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L'anniversario del Papa
 

In Argentina, sulle tracce di Francesco

13/12/2019  Laici, presbiteri e vescovi che hanno lavorato con lui raccontano i suoi tratti umani e spirituali, radici di quella che è diventata la «Chiesa in uscita»

Valigie, telecamere, più attrezzatura che abiti: si decolla poco dopo le 21.30. Destinazione Buenos Aires. Obiettivo: conoscere papa Francesco lì dove ha iniziato il cammino che l’ha portato al soglio di Pietro. Nella capitale argentina, infatti, Jorge Mario Bergoglio nacque il 17 dicembre 1936 e nel Collegio San Giuseppe di San Miguel, una cittadina della provincia di Buenos Aires, fu ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969, cinquant’anni fa esatti. Quando papa Francesco si affacciò per la prima volta su piazza San Pietro disse: «I cardinali sono venuti a prendermi alla fine del mondo». Cosa c’è veramente alla fine del mondo? Sono gli incontri inaspettati a svelare il volto segreto della terra di Francesco, tra il profumo del mate e la solidarietà di chi ti offre un bicchiere d’acqua.

Le Villas miserarias, i luoghi di papa Francesco: «La pastorale argentina è la pastorale della Chiesa universale»

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La Chiesa «povera per i poveri » di Francesco è unicamente una Chiesa che profuma di Vangelo. Padre Javier Klajner, parroco del santuario di Maria che scioglie i nodi, la racconta così: «Quando una persona ci chiede di spiegare il Papa è difficile: non c’è alcuna novità pastorale. Quello che viviamo oggi come magistero universale era magistero ordinario in Argentina; per voi è novità, per noi è solo una conferma che la pastorale argentina è la pastorale della Chiesa universale». Ogni incontro conferma come tutto il cammino di Bergoglio poggiasse su questa base: l’uomo. Non l’ideale di uomo, un “uomo” astratto, ma l’uomo concreto.

Si prendano le Villas miserias, le baraccopoli della grande città. Dalle testimonianze raccolte tra il fango, la sporcizia e la povertà de La Cárcova (11 mila abitanti secondo stime attendibili), della Villa 1-11-14 (26 mila circa) e della Città Occulta (l’antica Villa 15, dove vivono più o meno 47 mila persone), abbiamo (ri)trovato Bergoglio. A La Cárcova incontriamo padre José Maria Di Paola, detto Pepe, un sacerdote che porta sulle spalle trent’anni di ministero: «Ho conosciuto Bergoglio nel 1992. Sapevo chi era attraverso i racconti, positivi, che ne facevano gli altri sacerdoti delle Villas. Loro ne parlavano molto bene. Al tempo era vicario di Flores (un quartiere dove c’è una baraccopoli, ndr). Io l’ho consciuto personalmente quando mi inviarono a essere parroco prima alla Città occulta e poi alla Villa 21, dove sono rimasto molti anni, nel centro di Buenos Aires. Da li è iniziato un rapporto molto costante. Bergoglio, che mi veniva a trovare spesso prendendo l’autobus numero 70, lui che amava girare a piedi o in metropolitana, per me è un padre spirituale, è stato un maestro che concretamente mi ha aiutato a creare il gruppo dei sacerdoti della Villa e a dargli una buona organizzazione, quella che poi c’è oggi. Lui mi è stato molto vicino quando ho fatto il documento insieme agli altri curati contro i narcos. Quando sono stato minacciato di morte mi è stato accanto».

Le Villas miserias sono agglomerati di case fatiscenti che crescono come corpi autonomi dentro alla grande città. Francesca Ambrogetti, biografa del Papa, racconta così le visite dell’arcivescovo Bergoglio: «In questi luoghi papa Francesco, o come lo chiamano ancora oggi padre Jorge, andava spesso. Non visite di circostanza. Lui partecipava alle processioni, ma le Villas erano e sono strade di terra, polvere e fango. Quando arrivava il cardinale e pioveva, tutti si preoccupavano perché non poteva stare sotto l’acqua. Ci dicono che lui usciva con il fango fino alle ginocchia: si infangava, voleva sentire quello che sentivano le persone. Ogni volta che andava in Villa entrava nelle case, prendeva il mate, parlava con le famiglie. Diceva sempre che se non viveva le situazioni concrete non le poteva capire. Una sera, molto tardi, doveva uscire da una delle Villas. Tutti gli sconsigliarono di uscire solo, perché era molto pericoloso. Lui tranquillamente disse: “No, vado solo, perché se non esco solo, qui non posso tornare”. Le Villas miserias erano il posto dove sentiva che doveva stare e questa sua presenza non l’ha mai fatta mancare».

Buenos Aires, storie dalle Villas miserias: papa Francesco nei ricordi di chi fu amico di "padre Jorge"

  

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Il rettore della cattedrale, padre Alejandro Russo, racconta dell’ultimo quando salutandolo sulla porta dell’episcopio gli disse: «Cardinale, lei qui non tornerà. Si ricordi le mie parole quando l’assemblea al conclave dirà “Bergoglio”». Lo ricorda con commozione, sicuro che il suo cardinale non sarebbe tornato, felice che il padre Jorge potesse essere per tutti il padre che era stato per gli argentini.

Padre Gustavo Carrara è il primo vescovo villeros di Buenos Aires, vive nella Villa 1-11-14. Come sempre, accoglie chiunque nella parrocchia, anche il giorno della sua ordinazione episcopale: fuori scorre una vita fatta di contraddizioni, dolore e violenza, ma dentro domina la bellezza di una vita che non è fatta di benessere, ma di autenticità. «Il Papa mi ha chiamato al telefono il venerdì prima dell’ordinazione», afferma padre Gustavo. «Ero insieme agli altri sacerdoti della pastorale della Villas. Mi ha detto: “Hola, come stai?, Sono Bergoglio”. Mi salutava per l’ordinazione. È un Papa di gesti: incarna il Vangelo e nella moltitudine lui si ricorda di ognuno. Non guarda a tutti indistintamente, ma a ogni persona in particolare. Di noi non si è mai dimenticato. Se qualcuno gli scrive una mail, lui risponde, lo sentiamo al telefono e se può ci aiuta anche quando abbiamo delle necessità per un nuovo oratorio, una piccola cappella. Lui è con noi, lo sentiamo sempre presente».

Padre Jorge ha lasciato un segno non solo negli argentini, ma anche nei missionari italiani. Padre Italo Serena, scalabriniano che opera alla Boca, il quartiere dove c’è il famoso stadio in cui giocava Maradona, evidenzia uno dei tanti aspetti significativi di Bergoglio: «Ricordo la sua grande capacità di sacrificio: lui non aveva mezzi privati, usava sempre bus e treno. Il vescovo Mario Aurelio Poli raccontava fin da principio che da quando Bergoglio era rimasto a Roma, trovava sempre un povero alla porta della cattedrale di Buenos Aires che chiedeva l’elemosina, ma non sempre poteva dargli qualcosa. Sai cosa gli ha risposto una volta il povero? “Che torni Bergoglio”. Lui era l’uomo del popolo. Un vero segno dei tempi». «Quando è diventato cardinale», dice Francesca Ambrogetti, «gli hanno chiesto come chiamarlo e lui ha risposto che voleva continuare a essere chiamato padre Jorge. Mentre scrivevamo la sua biografia gli abbiamo domandato: “Eminenza, ma lei quando si trova in un luogo dove non la conoscono, come si presenta?”. E lui: “Padre Jorge, sacerdote, perché mi piace essere sacerdote”». Così da mezzo secolo.

(immagine in alto: il Papa con la maglia della sua Argentina, foto Reuters. Le immagini dell'articolo sono tratte dalle pagine di Famiglia Cristiana 49 del 2019, dove è stata pubblicata la versione originale del servizio)

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