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sabato 15 giugno 2024
 
L'Angelus
 

Papa Francesco: "'Dammi da bere', il grido dei nostri fratelli senza acqua"

12/03/2023  La lettura del Vangelo di oggi: Nelle parole di Gesù: "Dammi da bere", l'appello dei nostri fratelli senz'acqua e della terra riarsa"

«Cari fratelli e sorelle, il Vangelo ci presenta uno degli incontri più belli e affascinanti di Gesù quello con la Samaritana. Gesù fa una sosta vicino a un pozzo in Samaria, si avvicina a una donna e le dica “Dammi da bere”». «Vorrei soffermarmi su questa espressione», esordisce Papa Francesco nel commento alla Scrittura che precede la recita dall’Angelus, «Vediamo un Gesù affaticato, stanco, a mezzogiorno nell’ora più calda, come un mendicante chiede ristoro: un abbassamento. In Gesù Dio si è abbassato, si è fatto come noi», vive «la nostra stessa arsura. Davanti a questa immagine ognuno di noi può dire: il maestro chiede da bere, ha sete come me, ha la mia sete? Mi sei vicino davvero, Signore? Vivi la mia povertà, mi hai preso dal basso, dal più basso di me stesso, dove nessuno mi raggiunge». Perché la sete di Gesù «non è solo fisica esprime le nostre arsure più profondo, è soprattutto sete del nostro amore: è più che mendicante è assetato del nostro amore. Ed emergerà nel momento culminante della Passione, sulla croce: lì prima di morire Gesù dirà: “Ho sete”, quella sete dell’amore che lo ha portato ad abbassarsi, a essere uno di noi. Ma il signore che chiede da bere è colui che dà da bere, incontrando la samaritana le parla dell’acqua viva dello Spirito Santo che dalla croce diffonde dal suo costato trafitto sangue e acqua. Assetato d’amore, ci disseta d’amore, fa con noi come con la samaritana, ci viene incontro nel nostro quotidiano, condivide la nostra sete, ci promette l’acqua viva che va a zampillare in noi la vita eterna».

«“Dammi da bere”. Queste parole», prosegue il Papa volgendo lo sguardo al presente sono anche un appello silenzioso che ogni giorno si leva su di noi e ci chiede di prenderci cura della sete altrui, dammi da bere ci chiedono quanti in famiglia sul posto di lavoro famiglia hanno sete di vicinanza, di ascolto, della parola di Dio: ce lo chiedono quanti hanno bisogno di trovare nella chiesa un oasi, è l’appello della nostra società, dovre la fretta, la corsa al consumo, la cultura dell’indifferenza generano avidità e vuoto interiore, non dimentichiamolo "dammi da bere" è il grido di tanti fratelli e sorelle che chiedono acqua per vivere mentre si continua a deturpare la nostra casa comune, sfinita e riarsa ha sete. Davanti a queste sfide, il Vangelo di oggi offre ad ognuno di noi l’acqua viva che può farci diventare fonte di ristoro per gli altri. E allora, come la samaritana, che lasciò la sua anfora al pozzo e andò a chiamare la gente del villaggio anche noi non penseremo più solo a placare la nostra sete, la nostra sete materiale, intellettuale o culturale, ma con la gioia di aver incontrato il Signore potremo dissetare altri: dare senso alla vita altrui, non come padroni, ma come servitori di questa Parola di Dio che ci ha assetato, che ci asseta continuamente; potremo capire la loro sete e condividere l’amore che Lui ha donato a noi. Mi viene di fare questa domanda, a me e a voi: siamo capaci di capire la sete degli altri? La sete della gente, la sete di tanti della mia famiglia, del mio quartiere? Oggi possiamo chiederci: io ho sete di Dio, mi rendo conto che ho bisogno del suo amore come dell’acqua per vivere? E poi, io che sono assetato, mi preoccupo della sete degli altri, la sete spirituale, la sete materiale?».

Dopo l’Angelus il pensiero va al mondo e al suo bisogno di pace: «Rimaniamo uniti nella fede e nella solidarietà con i nostri fratelli che soffrono a causa della guerra; soprattutto non dimentichiamo il martoriato popolo ucraino».

 
 
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