... Bisogna diventare prete!». E qualcuno si prefigge: bisogna diventare Vescovo! Essere Vescovo, o morire!

Il Curato di campagna di Bernanos, denunciando «l'arte pretina: umile e ipocrita», parla così di coloro che arrivano al sacerdozio solo per fare carriera: «Succede che degli allievi mediocri, mal dotati, accedano ai primi posti. Non vi brillano, beninteso... ». Un anziano sacerdote racconta che per tutta la vita aveva desiderato diventare Vescovo. In gioventù, partecipando a qualche ordinazione episcopale, durante il rito si univa al candidato, rispondendo “sì, lo voglio” alla domanda del consacrante. Passavano gli anni, e la nomina non arrivava. Sempre durante il rito di consacrazione, cominciava a rispondere: “Sì, lo vorrei!”. Ormai anziano, sconsolatamente si trovava a rispondere: «Sì, l’avrei voluto!».

E si racconta di un Officiale che scalpitava per diventare Vescovo. Il suo Superiore aveva coniato un consiglio bonario che dava ai collaboratori: «Dategli quello che chiede, per non dargli quello che vuole!». E il diretto interessato, vedendo ormai sfumare il suo desiderio, andava ripetendo: «Mordere non posso, lasciatemi abbaiare!».

Risuonano le parole che Paolo VI rivolgerà alla Curia Romana ancora agli inizi del suo pontificato: «Non sia pertanto la Curia Romana una burocrazia, come a torto qualcuno la giudica, pretenziosa ed apatica, solo canonista e ritualista, una palestra di nascoste ambizioni e di sordi antagonismi, come altri la accusano; ma sia una vera comunità di fede e di carità, di preghiera e di azione» (21 settembre 1963).

La Chiesa è servizio; l'autorità è servizio: non vi può essere posto per il desiderio di carriera e di onorificenze. «La Chiesa non ha bisogno di “arrampicatori sociali”, di persone che cercano i primi posti, ma di uomini che vogliono sinceramente servire i propri fratelli ed indicare loro la strada della fede e della conversione» (cardinale Marc Ouellet). E ancora recentemente, Papa Francesco, parlando a sacerdoti novelli, raccomandava: «Un tempo si parlava della “carriera ecclesiastica”. Questa non è una “carriera”: è un servizio» (25 aprile 2021).

Il popolo di Dio ha bisogno di pastori che sappiano parlare di Dio, perché hanno parlato con Dio. E che gli parlino di Dio e di Cristo con semplicità, ma con la forza convincente dell’amore e dell’esempio. Mai lo è stato; ma, soprattutto oggi, «la funzione episcopale non è più un titolo d'onore temporale, ma un dovere di servizio pastorale» (11 aprile 1970).

Paolo VI individua due maggiori difficoltà che oggi incontra il ministero episcopale. La prima è quella dell’esercizio del magistero.

È richiesto un serio sforzo perché la dottrina della fede conservi la pienezza del suo contenuto e del suo significato. Nella crisi che investe il linguaggio e il pensiero, spetta al Vescovo curare attentamente che questo sforzo necessario non tradisca mai la verità e la continuità della dottrina della fede. Per guidare i presbiteri, per formare i seminaristi, per parlare ai laici di oggi, non basta il fascino, non bastano le adunate oceaniche; ci vuole una dottrina! Ci vuole un esempio e una parola autorevole. Non dimenticando mai la regola aurea che non si governa mai né per sentimento, né per ri-sentimento! Questi, e altri pensieri, sono riportati nei discorsi di Paolo VI a Vescovi, presentati in questo libro.

Numerosi sono gli interventi di papa Montini sul ministero dei Vescovi: durante le ordinazioni episcopali da lui presiedute sia da arcivescovo di Milano (8 Vescovi ordinati), sia durante il pontificato (95 Vescovi ordinati a Roma, e durante i viaggi in Australia, India e Uganda). E, ancora, interventi alle varie Conferenze Episcopali in visita "ad limina Apostolorum"; durante i Sinodi dei Vescovi, e in discorsi occasionali.

Costante è stata la cura di Paolo VI nella scelta dei nuovi Vescovi. Si calcola che durante i quindici anni del suo pontificato sono state erette 496 nuove diocesi, e nominati 4.546 nuovi vescovi.

A loro, il Pontefice apriva il suo cuore di supremo Pastore: «Non ieri, non domani, oggi, noi, operai della vigna del Signore, siamo chiamati a un lavoro molto impegnativo» (6 giugno 1975).

«La nostra missione, e proprio in quest'ora inquieta e confusa, è quella di infondere speranze buone, speranze vere, speranze nuove agli uomini a cui si rivolge il nostro ministero» (22 febbraio 1968).

La rilettura di queste parole di Paolo VI infonda nei Vescovi rinnovato ardore nel loro ministero. In modo che non sia più un «Povero cuore d'un Vescovo» ma, come concludeva Paolo VI: «No, povero! Felice piuttosto il cuore d'un Vescovo, che è destinato a plasmarsi sul cuore di Cristo, e a perpetuare nel mondo e nel tempo il prodigio della carità di Cristo. Sì, felice così!» (30 giugno 1974).

 
 
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