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La ricerca
 

Le suore di clausura spingono il boom dei siti religiosi

25/01/2016  Parrocchie, movimenti per la Vita, ordini religiosi: una ricerca mostra come il Web sia sempre più considerato un ottimo mezzo per diffondere il Vangelo

«Non siamo isole galleggianti noi monasteri di clausura», ha affermato all’agenzia Adnkronos madre Rosa Lupoli, delle Clarisse del monastero di Napoli. «Per quel che ci riguarda - spiega - siamo molto attive sia sui social che come sito». Uno studio compiuto da Francesco Diani, informatico che cura la lista dei Siti cattolici italiani, fotografa un vero e proprio boom negli ultimi anni. Negli ultimi dieci anni, le parrocchie che hanno deciso di diffondere il Vangelo attraverso siti e social network hanno avuto un incremento pari al 3,9% e ora sono in rete in quasi quattromila: per l’esattezza 3.894, nel 2007 erano 2787. In pole position spiccano le chiese della Lombardia (777) seguite da quelle del Triveneto (449). Buon posizionamento anche per le parrocchie campane che guadagnano un 8,1% in più (nel 2013 erano 322, oggi sono 348) come pure per quelle dell’Emilia Romagna (291 nell’anno appena iniziato, 257 nel 2010). Scendono invece le parrocchie della Basilicata che perdono l’ 8% come pure quelle di Abruzzo e Molise che da 102 del 2013 scendono a 98.

«Tra le associazioni e i movimenti ecclesiali  - aggiunge Diani - hanno avuto una notevole crescita i Movimenti per la Vita e i Centri di Aiuto Vita (Cav) con un incremento pari al 44,1%». Sempre più "social", come si diceva all'inizio anche le suore di clausura. Su tutte le Clarisse, con un incremento del 23,3%. «Il nostro monastero è molto visitato. Avremo poi molti eventi in relazione al fatto che tra qualche tempo la nostra fondatrice, la Venerabile Maria Lorenza Longo, sarà beatificata. E i social o i siti sono il modo più immediato per fare conoscere gli eventi. In tutto il mondo siamo duecento monasteri quindi è chiaro che la rete ci consente di mantenere i contatti con tutti, accorciando le distanze», ha aggiunto madre Rosa Lupoli.

«Stiamo preparando una petizione per salvare un ospedale che esiste da cinquecento anni e che rischia la chiusura. Spesso nel nostro mondo si avverte il timore di esporsi. Il punto però è trovare un modo intelligente di relazionarsi». Ecco che allora anche le suore di clausura, senza rompere la loro condizione, restano in contatto con il mondo esterno che spesso è alla ricerca di aiuto. «Sui social - racconta ancora madre Lupoli - arrivano le richieste più disparate. Noi rispondiamo soprattutto ai casi disperati». 

 
 
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