E' all'areoporto internazionale Mariscal Sucre che papa Francesco pronuncia il suo primo discorso del lungo viaggio in America Latina. Ad attenderlo il presidente dell'Ecuador, Rafael Correa al centro, nei giorni scorsi, di una fortissima protesta arrivata fin sotto la sede del Governo. Proprio ieri la Conferenza episcopale ecuadoriana è dovuta intervenire, per la quinta volta in modo ufficiale, per sollecitare tutte le parti a non politicizzare la visita del Papa. Bergoglio, recita l'ultimo comunicato stampa, «non viene per
consacrare alcuna ideologia o regime politico, bensì per
annunciare Gesù. Non è il momento di manifestare idee o progetti
politici, né di costruire polemiche o divisioni».
E, dopo il discorso di Correa il Papa, di fronte a una rappresentanza degli indigeni delle 14 etnie presenti in Ecuador, di campesinos, di cittadini di Quito e delle autorità ha subito voluto sottolineare che «noi possiamo trovare nel Vangelo le chiavi che ci permettono di affrontare le sfide attuali, apprezzando le differenze, promuovendo l dialogo e la partecipazione senza esclusioni, affinché i passi avanti in progresso e sviluppo che si stanno ottenendo garantiscano un futuro migliore per tutti, riservando una speciale attenzione ai nostri fratelli più fragili e alle minoranze più vulnerabili. E ha rassicurato Correa: «Per questo scopo, Signor Presidente, potrà contare sempre sull’impegno e la collaborazione della Chiesa».
Correa, dopo aver espresso la sua gioia per la presenza del Papa e raccontando anche delle bellezze dle suo Paese - «si dice che il Papa è argentino, Dio è brasiliano, allora il Paradiso è l'Ecuador» - aveva subito citato, a lungo l'enciclia del Papa, la conferenza di Puebla, di Medellin, la Gaudium et Spes, il Vangelo per dire che«il grande peccato sociale è l’ingiustizia».
Correa parla di «ingiusta distribuzione delle ricchezze e delle risorse», della «povertà non può essere eliminata con l’elemosina ma con la giustizia. Non è sufficiente che i poveri raccolgano le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi», aveva detto Correa. Il presidente, citando l'enciclica di papa Francesco, «un meraviglioso dono all’umanità», aveva ribadito che «Dio ha dato la terra a tutto il genere umano perché sostenga i suoi abitanti senza escludere nessuno né privilegiare nessuno. Su ogni proprietà privata grava sempre una ipoteca sociale». Dal canto suo Francesco, che Correa ha definito «un gigante per credenti e non credenti», ha subito scherzato aggiungendo a braccio al suo discorso: «La ringrazio per la sua consonanza con il mio pensiero, ma mi ha citato troppe volte, grazie».
Poi una festa di costumi e colori, di musica per un Paese dove, è sempre il Papa a parlare, si trova il punto della terra più vicino all'esterno, il Chimborazo, «chiamato per questo il luogo “più vicino al sole”, alla luna e alle stelle. Noi cristiani paragoniamo Gesù Cristo con il sole, e la luna con la Chiesa, la comunità; nessuno, eccetto Gesù, brilla di luce propria. Che in queste giornate si renda più evidente a tutti noi la vicinanza del “sole che sorge dall’alto”, e che siamo riflesso della sua luce, del suo amore».