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lunedì 13 luglio 2020
 
L'ANGELUS
 

Papa Francesco: «Mi sono sentito a casa, grazie Milano»

26/03/2017  Lo ha detto commentando la visita di ieri. E ha aggiunto, dando ragione al proverbio: «Milano riceve con il cuore in mano». La riflessione, a partire dalla pagina evangelica del cieco nato, sulle nostre tenebre: pettegolezzo e interessi personali. Il ricordo dei martiri spagnoli, uccisi durante la guerra civile e beatificati.

Lo hanno colpito la quantità e la qualità: un milione al Parco di Monza, 80 mila a SanSiro, migliaia davanti al Duomo, tanti, tantissimi assiepati lungo piazze e vie, fermi a lungo per carpire l'istante in cui la Papamobile passava da lì. E poi la partecipazione alle liturgie. E l'affetto. Insomma è stata un’accoglienza straordinaria. Una giornata indimenticabile. All’Angelus, papa Francesco lo ha detto lasciando briglie sciolte alla gioia: «Ringrazio il cardinale arcivescovo e i milanesi. Veramente, veramente mi sono sentito a casa! E questo con tutti: credenti e non credenti. Vi ringrazio tanto cari milanesi e vi dirò una cosa; ho constatato che è vero quello che si dice: ‘A Milan si riceve col coeur in man!’ Grazie!».

Prima delle parole sulla visita a Milano, Francesco si era soffermato sul Vangelo domenicale incentrato su Gesù che ridona la vista ad un uomo cieco dalla nascita, manifestandosi così come “luce del mondo”. «Il cieco nato e guarito ci rappresenta quando non ci accorgiamo che Gesù è ‘la luce del mondo’», ha osservato Bergoglio, «quando guardiamo altrove, quando preferiamo affidarci a piccole luci, quando brancoliamo nel buio. Il fatto che quel cieco non abbia un nome ci aiuta a rispecchiarci con il nostro volto e il nostro nome nella sua storia. Anche noi siamo stati illuminati da Cristo nel Battesimo, e quindi siamo chiamati a comportarci come figli della luce».

Questo, ha proseguito il Papa, «esige un cambiamento radicale di mentalità, una capacità di giudicare uomini e cose secondo un’altra scala di valori, che viene da Dio». Il sacramento del Battesimo, ha soggiunto Francesco, “esige una scelta” di “vivere come figli della luce e camminare nella luce”. Ma cosa significa “camminare nella luce?”, si è chiesto il Pontefice: “Significa innanzitutto abbandonare le luci false: la luce fredda e fatua del pregiudizio contro gli altri, perché il pregiudizio distorce la realtà e ci carica di avversione contro coloro che giudichiamo senza misericordia e condanniamo senza appello. Eh, questo è pane di tutti i giorni eh? Quando si chiacchiera degli altri si cammina non nella luce, si cammina nelle ombre. Un’altra luce falsa, perché seducente e ambigua, è quella dell’interesse personale: se valutiamo uomini e cose in base al criterio del nostro utile, del nostro piacere, del nostro prestigio, non facciamo la verità nelle relazioni e nelle situazioni. Se andiamo su questa strada del cercare solo l’interesse personale, camminiamo nelle ombre”.

Al momento dei saluti ai pellegrini, il Papa ha infine ricordato la beatificazione in Spagna di José álvarez-Benavides y de la Torre e centoquattordici compagni martiri, durante la Guerra civile spagnola.

 

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