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"No alla barbarie di chi usa la differenza per fare violenza"

06/06/2015  Francesco in viaggio in Bosnia richiama l'importanza della convivenza e del dialogo. E ricorda che per una "società pacifica e giusta è necessaria l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge senza distinzioni di appartenenza etnica, religiosa e geografica".

Le ferite di Sarajevo sono visibili nei palazzi rabberciati, nelle facciate ancora trivellate di colpi, nelle strade che qui, più che altrove, sembrano allontanare le persone, piuttosto che avvicinarle. Pap Francesco arriva in quella che, in aereo, ha definito la "Gerusalemme d'Occidente" per rafforzare la via di pace faticosamente intrapresa dal Paese dopo il sanguinoso conflitto nel Balcani.
La Papa mobile attraversa strade quasi deserte prima di arrivare allo stadio Kosevo dove i cattolici di Bosnia ed Erzegovina si sono stipati quasi all'inverosimile per assistere alla messa. Oltre 65 mila persone, in un Paese in cui i cattolici si sono drammaticamente dimezzati dopo la guerra arrivando a rappresentare appena il 10 per cento della popolazione.
C'è entusiasmo tra gli spalti dove, già dall'alba era cominciato l'afflusso dei fedeli. Si canta anche in italiano, l'alleluia dell'Azione cattolica ragazzi anche per sottolineare la grande vicinanza che in questi anni l'Azione cattolica ha dimostrato con gesti concreti, gemellaggi, sostegno alle scuole.
Sventolano le bandiere "Mir vama", "Pace a voi" al passaggio del Papa che, già nel discorso alle autorità, aveva proprio sottolineato di essere «venuto come pellegrino di pace e di dialogo».
«Abbiamo tutti bisogno, per opporci con successo alla barbarie di chi vorrebbe fare di ogni differenza l'occasione e il pretesto di violenze sempre più efferate», aveva detto parlando davanti a tre presidenti che reggono la Repubblica, «di riconoscere i valori fondamentali della comunità umana, valori in nome dei quali si può e si deve collaborare, costruire e dialogare, perdonare e crescere, permettendo all'insieme delle diverse voci di formare un nobile e armonico canto, piuttosto che urla fanatiche di odio».
E, ancora, richiamando la responsabilità dei politici che «devono essere i primi servitori delle loro comunità» e l'importanza di difendere i «diritti fondamentali della persona umana tra i quali spicca quello alla libertà religiosa», ha sottolineato che per «costruire una scoietà più pacifica e giusta» occorre «l'effettiva uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e nella sua attuazione, qualunque sia la loro appartenenza etnica, religiosa e geografica: così tutti indistintamente si sentiranno pienamente partecipi della vita pubblica e, godendo dei medesimi diritti, potranno attivamente dare il loro specifico contributo al bene comune». 

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Il Papa a Sarajevo: sono un pellegrino di pace
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