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Al via la corsa per la Casa Bianca: la Clinton ci spera, ma Trump...

29/01/2016  L'ex first lady favorita fra i democratici, ma dovrà guardarsi dall'indipendente Saunders. A destra sono ancora molti gli aspiranti alla presidenza e il populista miliardario vola nei sondaggi.

Chi sarà il 45° presidente degli Stati Uniti? Una donna, per la prima volta? Un miliardario volgare dal biondo ciuffo posticcio? Un altro miliardario, più serio, che ha già fatto il sindaco di New York? Un conservatore dal cognome ispanico? Oppure un altro, e sarebbe il terzo, che si chiama Bush?
Con il caucus dello Iowa e poi le primarie, la corsa verso la conquista della Casa Bianca per la successione a Barack Obama si fa seria. Il voto decisivo è fissato per l'8 novembre.
Nel campo del partito democratico i candidati forti sono solo due: Hillary Clinton e Bernie Sanders. Per l'ex first lady, moglie di Bill, 68 anni, madre e nonna, fino a qualche mese fa la strada verso la nomination pareva spianata, poi è spuntato un rivale tosto come il senatore Bernie Sanders. Sanders è in crescita nei sondaggi e rischia di azzoppare fin dall'inizio la campagna della Clinton. I punti di forza di Hillary Clinton sono la determinazione, la competenza, la tenacia e l'esperienza. Il suo limite è che sta sulla scena già da molti anni ed è ex di tante cose (ex first lady di un governatore e di un presidente, ex senatrice, ex segretario di Stato, ex candidata alle primarie contro Obama nel 2008). Hillary rischia di sembrare una donna troppo attaccata al potere, espressione di una politica tradizionale, molto legata ai poteri forti e ai grandi finanziatori. Sono proprio queste le accuse che le muove Sanders, 74 anni, senatore del Vermont, eletto come indipendente, che si autodefinisce un “democratico socialista” in lotta contro la politica corrotta. Sanders raccoglierà parte del voto di protesta e potrebbe avere una buona partenza, ma nel corso della campagna la potente macchina organizzativa messa in piedi dalla Clinton dovrebbe prevalere.
Fra i repubblicani regna ancora grande confusione, il campo dei candidati è affollato e per ora spicca chi fa più rumore. Cioè Donald Trump, 69 anni, il discusso miliardario con una fortuna stimata di 9 miliardi di dollari. Trump è in testa ai sondaggi nazionali e in quelli di alcuni Stati decisivi per l'elezione di novembre. Gioca a suo favore l'essere fuori dagli schemi e la non appartenenza alla casta dei politici di professione. Ma sono inaccettabili i suoi toni volgari (il New York Times ha pubblicato una lunga lista degli insulti inviati via Twitter da Trump a politici e giornalisti) e le sue proposte razziste (il divieto di ingresso negli Stati Uniti ai musulmani e le accuse agli immigrati messicani di essere criminali e stupratori).
Così, parlando alla pancia dell'America profonda, Trump è riuscito a rubare la scena agli altri candidati, che sono ancora troppi (ben 7 al dibattito del 28 gennaio). Jeb Bush, 62 anni, fratello e figlio di ex presidenti, per 8 anni governatore della Florida, sembrava il candidato meglio piazzato, ma poi ha perso smalto. A molti elettori pare espressione della vecchia guardia e un terzo presidente Bush sarebbe un po' troppo. Marco Rubio, 43 anni, figlio di immigrati cubani, si presenta come un repubblicano della nuova generazione, non troppo a destra, ed è un buon oratore. Ted Cruz, 45 anni, senatore del Texas, anche lui figlio di immigrati cubani, è il più conservatore del gruppo, deciso oppositore delle riforme volute da Obama. Cruz piace molto ai militanti un partito orientato sempre più a destra, ma farà fatica a conquistare i centristi. Rand Paul, Mike Huckabee, Chris Christie e Ben Carson appaiono candidati molto più deboli.
Alla fine vincerà non solo chi ha le idee migliori e più convincenti, ma anche chi avrà più soldi da spendere. E qui entra in gioco il nome di Michael Bloomberg, 73 anni, l'imprenditore ed ex sindaco di New York, disposto a mettere sul piatto un miliardo di dollari per candidarsi come indipendente. Bloomberg, prenderà la sua decisione entro marzo.

 
 
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