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martedì 25 gennaio 2022
 
Lirica
 

Cento anni di Parsifal all'italiana

29/01/2014  Un secolo fa scadevano i vincoli dell'opera wagneriana: allora i nostri teatri fecero a gara per metterla in scena, oggi al Comunale di Bologna si festeggia l'anniversario con la direzione musicale di Roberto Abbado e la regia di Romeo Castellucci.

Un secolo fa il mondo musicale – in Italia e all’estero – viveva un momento d’intensa fibrillazione ai limiti dell’isteria. Il 31 dicembre 1913 erano scaduti i termini legali che per trent’anni avevano impedito a Parsifal di essere rappresentato all’infuori di Bayreuth, e dunque l’ultima attesissima creatura wagneriana stava venendo alla luce sulle scene teatrali europee. Non che il divieto avesse impedito il “furto del Graal” perpetrato dal Metropolitan di New York il 24 dicembre 1903, quando l’opera era andata in scena in forma integrale per tornarvi a più riprese nel successivo decennio e raggiungere altre 17 città statunitensi, da Boston a San Francisco. Inoltre fra il giugno e l’ottobre del 1913, Parsifal era stato rappresentato in Argentina, Brasile e Uruguay sotto la prestigiosa bacchetta di Gino Marinuzzi.

I principali teatri europei avevano dunque cercato di assicurarsi la primizia “legittima”, in una corsa frenetica e per la verità alquanto grottesca. La spuntò – con un escamotage – il Liceu di Barcellona, che iniziò la recita nella tarda serata di San Silvestro, per terminare all’alba di Capodanno. Anche i teatri italiani non si sottrassero alla sfida dell’1 gennaio 1914, e al Comunale di Bologna si andò in scena alle due del pomeriggio, anticipando di un’ora i rivali del Costanzi di Roma. La Scala invece se la prese comoda. Vero è che nell’aprile 1903 Toscanini aveva diretto il Preludio e il terzo atto in forma di concerto, ma il teatro milanese scese ufficialmente in campo soltanto il 9 gennaio, seguito da Trieste, Pisa, Torino, Palermo, Firenze, Venezia, Genova e Brescia. Poi non se ne fece più nulla fino al 1921, quando venne a cessare l’ostracismo che durante la prima Guerra mondiale aveva coinvolto i compositori austro-tedeschi.

Anche Parsifal ha una sua gloriosa tradizione “all’italiana”, che vede schierati i nomi illustri di Giuseppe Borgatti, Francisco Viñas e Isidoro Fagoaga, Teresina Burchi, Lina Pasini Vitale e Giuseppina Cobelli, Nazzareno De Angelis e Tancredi Pasero. Al Comunale di Bologna – che dal 14 gennaio sta celebrando il centenario di Parsifal – di italiani ce ne sono soltanto un paio: Roberto Abbado, che interrompe così una costante presenza straniera sul podio direttoriale, e il baritono Lucio Gallo nei panni di Klingsor.

Gli spettacoli attuali richiedono tuttavia attenzione non solo per i valori musicali di cui si rendono latori, ma anche – se non soprattutto – per il modo in cui essi vengono presentati: vedere più che ascoltare, tale è la parola d’ordine cui il critico e il comune spettatore devono adeguarsi più o meno obtorto collo. Il ruolo di protagonista passa quindi al regista-demiurgo, nella fattispecie Romeo Castellucci, Leone d’oro alla carriera all’ultima Biennale di Venezia e personalità di forte spicco nel panorama teatrale internazionale. Castellucci ha affrontato l’opera in modo certo non banale, se non altro sottraendo l’ultimo Wagner al fascino perverso dell’ideologia nazista.

 
 
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