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sabato 16 ottobre 2021
 
VATICANO
 

Papa Francesco: «Il Libano è e rimanga un progetto di pace, non di sventura»

02/07/2021  Cronaca e prospettive della Giornata di preghiera e di riflessione per il Paese dei Cedri, che ha visto i patriarchi e i leader cristiani di quella tribolata area del Medio Oriente riunirsi in Vaticano con il Santo Padre

Sopra e in alto: due immagini della Giornata di preghiera e di riflessione per il Libano svoltasi il primo luglio in Vaticano. Foto: Osservatore Romano/Vatican News. In copertina: una giovane donna protesta per le strade di Beirut contro la crisi politica ed economica. Foto Reuters.
Sopra e in alto: due immagini della Giornata di preghiera e di riflessione per il Libano svoltasi il primo luglio in Vaticano. Foto: Osservatore Romano/Vatican News. In copertina: una giovane donna protesta per le strade di Beirut contro la crisi politica ed economica. Foto Reuters.

Sul Libano paralizzato dalla crisi politica ed economica. In difficoltà per la massa di rifugiati siriani che si è riversata nei suoi confini. Ferito dalla emorragia che sta svuotando le scuole cristiane. Su questo Paese, papa Francesco invoca, come il profeta Geremia, «progetti di pace e non di sventura». È il filo rosso che attraversa un discorso appassionato, dove la notte e l’alba, il buio e la luce, si rincorrono nel chiedere a tutti – cittadini, dirigenti politici, libanesi della diaspora, comunità internazionale, - che il Libano resti «una terra di tolleranza e di pluralismo, un’oasi di fraternità dove religioni e confessioni differenti si incontrano, dove comunità diverse convivono anteponendo il bene comune ai vantaggi particolari».

Il primo luglio il discorso del Papa arriva alla fine di un’intera giornata di preghiera e riflessione per un Paese che Francesco, dice, «porto nel cuore e ho il desiderio di visitare». Gli uomini delle Chiese d’Oriente, rappresentanti delle antiche tradizioni cristiane che in quelle terre sono nate e oggi sono dispersi in tutti i continenti, sono convenuti a Roma per pregare e confrontarsi, per raccogliere il grido « “Signore, aiutami!”, di un intero popolo, il popolo libanese deluso e spossato, bisognoso di certezze, di speranza, di pace», dice Francesco.

La giornata inizia alle 8.30, con parole di cordialità a Santa Marta. Il Papa saluta con affetto il cardinale Bechara Boutros Rai, patriarca di Antiochia dei maroniti;Youhanna X, Patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente; Ignazio Aphrem II, Patriarca siro-ortodosso di Antiochia; Aram I, Catholicos di Cilicia degli Armeni; Ignazio Youssef III, Patriarca siro-cattolico di Antiochia; Youssef Absi, Patriarca di Antiochia dei greco-melkiti; il reverendo Joseph Kassab, presidente del Concilio supremo delle comunità evangeliche in Siria e Libano e il vescovo di Beirut dei Caldei, Michel Kassarji. Con loro anche il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, l'arcivescovo Joseph Spiteri, nunzio apostolico in Libano, e l'arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati. Subito dopo, a piedi, come in un piccolo pellegrinaggio, il gruppo si dirige verso la basilica di san Pietro, dove c’è la recita del Padre nostro in arabo seguita da otto lunghi minuti di silenzio in piedi, disposti come in un abbraccio intorno all’altare della cattedra. Quindi la discesa nella cripta, l’accensione delle candele davanti alla tomba di Pietro, «che prima di Roma fu vescovo di Antiochia, sede storica da cui queste Chiese discendono», ricorda il nunzio Spiteri. Infine lo spazio alle tre sessioni di lavoro a porte chiuse. Non sarà stato facile il confronto tra Chiese che hanno posizioni diverse nei riguardi dei partiti politici libanesi e dei regimi dell’area. Probabilmente sarà riecheggiata la proposta del “Memorandum per il Libano”, fatta dal Patriarca Raï, nell’agosto del 2020, che chiede il riconoscimento di una “neutralità libanese”, per evitare che la nazione venga fagocitata dagli scontri tra blocchi geopolitici che si confrontano nella regione. Una proposta che il Patriarca maronita ha chiesto venisse rafforzata in un’Assemblea internazionale sul Libano da svolgersi sotto il patrocinio dell'Onu.

Il pomeriggio si chiude con una preghiera, di nuovo ai piedi dell’altare del primo Papa. Francesco parla a nome di tutti e chiede perdono. «Noi Pastori, sostenuti dalla preghiera del Popolo santo di Dio, in questo frangente buio abbiamo cercato insieme di orientarci alla luce di Dio. E alla sua luce abbiamo visto anzitutto le nostre opacità: gli sbagli commessi quando non abbiamo testimoniato il Vangelo con coerenza e fino in fondo, le occasioni perse sulla via della fraternità, della riconciliazione e della piena unità». Quindi la fotografia della situazione: «Il Libano tesoro di civiltà e di spiritualità, che ha irradiato nei secoli saggezza e cultura, che testimonia un’esperienza unica di pacifica convivenza, non può essere lasciato in balia della sorte o di chi persegue senza scrupoli i propri interessi. Perché il Libano è un piccolo-grande Paese, ma è di più: è un messaggio universale di pace e di fratellanza che si leva dal Medio Oriente». E la richiesta, forte, perché «chi detiene il potere si ponga finalmente e decisamente al vero servizio della pace e non dei propri interessi. Basta ai tornaconti di pochi sulla pelle di molti! Basta al prevalere delle verità di parte sulle speranze della gente! Basta usare il Libano e il Medio Oriente per interessi e profitti estranei!».

Il Paese dei cedri, albero simbolo che evoca «la florida ricchezza di una storia unica» e ricorda «che rami grandi nascono solo da radici profonde» deve radicarsi nei .«sogni di pace degli anziani…esempi di chi ha saputo costruire fondamenta condivise, vedendo nelle diversità non ostacoli, ma possibilità».

Tocca ai cristiani, dice Francesco, essere «seminatori di pace e artigiani di fraternità, a non vivere di rancori e rimorsi passati, a non fuggire le responsabilità del presente, a coltivare uno sguardo di speranza sul futuro». È una mano tesa «ai fratelli e alle sorelle musulmani e di altre religioni», ai quali si assicura «apertura e disponibilità a collaborare per edificare la fraternità e promuovere la pace». Un’affermazione in piena continuità con quanto dichiarato nell’esortazione che Giovanni Paolo II consegnò a Beirut nel maggio del ’97, due anni dopo la celebrazione del Sinodo sul Libano: «Vorrei insistere sulla necessità per i cristiani del Libano di mantenere e di rinsaldare i loro legami di solidarietà con il mondo arabo. Li invito a considerare il loro inserimento nella cultura araba, alla quale tanto hanno contribuito, come un’opportunità privilegiata per condurre, in armonia con gli altri cristiani dei Paesi arabi, un dialogo autentico e profondo con i credenti dell’Islam». La giornata per il Paese dei Cedri non si chiude qui. Francesco auspica che «seguano iniziative concrete nel segno del dialogo, dell’impegno educativo e della solidarietà». Il Papa si congeda ricordando i giovani («da loro passa la rinascita del Paese. E tutti noi, prima di intraprendere decisioni importanti, guardiamo alle speranze e ai sogni dei giovani»); i bambini («i loro occhi luminosi, ma rigati da troppe lacrime, scuotano le coscienze e indirizzino le scelte»; e la donne («sono generatrici di vita e di speranza per tutti; siano rispettate, valorizzate e coinvolte nei processi decisionali del Libano»). Quindi la parola passa alla poesia, ai versi di Khalil Gibran - «Oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta» - e alla saggezza di un padre della Chiesa, Gregorio di Narek, che così pregava Cristo principe della pace: «Quando si levano i raggi privi d’ombre della sua misericordia fuggono le tenebre, termina il crepuscolo, si dilegua l’oscurità e se ne va la notte».

Multimedia
Insieme per il Libano, le più belle foto dell'incontro di preghiera e di riflessione
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