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La Chiesa per far crescere la democrazia

19/01/2015  Papa Francesco è entrato nel cuore della geopolitica dell’Asia dove una condivisa memoria dei conflitti passati, come in Sri Lanka, non riesce a farsi strada.

Papa Francesco è entrato nel cuore della geopolitica dell’Asia dove una condivisa memoria dei conflitti passati, come in Sri Lanka, non riesce a farsi strada tra odio che non passa e misericordia che non s’affaccia nei cuori e dove neppure si riesce a costruire un percorso giudiziario dei crimini.

Lo Sri Lanka e il suo conflitto è un esempio che vale per altri Paesi dal Myammar al Vietnam, agli scontri etnici in India alla tragedia impastata di politica e fondamentalismi religiosi del Pakistan. La road map della riconciliazione nella verità e nella giustizia illustrata dal Papa nei discorsi a Colombo e al santuario di Madhu vale dunque per molti in Asia.

I ragionamenti di Bergoglio rafforzano la posizione della Chiesa cattolica locale
non  solo in Sri Lanka, ma anche in Myammar dove l’arcivescovo di Yangoon, il salesiano Maung Bo recentemente nominato cardinale, è un uomo chiave della faticosa strada verso la riconciliazione del Paese.
La stessa cosa vale per la Thailandia dove la Chiesa cattolica e l’arcivescovo di Bangkok, mons. Kovithavanij, anche lui nominato cardinale all’ultimo Concistoro, è impegnato insieme ad altri leader religiosi nel consolidamento del processo democratico dove il colpo di Stato del 22 maggio scorso e la promessa dei generali di portare il Paese verso le riforme.

Il viaggio in Asia, il secondo nel giro di pochi mesi, spiega che Bergoglio è convinto che la Chiesa locale possa far cresce la democrazia, non solo dal punto di vista politico, ma anche dal punto di vista economico, con una più equa distribuzione del reddito e con la partecipazione anche delle fasce più deboli della partecipazione al bene comune.

Sta qui il senso della missione a Manila, dove il Papa ha più volte insistito sulla lotta alla corruzione che porta via denaro per lo sviluppo della società. Le Filippine sono la nuova tigre asiatica, attraggono molti investimenti stranieri e stanno superando in questa speciale classifica anche l’Indonesia, l’antagonista economico storico di Manila. Ma il problema è che alla nuova economia partecipano sempre i soliti mentre i poveri, nelle Filippine 30 milioni su 100, restano fuori.

Le turbo economie asiatiche procurano insomma nuove sofferenze. Bergoglio ha parlato con chiarezza e poi ci sono stati i suoi gesti. Mentre il governo preoccupato del decoro faceva sparire per pochi giorni i bambini mendicanti dalla strade di Manila, il papa per ricordare il dramma è andato a sorpresa in una delle case rifugio gestite dalla Chiesa cattolica.

E poi non si è lasciato impressionare dal tifone in arrivo a Tocloban e ha insistito per andarci prendono anche qualche rischio, perché fosse chiaro che accanto a chi soffre non bisogna stare solo con le parole, ma abbracciando anche i volti e condividendo fisicamente le lacrime.

Le parole di Papa Francesco serviranno a far riflettere una intera classe politica che in Asia è ancora troppo legata al capitalismo familiare o di clan e quindi clientelare, che non consente la partecipazione democratica alle istituzioni di tutta la popolazione?

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