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venerdì 20 maggio 2022
 
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Papa Francesco: «Dolore e vergogna per gli abusi ci sollecitino alla prevenzione e alla formazione degli educatori»

04/11/2021  Lo scrive il Papa, nel messaggio ai partecipanti al Convegno “Promuovere child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre”, letto dal presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda.«Solo così, con un’azione sistematica di alleanza preventiva, sarà possibile sradicare la cultura di morte di cui è portatrice ogni forma di abuso sessuale»

Giovanni Paolo Ramonda con Papa Francesco (foto Agensir)
Giovanni Paolo Ramonda con Papa Francesco (foto Agensir)

Papa Francesco torna a parlare di pedofilia, stavolta in chiave di prevenzione. La lotta contro gli abusi sessuali è “un cammino che come Chiesa siamo chiamati a compiere tutti insieme, sollecitati dal dolore e dalla vergogna per non essere stati sempre buoni custodi proteggendo i minori che ci venivano affidati nelle nostre attività educative e sociali”. Lo scrive il Papa, nel messaggio ai partecipanti al Convegno “Promuovere child safeguarding al tempo del Covid-19 e oltre”, letto dal presidente dell’Associazione della Comunità Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo Ramonda.

“Questo processo di conversione – osserva anzitutto Francesco – richiede con urgenza una rinnovata formazione di tutti coloro che rivestono responsabilità educative e operano in ambienti con minori, nella Chiesa, nella società, nella famiglia. Solo così, con un’azione sistematica di alleanza preventiva, sarà possibile sradicare la cultura di morte di cui è portatrice ogni forma di abuso, sessuale, di coscienza, di potere”.

“Se l’abuso è un atto di tradimento della fiducia, che condanna a morte chi lo subisce e genera crepe profonde nel contesto in cui avviene – spiega il Papa – la prevenzione dev’essere un percorso permanente di promozione di una sempre rinnovata e certa affidabilità verso la vita e il futuro, su cui i minori devono poter contare. E questo noi, come adulti, siamo chiamati a garantire loro, riscoprendo la vocazione di ‘artigiani dell’educare’ e sforzandoci di esservi fedeli. Ciò significa favorire l’espressione dei talenti di coloro che accompagniamo; rispettarne i tempi, la libertà e la dignità; contrastare con ogni mezzo le tentazioni del sedurre e dell’indurre, che solo in apparenza possono facilitare le relazioni con le giovani generazioni”.

Per il Papa “il contributo dei giovani sarà prezioso nel riconoscere le situazioni a rischio e nel richiamare con coraggio tutta la comunità alla sua responsabilità nella salvaguardia dei minori, a rivedere il modo di relazionarsi con le giovani generazioni, perché si torni ad assicurare loro la bellezza di incontrarsi, dialogare, giocare e sognare”. Agli adulti che hanno condiviso questo percorso con i giovani, Francesco augura di “continuare a essere credibili, vale a dire responsabili nella cura e coerenti nella testimonianza”: “Possano essere promotori e custodi di una rinnovata alleanza educativa tra le generazioni e tra i diversi contesti di crescita dei minori, capaci di stimolare tra loro una connessione generativa e tutelante, soprattutto in questo tempo complesso di pandemia”.

   Infine ha esortato le associazioni laicali a “perseverare in questa azione di formazione alla corresponsabilità, al dialogo e alla trasparenza”: “La tutela dei minori - auspica Papa Francesco -  sia sempre più concretamente una priorità ordinaria nell’azione educativa della Chiesa; sia promozione di un servizio aperto, affidabile e autorevole, in contrasto fermo ad ogni forma di dominio, di sfregio dell’intimità e di silenzio complice”.

(fonte: Sir, Agenzia d'informazione)

 
 
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