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venerdì 06 agosto 2021
 
Il Papa all'udienza
 

Francesco: il mite non è un “fiacco” ma chi salva le amicizie

19/02/2020  All'udienza generale Francesco prosegue un ciclo di catechesi sulle beatitudini e invita a rovesciare il discorso per comprenderle meglio: il contrario della mitezza è l’ira, a causa della quale «tanti fratelli non si parlano più». E avverte: «Chiunque potrebbe sembrare mite quando tutto è tranquillo, la mitezza si manifesta nei momenti di conflitto»

Tra i presenti all'Udienza di oggi, fedeli provenienti da diverse parti d’Italia, da Gubbio a Torre Annunziata, fino a Gela, l'associazione “Gli Amici di Simone” di Roma, fedeli della Comunità di Lugano, dal Vietnam, dalla Repubblica Ceca e dagli Stati Uniti (foto Ansa)
Tra i presenti all'Udienza di oggi, fedeli provenienti da diverse parti d’Italia, da Gubbio a Torre Annunziata, fino a Gela, l'associazione “Gli Amici di Simone” di Roma, fedeli della Comunità di Lugano, dal Vietnam, dalla Repubblica Ceca e dagli Stati Uniti (foto Ansa)

Il mite «non è un codardo, un “fiacco” che si trova una morale di ripiego per restare fuori dai problemi», «un accomodante», ma colui che è capace di «salvare le amicizie», al contrario di chi, preso dall’ira, arriva a «rovinare il rapporto con un fratello, talvolta senza rimedio»: lo ha spiegato il Papa nel corso dell’udienza generale.

All’appuntamento settimanale del mercoledì Francesco sta svolgendo un ciclo di catechesi sulle beatitudini ed oggi ha affrontato la terza, «Beati i miti perché avranno in eredità la terra».

«Chiunque potrebbe sembrare mite quando tutto è tranquillo, ma come reagisce “sotto pressione”, se viene attaccato, offeso, aggredito?», ha sottolineato Jorge Mario Bergoglio: «La mitezza si manifesta nei momenti di conflitto, si vede da come si reagisce ad una situazione ostile».

Il Papa ha messo in luce che «nella Scrittura la parola “mite” indica anche colui che non ha proprietà terriere» e infatti «il possesso della terra è l’ambito tipico del conflitto: si combatte spesso per un territorio, per ottenere l’egemonia su una certa zona». Il Vangelo di Matteo, da questo punto, di vista, usa un termine non scontato: «Non dice “beati i miti perché conquisteranno la terra”, no: la “ereditano”. C’è «una “terra” – permettete il gioco di parole – che è il Cielo, cioè la terra verso cui noi camminiamo: i nuovi cieli e la nuova terra verso cui noi andiamo», ha detto ancora il Papa: «Non c’è terra più bella del cuore altrui, non c’è territorio più bello da guadagnare della pace ritrovata con un fratello. Questa è la terra da ereditare con la mitezza!».

Il mite, dunque, «non è un codardo, un “fiacco” che si trova una morale di ripiego per restare fuori dai problemi. Tutt’altro! E’ una persona che ha ricevuto un’eredità e non la vuole disperdere. Il mite non è un accomodante ma è il discepolo di Cristo che ha imparato a difendere ben altra terra. Lui difende la sua pace, difende il suo rapporto con Dio e i suoi doni, custodendo la misericordia, la fraternità, la fiducia, la speranza».

Per chiarire ulteriormente il concetto, il Papa ha ribaltato il discorso: «Dobbiamo rovesciare la beatitudine e farci una domanda: quante cose abbiamo distrutto con l’ira? Quante cose abbiamo perso? Un momento di collera può distruggere tante cose; si perde il controllo e non si valuta ciò che veramente è importante, e si può rovinare il rapporto con un fratello, talvolta senza rimedio», ha detto il Papa, che ha sottolineato che il peccato dell’ira è «il contrario» della mitezza, «un moto violento di cui tutti conosciamo l’impulso. Chi non si è arrabbiato qualche volta? Tutti». Per l’ira «tanti fratelli non si parlano più, si allontanano l’uno dall’altro, è il contrario della mitezza: la mitezza raduna, l’ira separa. La mitezza invece conquista tante cose. La mitezza è capace di vincere il cuore, salvare le amicizie e tanto altro, perché le persone si adirano ma poi si calmano, ci ripensano e tornano sui loro passi, e così si può ricostruire con la mitezza. La “terra” da conquistare con la mitezza è la salvezza di quel fratello di cui parla lo stesso Vangelo di Matteo: “Se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello”».

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