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Ior, il perché della commissione voluta dal Papa

26/06/2013  Dopo essere stato a lungo al centro di scandali e polemiche, l'Istitituto per le Opere di Religione sta cambiando pelle. Lo vuole il Papa. Che sta traducendo in pratica quanto emerso dalle congregazioni dei cardinali prima del conclave. Si sono dimessi il direttore generale Paolo Cipriani e il suo vice Massimo Tulli.

La decisione di papa Francesco di istituire una commissione incaricata di passare al setaccio tutti i conti dello Ior si inserisce nella sua ferma intenzione di restituire l’Istituto per le Opere di Religione alla sua funzione originaria, sancita nel chirografo di Pio XII nel 1942. Necessità più che mai urgente, se stiamo agli scandali che scuotono per l'ennesima volta il torrione Niccolò V.

L'ultimo è quello di monsignor Nunzio Scarano, il prelato dell'Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica) arrestato insieme a un ex funzionario dei servizi segreti dell'Aisi e a un broker finanziario nell'ambito di un'indagine della Procura di Roma nell'ambito di una più ampia inchiesta che coinvolge proprio lo Ior.
Ma qual è la vera missione dello Ior a norma di statuto? Lo scopo di quella che ai sensi del diritto canonico è una vera  e propria fondazione, è quello di “provvedere alla custodia e all’amministrazione di capitali destinati ad opere di religione e di carità”. In pratica, di costituire da intermediario finanziario della Chiesa universale.

La raccolta dei fondi deve essere strettamente all’interno della comunità ecclesiale. Ogni eccezione è fuori dalla “mission” dell’Istituto. La lista dei potenziali utenti dello IOR, grosso modo, è quella dell’Annuario Pontificio: gli enti legittimati dal diritto canonico, le diocesi, le parrocchie, le congregazioni, gli istituti, i sacerdoti, i vescovi e i cardinali, gli ambasciatori presso la Santa Sede, fino ai dipendenti vaticani, ai gendarmi e alle guardie svizzere. Grosso modo, abbiamo detto, poiché nella storia dell’istituto sono state fatte numerose eccezioni.

Ci sono stati anche i conti della “famiglia del Papa”, il “generone vaticano” tradizionalmente vicino alla Santa Sede, erede del patriziato papalino,  vecchi esponenti dc, o quello intestato indirettamente ad Andreotti o a Sama, Ferruzzi e Cusani, utilizzati per riciclare buona parte della maxitangente Enimont all’inizio degli anni ‘90. Tali conti “laici” sono stati fonte di parecchi guai per lo Ior. Come abbiamo ricordato, oggi lo IOR non cessa di essere oggetto dell’attenzione della magistratura italiana per alcuni suoi conti “scottanti”.

Come quello di Angelo Balducci, patron dei lavori pubblici in occasione dei “Grandi Eventi” e del Giubileo, accusato di essere a capo di una “cricca” che ruota intorno ad appalti truccati. Ma non sono soltanto i conti dei “laici” a gettare ombra sull’immagine dello IOR. Spesso anche religiosi finiscono nel mirino delle procure italiane.

Tutti personaggi sui quali, al momento in cui scriviamo non è stato emessa alcuna sentenza in alcun grado di giudizio e sui quali deve valere la presunzione di innocenza. Ma che naturalmente inquietano non poco su quel che avviene dentro le mura del torrione Niccolò V. E’ probabile che dopo aver ripulito gli angoli sporchi dello IOR papa Francesco restituisca l’Istituto alla sua missione, che è quello di una sorta di banca etica, di istituto necessario ad assicurare la linfa finanziaria della Chiesa.

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