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lunedì 25 ottobre 2021
 
 

La speranza di Cuba riparte da Jorge Mario Bergoglio

19/09/2015  Cominciato ieri il decimo viaggio apostolico all'estero di Francesco. Il presidente Castro ha ricordato i temi cari al Pontefice e al Governo: ambiente, povertà, nucleare, libertà religiosa, dialogo con gli Usa, fine dell'embargo. E il Papa ha accolto la voglia di futuro di un intero popolo che lo acclama. Oggi la Messa nella piazza della rivoluzione.

Cuba, sabato 19 settembre: il presidente Raul Castro accoglie papa Francesco. Foto Ansa. La fotografia di copertina è, invece, dell'agenzia Reuters.
Cuba, sabato 19 settembre: il presidente Raul Castro accoglie papa Francesco. Foto Ansa. La fotografia di copertina è, invece, dell'agenzia Reuters.

Sotto la scaletta dell'aereo un gruppo di bambini e bambine porta doni al Papa e lui si intrattiene benedicendoli e scherzando con loro. Il decimo viaggio apostolico di papa Francesco comincia all'Avana, capitale di Cuba. Dopo aver parlato in aereo con i giornalisti soprattutto dei temi legati alla pace, Bergoglio riceve un saluto non formale dal presidente Raul Castro. Prende spunto dall'enciclica Laudato si', il leader cubano per parlare di difesa dell'ambiente, di equa distribuzione delle ricchezze, dell'importanza di far sparire la fame e non l'uomo. Parla dei cittadini trasformati in consumatori, degli interessi dei padroni, della profonda e permanente crisi che colpisce in maniera violenta soprattutto i Paesi del terzo mondo.

E' un discorso a tutto campo quello del presidente Castro - che subito cita anche il fratello Fidel "leader della rivoluzione cubana"  - che ritorna all'incontro mondiale con i movimenti popolari sia a Roma che in Bolivia per dire che c'è un diritto alla terra, alla casa e al lavoro. «Per conquistare questi diritti è scoppiata la rivoluzione cubana», dice Raul. Il presidente cita i passi in avanti fatti dall'isola nei settori della cultura e della sanità, ma parla anche della minaccia dell'uso delle armi, in particolare di quelle nucleari, ma soprattutto ringrazia il Papa per il contributo al dialogo tra Cuba e gli Stati Uniti. Parla dell'embargo "crudele e immorale", della restituzione a Cuba del territorio di Guantanamo, degli 80 anni delle relazioni diplomatiche tra Cuba e la Santa Sede. «Esercitiamo la libertà religiosa come diritto contemplato nella nostra Costituzione», ripete Raul Castro.

Cuba, sabato 19 settembre 2015: papa Francesco per le vie della principale isola dei Caraibi. Foto Ansa.
Cuba, sabato 19 settembre 2015: papa Francesco per le vie della principale isola dei Caraibi. Foto Ansa.

E degli 80 anni di relazioni diplomatiche parla anche papa Francesco. «Oggi rinnoviamo questi legami di cooperazione e amicizia perché la Chiesa continui ad accompagnare ed incoraggiare il popolo cubano nelle sue speranze e nelle sue preoccupazioni, con libertà e con i mezzi e gli spazi necessari per far giungere l’annuncio del Regno fino alle periferie esistenziali della società», sottolinea papa Francesco.

Che ricorda anche che il viaggio coincide con i 100 anni dalla proclamazione della Vergine della Carità del Cobre, come patrona dell'isola. «Furono i veterani della guerra d’indipendenza, mossi da sentimenti di fede e di patriottismo, che chiesero che la Vergine mambisa [cubana] fosse la patrona di Cuba come Nazione libera e sovrana. Da quel momento, Ella ha accompagnato la storia del popolo cubano, sostenendo la speranza che custodisce la dignità delle persone nelle situazioni più difficili e difendendo la promozione di tutto ciò che conferisce dignità all’essere umano».

Il Papa sottolinea che andrà come pellegrino e figlio al santuario del Cobre «a pregare nostra Madre per tutti i suoi figli cubani e per questa amata Nazione, perché percorra sentieri di giustizia, di pace, di libertà e di riconciliazione».

Dopo aver ricordato, che Cuba è un arcipelago che si affaccia verso tutte le direzioni, con uno straordinario valore come “chiave” tra nord e sud, tra est e ovest e che dunque la sua «vocazione naturale è quella di essere punto d’incontro perché tutti i popoli si trovino in amicizia, come sognò José Martí, "oltre le strettoie degli istmi e le barriere dei mari"». Un desiderio che fu anche di Giovanni Paolo II «con il suo ardente appello "affinché Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e il mondo si apra a Cuba"».

Infine l'accenno ai fatti recenti: «Da alcuni mesi, siamo testimoni di un avvenimento che ci riempie di speranza: il processo di normalizzazione delle relazioni tra due popoli, dopo anni di allontanamento», dice il Papa. «È un segno del prevalere della cultura dell’incontro, del dialogo, del "sistema della valorizzazione universale... sul sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo"».

Il Papa incoraggia «i responsabili politici a proseguire su questo cammino e a sviluppare tutte le sue potenzialità, come prova dell’alto servizio che sono chiamati a prestare a favore della pace e del benessere dei loro popoli, di tutta l’America, e come esempio di riconciliazione per il mondo intero proprio adesso che c'è questa terza guerra mondiale a pezzi». 

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