La potenza dei gesti e degli sguardi: papa Francesco è riuscito, in pochi mesi, a scrivere quasi una nuova enciclica sulla disabilità senza ricorrere alle parole, ma cogliendo con amore l’opportunità potente delle immagini. Sin dalle prime uscite in piazza San Pietro, il Pontefice ha voluto deliberatamente fermarsi a tributare quasi un omaggio paterno alle persone con disabilità e ai loro amici e familiari. In sala Nervi ha accarezzato il cane guida di un giornalista non vedente. Di recente ha dedicato una delle sue telefonate private a un ragazzo affetto da distrofia muscolare. Ho trovato questa sua attenzione non soltanto emozionante e commovente, ma anche segno di una sensibilità nuova e attenta. In tutte queste situazioni, infatti, è stata posta al centro dell’attenzione la dignità della persona e la persona con disabilità è stata collocata al centro del messaggio. Una persona segnata da un deficit fisico, sensoriale o intellettivo interroga le coscienze e ancor più la fede. Ma se in passato la risposta è stata spesso consolatoria, a volte persino pietistica, ora si coglie il senso di pienezza di vita,
di gioia, di risorsa a disposizione di tutti, per capire, per cambiare, per migliorare. Perché proprio a me? È la domanda che inevitabilmente ciascuno di noi si pone quando ci interroghiamo sulla nostra condizione esistenziale. Non sempre si riesce a dare una risposta convincente e sincera. Papa Francesco ci indica la via: il rispetto del mistero, l’amore per la vita.
Franco Bomprezzi
Presidente della Ledha - Lega per i diritti delle persone con disabilità