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venerdì 28 gennaio 2022
 
 

Il Papa: no alla tentazione dell'odio

11/09/2011  Ricordando le vittime dell'11 settembre, Benedetto XVI invita «a operare nella società secondo i princìpi della solidarietà e della pace». Da dove partire? Dall'Eucaristia.

Con un pensiero alle vittime dell’11 settembre, Benedetto XVI ha lanciato nell’Angelus di oggi – al termine della celebrazione ad Ancona per il 25° Congresso eucaristico nazionale – un invito alle autorità e a ogni uomo di buona volontà «a rifiutare sempre la violenza come soluzione dei problemi, a resistere alla tentazione dell’odio e a operare nella società, ispirandosi ai princìpi della solidarietà, della giustizia e della pace».

Nell’omelia della Messa, papa Ratzinger si è direttamente riferito all’attualità, sottolineando che «dopo aver messo da parte Dio, o averlo tollerato come una scelta privata che non deve interferire con la vita pubblica, certe ideologie hanno puntato a organizzare la società con la forza del potere e dell’economia. La storia ci dimostra, drammaticamente, come l’obiettivo di assicurare a tutti sviluppo, benessere materiale e pace prescindendo da Dio e dalla sua rivelazione si sia risolto in un dare agli uomini pietre al posto del pane».

Perciò «è anzitutto il primato di Dio che dobbiamo recuperare nel nostro mondo e nella nostra vita, poiché è questo primato a permetterci di ritrovare la verità di ciò che siamo. Da dove partire, come dalla sorgente, per recuperare e riaffermare il primato di Dio? Dall’Eucaristia: qui Dio si fa così vicino da farsi nostro cibo, qui egli si fa forza nel cammino spesso difficile, qui si fa presenza amica che trasforma».

Nel saluto introduttivo al Pontefice, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, aveva spiegato che questo intenso Congresso eucaristico «ha avuto il merito di far riscoprire e gustare al popolo cristiano il mistero dell’Eucaristia, che è l’alimento che sostiene la Chiesa nel suo cammino attraverso il tempo», mettendo in particolare risalto «il legame inscindibile tra l’Eucaristia e la vita quotidiana, perché uno degli effetti più insidiosi della secolarizzazione è quello di relegare la fede cristiana ai margini dell’esistenza, quasi sia inutile e sterile per la vita concreta».

 
 
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