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giovedì 20 gennaio 2022
 
 

Parkinson, forse la cura

04/07/2011  Una ricerca del San Raffaele di Milano ha "convertito" cellule della pelle in neuroni umani. Ne dà notizia l'autorevole rivista "Nature".

Il Parkinson colpisce in Italia ogni anno circa 200.000 persone. Un dramma per le persone e per le famiglie coinvolte. I sintomi, che appaiono gradualmente, sono noti e si riassumono in un crescendo di disturbi motori, in particolare la deambulazione, a causa della degenerazione dei cosiddetti "neuroni dopaminergici", particolari cellule cerebrali che, attraverso la dopamina, trasmettono gli impulsi dal cervello ai muscoli del corpo. La ricerca sta lavorando da anni sulla sostituzione di queste particolari cellule con altre sane, tentativi già avvenuti in passato - senza successo - attraverso la produzione di cellule staminali, che, nel caso siano di tipo embrionale, generano oltretutto giustificati dubbi di eticità.

La rivista "Nature" ha nei giorni scorsi pubblicato un articolo che riferisce di un riuscito esperimento volto alla generazione in laboratorio di neuroni dopaminergici grazie alla ricerca condotta all'ospedale San Raffaele di Milano, dove la dottoressa Vania Broccoli «ha sviluppato una nuova tecnologia per generare neuroni umani dopaminergici mediante conversione dei fibroblasti della pelle». In parole semplici, partendo da semplici cellule della pelle, gli scienziati sono riusciti a trasformare queste in quegli specifici neuroni che producono la dopamina, necessari, come detto, per controllare il nostro corpo. Come si legge in un comunicato dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele, infatti, «questa tecnica rappresenta un ulteriore sviluppo della tecnologia di riprogrammazione genetica proposta dal professor Yamanaka di Kyoto per la generazione di cellule staminali riprogrammate, ma, a differenza di quest'ultima, la nuova tecnica non implica la generazione di cellule staminali (...)  Questo protocollo evita la generazione di cellule staminali potenzialmente tumorali e quindi può essere da subito utilizzato in studi pre-clinici della malattia».

Il lavoro è stato coordinato, come detto, dalla dottoressa Vania Broccoli, direttore nell'Unità di Cellule Staminali e Neurogenesi dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano. Hanno collaborato alla ricerca i gruppi di ricerca dei dottori Alexander Dityatev, Raul Gainetdinov e Stefano Taverna dell'Istituto italiano di Tecnologia di Genova e dal dottor Stefano Gustincich della SISSA di Trieste.

Ulteriori studi valuteranno l'effettiva conversione di questa rilevante scoperta scientifica in pratica clinica.

 
 
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