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lunedì 15 aprile 2024
 
Terrorismo e religioni
 

«La vera religione non genera violenza»

25/09/2014  Il Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, è intervenuto all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il terrorismo ha cause sociali, ha precisato: i Governi devono affrontare i problemi della comunità più a rischio di radicalizzazione.

Le persone di fede hanno la grave responsabilità di condannare chi cerca di separare fede e ragione e strumentalizzare la fede come giustificazione della violenza. Il terrorismo infatti rappresenta una minaccia fondamentale per la nostra comune umanità. Il Segretario di Stato vaticano, il cardinale  Pietro Parolin, lo ha detto al Consiglio di Sicurezza Onu: “Il continuo, e in alcune regioni, crescente uso del terrore è un richiamo a tutte le nazioni e persone di buona volontà ad assumere un impegno condiviso”.  Parolin ha spiegato che  “il Consiglio di sicurezza Onu nacque a seguito di un epoca in cui una visione nichilista della dignità umana ha cercato di dividere e distruggere il mondo”. E “oggi come allora   le nazioni si uniscano per adempiere alla loro responsabilità primaria di proteggere le persone minacciate da violenza e attacchi diretti alla loro dignità”.

Il cardinale ha ricordato le parole di San Giovanni Paolo II dopo l’11 settembre
e cioè che il diritto di difendere i Paesi e i popoli da atti di terrorismo non giustifica il fatto di rispondere alla violenza con la violenza, ma piuttosto “deve essere esercitato nella scelta dei fini e dei mezzi nel rispetto dei limiti morali e legali”: “Il colpevole deve essere identificato correttamente, perché la responsabilità penale è sempre personale e non può essere estesa alla nazione, all’etnia o alla religione a cui appartengono i terroristi”. Il segretario di Stato poi esortato ad affrontare alla radice le cause che alimentano il terrorismo internazionale: “La sfida terroristica ha una forte componente socio-culturale”. E ha chiesto ai governi di impegnarsi per “affrontare i problemi delle comunità più a rischio di radicalizzazione o reclutamento e raggiungano un’integrazione sociale soddisfacente”.

Parolin ha sottolineato che “la Santa Sede afferma che le persone di fede hanno la grave responsabilità di condannare coloro che cercano di separare la fede dalla ragione e strumentalizzare la fede
come una giustificazione della violenza” e ha ricordato le recenti parole del papa in Albania: “Nessuno pensi di potersi fare scudo di Dio mentre progetta e compie atti di violenza e di sopraffazione! Nessuno usi  la religione come pretesto per azioni contro la dignità umana e contro i diritti fondamentali di ogni uomo e donna, soprattutto, il diritto alla vita e il diritto di ognuno alla libertà religiosa".
 Alberto Bobbio 

 
 
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