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venerdì 06 dicembre 2019
 
Parrocchia
 

"Tralci morti se truffiamo gli altri"

03/05/2015  Per papa Francesco la visita all'undicesima parrocchia della diocesi di Roma. In una assolata domenica di maggio Bergoglio sceglie il Lido marino di Ostia, una comunità con 90 anni di storia. La parrocchia di Santa Maria Regina Pacis lo accoglie con i bambini degli scout, i malati, i fedeli tutti.

Un dialogo fitto tra il Papa e i ragazzi inaugura, alle 16, la visita del Pontefice alla parrocchia di Santa Maria Regina Pacis a Ostia, undicesima comunità visitata nella diocesi di Roma. Ai ragazzi papa Francesco parla della gioia, che «non si compra la supermercato, ma che è un dono dello Spirito Santo. Non fa bene avere la faccia caduta nella malinconia, dobbiamo avere la gioia di chi sa guardare sempre al positivo nella vita e che soltanto Dio può dare, dobbiamo chiedere la gioia a Dio».
Il Papa spiega che «bisogna avere un sorriso naturale, non di cartone, un sorriso che viene dall'anima. Essere persone solari, che hanno il sole dello Spirito dentro». Papa Francesco parla con semplicità: «La tristizia è proprio dell'egoismo, se un bambino non condivide le caramelle è un mal segnale», dice.
E il Papa parla anche dell'importanza delle scelte, «nella vita sempre si deve scegliere e ci sono scelte difficili, scelte che non sono tanto belle, ma se io devo fare i compiti o andare a giocare, beh la scelta sarà divertente, ma non ti darà gioia. Nella vita si fanno tante scelte sbagliate», spiega ai bambini.
Una parrocchia con una media di 200 battezzati all'anno, una "cattedrale" come la definì Paolo VI. Parrocchia legata anche al nome di Pasolini che raccontò questo pezzo di Ostia in tanti suoi film e che in questi luoghi fu poi assassinato. Periferia di Roma, anche se grande una volta e mezza Firenze, anche se più ampia di Bologna, Ostia continua a vivere come un quartiere dormitorio, di cui i romani scoprono la bellezza soltanto in estate.
Il mare è una tentazione, a pochi passi dall'oratorio. Lo dice anche Bergoglio: «Con questo sole potevane andare in spiaggia, ma siete venuti qui», scherza con i ragazzi.
E dopo aver salutato uno a uno i duecento bambini battezzati quest'anno e aver confessato un gruppo di fedeli, papa Francesco ha celebrato messa. Il parroco, don Ludovico Barbangelo, gli aveva già presentato il quartiere e i bisogni della parrocchia. Oltre un'ora e mezzo di ascolto con i fedeli prima di cominciare, con un quarto d'ora d'anticipo, la messa prevista per le 18. Il Papa spiega il Vangelo del giorno, l'importanza di essere dei tralci uniti alla vite.
«Rimanete in me, non staccatevi da me, rimanete in me. E proprio la vita cristiana è questo rimanere in Gesù. Questa è la vita cristiana: rimanere in Gesù», dice il Papa. «E Gesù, per spiegarci bene cosa vuol dire con questo, usa questa bella figura: la vite. Io sono la vite vera, voi i tralci. Ogni tralcio che non è unito alla vite finisce per morire, non dà frutto. Poi viene  buttato fuori per fare fuoco, sono molto utili per fare fuoco, ma non per dare frutto. Invece i tralci che sono uniti alla vite ricevono dalla vite il succo di vita e così si sviluppano, crescono e danno i frutti. Semplice immagine, rimanere in Gesù significa essere unito a lui per ricevere la vita da lui, l’amore da lui, lo spirito santo da lui. È vero, tutti noi siamo peccatori, ma se noi rimaniamo in Gesù come i tralci con la vite il Signore viene, ci pota un po’ perché noi potessimo dare più frutto. Lui sempre ha cura di noi, ma se noi ci stacchiamo da lì, non rimaniamo nel Signore siamo cristiani di parole soltanto, ma non di vita, siamo cristiani morti perché non danno frutto come i tralci staccati dalla vite».
Il Papa sottolinea che «rimanere in Gesù significa cercare Gesù, pregare, - la preghiera - ; rimanere in Gesù significa accostarsi ai sacramenti, - l’ecuaristia, la riconciliazione - ; rimanere in Gesù, questo è il più difficile di tutti, significa fare quello che ha fatto Gesù: avere lo stesso atteggiamento di Gesù. Ma quando noi spelliamo l'altro, quando chiacchieriamo non rimaniamo in Gesù, quando siamo bugiardi non rimaniamo in Gesù, mai lo ha fatto». Ma soprattutto, dice il Papa nell'omelia pronunciata tutta a braccio: «Quando noi truffiamo gli altri con questi affari sporchi che sono alla mano di tutti noi siamo tralci morti, non rimaniamo in Gesù. Rimanere in Gesù è fare lo stesso che faceva lui: fare il bene, aiutare gli altri, pregare il padre, curare gli ammalati, aiutare i poveri, avere la gioia dello spirito santo. Una bella domanda per noi cristiani è questa: io rimango in Gesù o sono lontano da Gesù? Sono unito alla vite o incapace di dare testimonianza?».
E Bergoglio spiega che, oltre ai tralci non più uniti a Gesù ci sono anche altri tralci di cui si parla nel Vangelo: «Quelli che si fanno vedere come i discepolidi Gesù ma fanno il contrario di un discepolo di Gesù e sono i tralci ipocriti. Forse vanno tutte le domeniche a messa, forse fanno la faccia di immaginetta tutta pia, ma poi vivono come se fossero pagani. A questi Gesù nel vangelo li chiama ipocriti. Gesù buono ci invita a rimanere in lui, lui ci dà la forza, se noi scivoliamo nei peccati, tutti siamo peccatori, lui ci perdonda. Ma lui vuole queste due cose che rimaniamo in lui e che non siamo ipocriti. E con questo la vita cristiana va avanti».
Infine il Papa ricorda la promessa di Gesù: «Cosa ci dà il Signore se rimaniamo in Lui? Lo abbiamo sentito: se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi chiedete quello che volete e vi sarà fatto. La forza della preghiera: chiedete quello che volete, cioè la preghiera potente che Gesù fa quello che chiediamo, ma se la nostra preghiera è debole non dà i suoi frutti perché il tralcio non è unito alla vite. Ma se il tralcio è unito alla vite, voi chiedete quello che volete e vi sarà fatto. Questa è la preghiera onnipotente e questa onnipotenza viene dall’essere unito a Gesù» .

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