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martedì 03 agosto 2021
 
Come cambia la Curia
 

Francesco, le voci più critiche contro il Papa

10/11/2014  Il cardinale americano Leo Burke, prefetto della Segnatura apostolica, è finito patrono del Sovrano militare Ordine di Malta, titolo onorifico che viene riservato ai cardinali a fine carriera. Ma quanti sono davvero gli oppositori di Bergoglio?

Il più loquace dei rigoristi, il leader dei conservatori all’ultimo Sinodo dei vescovi, cioè il cardinale americano prefetto della Segnatura apostolica Leo Burke, è finito patrono del Sovrano militare Ordine di Malta, titolo onorifico che viene riservato ai cardinali a fine carriera. Ma Burke di anni ne ha appena 66 e la decisione di Bergoglio rientra nello spoil system che si era annunciata dopo il Sinodo.

Ma quanti sono gli oppositori di papa Francesco? E’ difficile fare la conta dei tutti gli ostruzionismi alla linea del pontefice. Gli oppositori veri e propri sono pochissimi e Burke era il più noto. Alcuni giorni fa in un’intervista al periodico spagnolo “Vida Nueva” aveva addirittura avvisato che la Chiesa è “senza timone”, salvo poi correggere due giorni fa in un colloquio con il portale cattolico internazionale Aleteia che non si riferiva al papa e che lui non ha mi voluto essere oppositore di Bergoglio. Ma Burke ha il pregio di dire le cose chiare e ad Aleteia non ha esitato di parlare di rischio di scisma dopo il Sinodo straordinario sulla famiglia.

Eppure gli oppositori veri e propri sono pochissimi e sono “marginali”, come ha sostenuto alcuni giorni da il vescovo di Diarmuid Martin. La conta non è facile e qualcosa si potrà sapere alla fine del turbinio di assemblee episcopali che si sta svolgendo in giro per il mondo. Il tema di quasi tutte è il punto dopo il Sinodo sulla famiglia. Ci sono vescovi molto critici, come mons. Thomas Tobin, vescovo di Providence negli Stati Uniti, che ha attaccato frontalmente il papa e ha anche fatto dell’ironia sui risultati del Sinodo, dove non hanno vinto i progressisti: “Tranquilli, Dio è ancora al suo posto”.

Negli Stati Uniti critico è anche il vescovo di Filadelfia Charles Chaput, che ha parlato di “confusione” e poi ha in parte smentito le sue affermazioni. In Curia si dissimula e si fa ostruzionismo. I più critici sono certamente il prefetto della Congregazione della dottrina della fede Gherard Mueller e il cardinale “ministro dell’economia” George Pell. Hanno detto con chiarezza e in più di un’occasione che sulla famiglia le aperture di Bergoglio non vanno bene. In realtà in Curia si aspetta la riforma degli uffici centrali della Chiesa e le discussioni teologiche e pastorali sui risultati dei Sinodo non preoccupano.

Per la fine del mese è in programma una riunione plenaria dei capidicastero, dove si parlerà di accorpamenti e di fusioni di Pontifici Consigli e probabilmente di Congregazioni. E poi all’inizio di dicembre torna a riunirsi il Consiglio dei Cardinali. Per capire chi sta con Francesco e chi non ci sta bisogna aspettare. Ma potrebbe essere anche essere un inutile esercizio. Come ha spiegato il cardinale Walter Kasper pochi giorni fa in una conversazione alla Catholic Univcersity og America a Wasghington, al Papa argentino “ non si possono applicare logori schemi”: “Non è un liberal, ma un radical, nel senso che va alla radice delle cose e dei ragionamenti”. E andare alla radice significa andare al Vangelo e sbaragliare, come spiega Kasper “l’atmosfera cupa che si era posata sulla Chiesa come una muffa”.

 
 
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