Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
mercoledì 22 maggio 2024
 
Dal vaticano
 

Papa Francesco: «Dobbiamo passare dall’economia liberale all’economia condivisa dalla gente»

27/05/2022  «L’Europa è stata fatta da migranti; e oggi per uno sviluppo serio, l’Europa ha bisogno dei migranti. C’è un inverno demografico, dove non ci sono i bambini, dove il futuro è ogni volta più stretto: che venga quella buona gente, ma bisogna integrarla! Integrarla. E per questo ringrazio tanto per quello che voi fate con loro. Non è un’elemosina, no, è la fratellanza». L'esortazione del Santo Padre nel discorso tenuto il 25 Maggio alla delegazione del Global Solidarity Fund. Ecco il testo integrale

C’è questo discorso preparato: non è necessario che io lo dica un’altra volta. Lo portate voi in tasca, poi lo vedete.

Ringrazio per questo incontro, perché a me piace quando la gente è proprio sulle frontiere, nelle periferie. Semplicemente perché Gesù è andato alle periferie: Lui è andato lì a far vedere il Vangelo. Le periferie, siano del corpo, siano dell’anima; perché c’è gente che è un po’ benestante ma ha l’anima distrutta, strappata: andare anche con loro; tanta gente che ha bisogno della vicinanza.

Perché la vicinanza è lo stile di Dio. Lui stesso lo dice: “Quale popolo ha la divinità così vicina come io sono con te?”, nel Deuteronomio (cap. 4). Per questo, quelle espressioni religiose – che siano di congregazioni religiose, che siano di cristiani che si staccano per conservare la fede – è una riedizione del farisaismo più antico. Perché loro vogliono avere l’anima pulita, ma con questo atteggiamento forse avranno l’anima pulita, ma hanno il cuore sporco di egoismo. Invece, andare alle periferie, andare a trovare la gente che non conta, gli scartati della società – perché stiamo vivendo la cultura dello scarto, e si scarta la gente – andare lì è proprio quello che Gesù ha fatto.

Poi, con i migranti: tu hai nominato i quattro passi: accogliere, accompagnare, promuovere e integrare. Con i migranti, fare questo cammino di integrazione nella società. Non è un’opera di beneficenza, con i migranti, lasciarli lì. No. È prenderli e integrarli, con l’educazione, con l’inserimento lavorativo, con tutte queste cose. A me viene in mente la tragedia di Zaventem – questo lo dico spesso – l’aeroporto belga: quella tragedia è stata compiuta da giovani belgi, ma figli di migranti, non integrati, ghettizzati. Perché un migrante non integrato è a metà cammino, è a metà cammino, ed è pericoloso. È pericoloso per lui, poveretto, perché sarà sempre un mendicante. È anche pericoloso per tutti. Integrarsi, non avere i migranti come un sassolino nelle scarpe, che è molesto.

Ma per capire i migranti, dobbiamo vedere noi stessi: la maggioranza di noi siamo figli o nipoti di migranti. Tanti! Io sono figlio di migranti. Una volta, uno degli Stati Uniti mi diceva: “Ma no, noi non siamo migranti, siamo già radicati qui!” – “Non perdere la memoria: voi siete un popolo di migranti, di migranti irlandesi e di migranti italiani. Gli irlandesi vi hanno portato il whiskey e gli italiani vi hanno portato la mafia”. Sempre guardare le radici. Poi, guardare l’Europa: l’Europa è stata fatta da migranti; e oggi per uno sviluppo serio, l’Europa ha bisogno dei migranti. C’è un inverno demografico, dove non ci sono i bambini, dove il futuro è ogni volta più stretto: che venga quella buona gente, ma bisogna integrarla! Integrarla. E per questo ringrazio tanto per quello che voi fate con loro. Non è un’elemosina, no, è la fratellanza.

Poi, il vostro titolo: cercare anche un nuovo tipo di economia. L’economia va convertita, si deve convertire adesso. Dobbiamo passare dall’economia liberale all’economia condivisa dalla gente, all’economia comunitaria. E su questo si lavora abbastanza con i giovani economisti, anche le donne. Per esempio, da voi, in America, c’è la Mazzucato che ha fatto proprio un passo avanti nel pensare l’economia, e altre donne bravissime. Non possiamo vivere con un pattern di economia che viene dai liberali e dall’illuminismo. Nemmeno possiamo vivere con un pattern di economia che viene dal comunismo. Serve… un’economia cristiana, diciamo così. Cercate le nuove espressioni dell’economia di questo tempo: ho menzionato la Mazzucato che è figlia di migranti negli Stati Uniti, ma ci sono altre. In Inghilterra c’è un’altra donna, e ci sono anche uomini che stanno pensando un’economia più radicata nel popolo.

Queste sono le cose che mi viene in mente di dirvi per uscire dalla formalità di questo discorso. Andate avanti, sporcatevi le mani. Rischiate. E guardate tante periferie: Sudest asiatico, parte dell’Africa, parte dell’America Latina. Tante periferie, tante, che feriscono il cuore. E grazie del vostro lavoro! E pregate per me, per favore. Ma pregate a favore, non contro! Grazie.

Adesso vi do la benedizione: God bless you all, the Father, the Son and the Holy Spirit.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo