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sabato 13 agosto 2022
 
 

E in Francia la politica dà scandalo

22/03/2013  L'ex presidente Sarkozy accusato di "circonvenzione di incapace". E il socialista Jerôme Cahuzac che si dimette da ministro del Bilancio per un presunto conto in una banca svizzera.

Scoppia la tempesta nella classe politica francese sconvolta da una raffica di scandali e di azioni giudiziarie che coinvolgono personaggi di primo piano, di destra o di sinistra. Neanche un anno, per l’esattezza dieci mesi e mezzo, dopo la sconfitta nelle elezioni presidenziali ad opera del socialista François Hollande, il passato tira per la manica l’ex presidente della repubblica Nicolas Sarkozy: non sono scattate le manette, ma nella tarda serata di giovedì 21 marzo Sarkò è stato raggiunto da un avviso di garanzia. L’accusa è “circonvenzione di incapace”: Sarkozy avrebbe approfittato della debolezza e della confusione mentale della miliardaria Liliane Bettencourt (erede dell’industria cosmetica “L’Oréal”, e oggi novantenne, è la donna più ricca del mondo, al nono posto nella classifica mondiale dei Paperoni stabilita da Forbes) per spillarle somme consistenti di danaro destinate a finanziare (illegalmente) la sua campagna elettorale del 2007, quando Sarkozy ebbe la meglio sull’avversaria socialista Ségolène Royal.


Due giorni prima avevano provocato l’effetto di una bomba le dimissioni del socialista Jerôme Cahuzac da ministro del Bilancio. Cahuzac si è dimesso dopo che la procura di Parigi aveva reso noto di aver aperto un fascicolo sul caso di un presunto conto corrente segreto detenuto dal ministro, fino al 2010, presso la banca svizzera Ubs. Nell’incarico di ministro del Bilancio gli subentra Bernard Cazeneuve, fino a ieri ministro per gli Affari europei. Il lato ironico della vicenda è che Cahuzac si presentava fino all’altro giorno come una specie di integerrimo, implacabile Robespierre: aveva fatto della lotta all’evasione fiscale il proprio cavallo di battaglia, e nella sua veste di ministro del Bilancio si era appropriato lo slogan che riassume l’ideologia fiscale di François Hollande e del governo socialista, “far pagare i ricchi”.

I due casi, quello di Cahuzac e quello di Sarkozy, hanno provocato reazioni contrastanti nella classe politica e nell’opinione pubblica. Da un lato ci sono coloro che, a destra come a sinistra, affermano che un indagato, quale che sia la sua posizione politica o sociale, è presunto innocente fino a quando non sia stato condannato da un tribunale. Dall’altro, c’è chi critica i magistrati accusandoli di obbedire a moventi politici e ideologici più che giudiziari. C’è anche un terzo gruppo, forse il più numeroso, che si mostra sensibile alle sirene del populismo, che ascolta sempre più compiacentemente chi denuncia la "casta” e il “sistema” e va ripetendo che i politici sono “tutti marci”. Ci manca solo, per completare il quadro, un emulo transalpino di Beppe Grillo.


L’avviso di garanzia trasmesso a Sarkozy da un giudice istruttore di Bordeaux si riallaccia alle complesse vicende della famiglia Bettencourt, a una storia di soldi e di odio tra madre e figlia. Quest’ultima è riuscita, l’anno scorso, a far mettere sotto tutela la madre Liliana, alla quale rimproverava di aver generosamente distribuito doni e ingenti somme di danaro a diverse persone che avrebbero approfittato della sua debolezza. Fra loro non ‘è soltanto l’ex presidente della repubblica ma anche il tesoriere del partito e della campagna elettorale di Sarkozy all’epoca dei fatti, l’ex ministro Eric Woerth. In tutto sono una quindicina le persone indagate e raggiunge da avvisi di garanzia, sempre per lo stesso motivo: circonvenzione dell' "incapace" Liliane Bettencourt.


Sarkozy non è il primo ex presidente a finire nel mirino dei giudici. Il suo predecessore, il neogollista Jacques Chirac, è stato processato e condannato a due anni di carcere con la condizionale per finanziamenti illeciti al suo partito negli anni ’90. Ma mentre la carriera politica di Chirac si è conclusa da un pezzo, gli amici e i seguaci di Sarkozy continuano a alimentare le voci su un suo possibile ritorno sulla scena politica in vista delle prossime elezioni presidenziali. D’altra parte, mentre nei sondaggi la popolarità di François Hollande è crollata ai minimi storici, quella di Sarkozy è in netto rialzo, come se la maggioranza dei francesi lo rimpiangesse. Ma un procedimento giudiziario, e un’eventuale condanna, potrebbero distruggere le speranze di rivincita dell’ex presidente.

La sinistra ha finora accuratamente evitato di esultare davanti ai guai in cui è incappato Sarkò. La discrezione è facile da spiegarsi: i socialisti hanno la coda di paglia dopo le dimissioni del ministro del Bilancio Jerôme Cahuzac. Le dimissioni sono arrivate dopo la notizia dell’apertura, da parte della procura di Parigi, di un fascicolo. Le ipotesi di reato sono occultamento di frode fiscale e riciclaggio. A incastrare Cahuzac sono state le rivelazioni del suto d’informazione online “Mediapart” diretto da un ex vicedirettore del “Monde”, Edwy Plenel. “Mediapart” ha mandato in rete la registrazione di un’intercettazione telefonica nella quale una voce (non ancora con identificata con assoluta certezza come quella di Cahuzac, ma accolta come prova dagli inquirenti)) parlava di un conto segreto in Svizzera. Nel 2010 il conto presso la filiale di Ginevra dell’Ubs sarebbe stato chiuso e i fondi trasferiti (con un complesso movimento offshore) in un paradiso fiscale più sicuro, Singapore. Cahuzet ha sempre negato le accuse e minacciato di fare causa a “Mediapart” per diffamazione, ma contro di lui c’è anche la testimonianza di un ex agente del fisco, Rémy Garnier, che aveva condotti un’indagine sui conti nascosti all’erario.

A questo punto, l’ultima cosa da fare è accusare la giustizia francese di parzialità. Si può anzi dire che, paradossalmente, la sua imparzialità e la sua indipendenza rispetto alla classe politica sono state ampiamente dimostrate: nel giro di 48 ore, un colpo a sinistra (Cahuzac),  uno a destra (Sarkozy).   

 
 
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