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sabato 13 agosto 2022
 
Treno dei Bambini
 

Papa Francesco ai bambini: «Voglio andare in Ucraina; solo devo aspettare il momento per farlo»

10/06/2022  Il Pontefice incontra i piccoli coinvolti dal progetto "Treno dei Bambini" voluto dal Cortile dei Gentili. Un botta e risposta con molti bimbi, molti n condizioni di fragilità personale o sociale. E una risposta particolare a un piccolo Ucraino che chiede aiuto per il suo Paese. Vi proponiamo il discorso integrale

Ogni Paese ha le proprie ricchezze e peculiarità  Bambino

Papa Francesco, sono Mattia Mordente, vorrei farti una domanda. So che hai visitato molti Paesi dell’estero, soprattutto Paesi poveri, per parlare con i capi di Stato e anche pregare per quei Paesi, per migliorarli. Ma secondo te, qual è stato il Paese che hai visitato che è migliorato di più grazie a te?

Papa Francesco

Ti dico una cosa: ogni Paese ha la propria peculiarità, e io mi domando qual è la peculiarità più ricca di un Paese. E tu sai qual è la peculiarità più ricca di un Paese? La gente. La gente è sempre la gente, sono uguali in un certo punto, ma ogni persona è differente, è distinta, ha la propria ricchezza, e a me quello che impressiona è vedere come i diversi popoli sono ricchi con una ricchezza speciale per quel Paese. Anche qui, di voi: ognuno di voi ha la propria ricchezza, la ricchezza della propria anima. Perché il cuore di ognuno di noi, l’anima di ognuno di noi non è uguale all’altra, no! Non esistono i cuori uguali, le anime uguali, ognuno di noi ha la propria ricchezza. E questo vale anche per i Paesi. Nei Paesi che io visito, ho visto sempre ricchezze speciali: questo in un certo modo, questo in un altro… È la bellezza della creazione. E dobbiamo vederla in ognuno di noi. Se noi impariamo a vedere la gente con il cuore, a guardare con il cuore, a sentire con il cuore, a pensare con il cuore, troveremo questa ricchezza di ogni persona, che è diversa l’una dall’altra, è sempre bellissima e differente.

Come ci si sente a essere il Pontefice?

Bambino

Sono Edgar Murario, bambino e fratello gemello di un bambino pure presente qui. Non ho molte cose da dirLe ma una sola domanda da proporLe: come ci si sente a essere Papa?

Papa Francesco

 

L’importante, in qualsiasi mestiere in cui la vita ti metta, è che tu non smetti di essere tu, con la tua propria personalità. Se una persona, per entrare in un posto, o se la vita lo ha messo in quel posto, cambia la personalità, è una persona artificiale, e in questo si perde. Bisogna sempre sentire le cose come vengono, con autenticità: mai, mai travestire i sentimenti. Allora, come mi sento io come Papa? Come una persona, come ognuno di voi nel proprio mestiere, nel proprio lavoro. Perché anche io sono una persona come voi, e se io ho questo mestiere devo cercare di farlo nel modo più umile e più secondo la mia personalità, senza cercare di fare cose estranee a quello che io sono. Per esempio, io ti domando: “Come ti senti tu, o tuo fratello gemello, come ti senti tu?” – “Io mi sento così”. Questo è importante non perderlo. Anche quando una persona cresce e poi si trova con questa carica, con questo lavoro o quell’altro, non dimenticare che tu sei questa persona, e non perdere quel sentimento.

Rispondendo alla tua domanda: come mi sento con questo ufficio, con questo servizio da Papa? Cerco di essere me stesso, di non prendere posizioni artificiali. Non so se questo serve a te.

Quali responsabilità ha il Papa?

  

Bambina

Buongiorno, Santo Padre. Io mi chiamo Nicole Malizia e ho una domanda da farLe. Vorrei sapere: quali responsabilità si sente di avere ad essere Papa o comunque la persona più importante del mondo?

Papa Francesco

Questo di sentire la responsabilità è una cosa che dobbiamo sentire tutti, ognuno di noi. Ognuno di noi ha la propria personalità e anche la propria responsabilità. Tu, adesso, studi, hai la tua responsabilità di studiare, di uno studente; hai anche la tua responsabilità di portare certe cose nella famiglia. Se noi pensiamo che ognuno di noi ha la propria responsabilità, stiamo pensando che la nostra vita non è per noi stessi ma è per gli altri e anche per il servizio agli altri, per essere vicini agli altri. Adesso arrivo alla tua domanda: come mi sento io? È vero che è una responsabilità un po’ pesante, a volte, perché ti fa paura. Ma io cerco di sentirla nel modo più naturale, perché se il Signore mi ha chiesto questo, è perché Lui mi darà la forza di non sbagliare, stare attento a non sbagliare. Sento la mia responsabilità come un servizio, come tu sentirai la tua come un servizio agli altri, alla tua famiglia, e quando ti sposerai, alla tua famiglia, a tutti. Il servizio: la responsabilità di servire gli altri, essere di aiuto agli altri; non essere sopra gli altri, come una persona che comanda, no, no. Come uno degli altri che, se ha l’ufficio di comandare, lo fa come ognuno di noi.

Quanto è faticoso essere Papa?

Bambina

Buongiorno. Sono Caterina Lastorza. Volevo domandarLe: ma è faticoso essere Papa?

Papa Francesco

Nella vita, sempre ci sono momenti di fatica. Ogni mestiere, ogni lavoro che noi prendiamo ha sempre una parte di fatica. Si fatica a studiare, per esempio, si fatica a fare questo ufficio, quell’altro, quell’altro, quel servizio… E anche il Papa ha le proprie fatiche, no? La strada per portare le fatiche dev’essere una strada normale, come ogni persona: ognuno di noi porta le proprie fatiche; e risolvere le fatiche in un modo umano, in un modo normale. Ma se tu mi domandi: è troppo più faticoso del lavoro di un papà e di una mamma? No, no. Dio dà le forze per portare le proprie fatiche a ognuno di noi, e non è una cosa più. Ma si deve fare con onestà, con sincerità e con il lavoro, come papà e mamma portano avanti il mestiere di papà e mamma.

Stare a contatto con il Creatore della Terra e riuscire ad aiutare le persone in difficoltà

  

Bambino

Salve, mi chiamo David Murario e ho soltanto una cosa da chiederLe: come si sente a stare così tanto a contatto con il Creatore della Terra, cioè Dio?

Papa Francesco

Questa è una cosa bella che tu domandi, sai?, perché nella vita c’è il pericolo di dimenticare Dio, e non essere in contatto. “No, ma io mi arrangio da me stesso e faccio le cose…”. Eh, questa strada è pericolosa! Sempre, una o due volte al giorno, bisogna ricordare che il Signore è con noi, che il Signore ci accompagna, che il Signore ci guarda. E sentirsi guardati dal Signore è importante per andare avanti a fare il proprio lavoro con sincerità e con forza. Il Signore guarda anche te, guarda te e guarda il tuo fratellino. Il Signore è vicino a ognuno di noi e ci guarda, e con questo sentire il Signore vicino noi possiamo andare avanti bene. Ma la cosa brutta è quando noi non vogliamo sentire vicino il Signore, e la nostra preferenza è sentire vicino questo, questo, questo ma allontanare il Signore. No. Il segreto è sentire il Signore vicino. E questo ti accompagna tutta la vita.

Bambino

Ok, grazie. E Le volevo chiedere anche un’altra cosa. Quando Lei vede dei bambini con dei problemi, disabilità di sensi, come si sente? Li va ad aiutare e dà loro dei consigli, oppure segue la Sua strada?

Papa Francesco

Quando noi guardiamo una persona, mai dobbiamo sentirci superiori a quella persona. Per esempio, se io guardo te e penso che consiglio devo darti, non va bene. Prima devo ascoltarti, prima sentirti e poi dire quello che viene dal cuore. Io ti ho guardato vicino al tuo fratellino, al tuo gemellino; ti ho guardato e ho visto come ti muovevi lì e mi è venuto in mente: “Questo ragazzo è bravo. Quale consiglio dovrei dare a un ragazzo bravo? Sii umile e ringrazia Dio che ti ha dato questa forza e questa bravura”. E quando io guardo i bambini, come tu dici, che hanno qualche limitazione, qualche disabilità, penso che il Signore ha dato loro altre cose, altre cose belle. Una delle cose che, ti confesso, a me tocca il cuore quando mi trovo con persone non vedenti, tante volte, tante volte mi dicono: “Posso guardarLa?”. Io, all’inizio, non capivo, ma poi ho detto: “Sì”, e loro, con le mani, toccavano la faccia e mi guardavano. Cosa vedo, lì? La creatività: una persona che ha una limitazione sempre trova la forza per andare oltre la limitazione e questa è una creatività, una capacità di essere creativo che è una sfida a quel bambino, a quella bambina che ha quella limitazione. E questo bisogna lodarlo. E tu, che non hai delle limitazioni, cerca anche tu di essere creativo: non abituarti a fare le cose, no, cerca di essere creativo, perché la creatività è quello che ci assomiglia a Dio.

Il Papa in Ucraina per pregare per i bambini

Bambino ucraino (traduzione)

Mi chiamo Sachar, vengo dall’Ucraina. Non ho una domanda ma piuttosto una richiesta: può venire in Ucraina per salvare tutti i bambini che adesso soffrono lì?

Papa Francesco

[saluto ucraino] Sono contento che tu sia qui. Io penso tanto ai bambini in Ucraina, e per questo ho inviato alcuni Cardinali che aiutino lì e siano vicino a tutta la gente, ai bambini. Io avrei voglia di andare in Ucraina; soltanto, devo aspettare il momento per farlo, sai?, perché non è facile prendere una decisione che può fare più del male a tutto il mondo che del bene. Devo cercare il momento giusto per farlo. Questa settimana prossima io riceverò rappresentanti del governo dell’Ucraina, che verranno a parlare, a parlare anche di una eventuale visita mia lì. Vediamo cosa succede.

 

Il Papa ha avuto davvero una vita felice?

  

Bambino

Papa Francesco, vorrei chiederti due cose: tu sei appassionato di calcio, hai quattro fratelli; tuo papà era un ferroviere e tua mamma era casalinga. Vorrei chiederti una cosa, un’altra: come è stata la tua vita? Come hai vissuto? Felice?

Papa Francesco

Va bene. Tu hai parlato di papà, di mamma: papà lavorava, mamma era casalinga, noi siamo cinque fratelli. E poi, quando eravamo bambini, andavamo tutti insieme, con papà e mamma, allo stadio, la domenica, per guardare la partita, perché ci piaceva il calcio, tanto. Io giocavo a calcio, ma sai, io non ero bravo e i miei compagni mi chiamavano pata dura, cioè gamba dura, perché non riuscivo. E per questo mi chiedevano di fare il portiere, perché non dovevo muovermi, e come portiere me la cavavo, più o meno. Questo è stato il mio rapporto con lo sport in famiglia. I miei fratelli sono morti tutti, tranne l’ultima, che ancora è viva; io sono il più grande e la più piccola vive ancora. Questi sono dei bei ricordi della famiglia.

La Preghiera come uno sguardo su Dio

Bambina

Santo Padre, prega per me, per i bambini malati.

Papa Francesco

È bello quello che… Come ti chiami, tu?

Bambina

Ludovica.

Papa Francesco

Quello che Ludovica ha detto è bellissimo: “Prega per me”. È una cosa che noi dobbiamo chiedere uno per l’altro, che preghino per ognuno di noi. La preghiera. Perché pregare per uno di noi è come attirare lo sguardo di Dio su di noi. La preghiera è attirare lo sguardo di Dio. Quando tu preghi, Dio ti guarda. E questo che tu hai chiesto è una cosa bellissima. Anche tu preghi per gli altri, sai? Tu prega per me e io pregherò per te, e questo rapporto di chiedere preghiere è un rapporto di fratellanza, di amicizia, di due o tre persone che chiedono che Dio le guardi. Pregare è attirare lo sguardo di Dio su di noi, e questo è bello. Avanti!

(immagine in alto: ANSA)

 
 
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