logo san paolo
martedì 30 novembre 2021
 
 

Parti: meno sicurezza nei piccoli ospedali

12/01/2012  Al Sud c'è il triste record di decessi di madri e neonati. Lo riverla una ricerca che mostra anche l'aumento dei tagli cesarei e dell'età delle donne al primo figlio

Un italiano su tre nasce con parto cesareo: questo il dato che emerge dalla recente indagine sui punti nascita effettuata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori sanitari. La media nazionale è del 35,4%, ma questo valore aumenta fino al 44,7% nei punti nascita dove si registrano meno di 500 parti all’anno. In poche parole, nelle strutture più piccole in termini di posti letto e organico, e più in generale in quelle private, indipendentemente dalle dimensioni, si ricorre più frequentemente al cesareo, mentre in quelle medio-grandi si scende ad una percentuale del 33,1% fino ad arrivare al 32.8% nei punti nascita grandi con oltre parti 1000 l'anno, dove è possibile trattare patologie materne preesistenti o insorte in gravidanza, e dove spesso è presente il reparto di terapia intensiva neonatale (nel 27.6% dei punti nascita).
 
Indicativo che il parto cesareo sia fatto nel 50,5% delle strutture private contro il 36,9% di quelle pubbliche. In media nei punti nascita italiani si effettuano circa 90 parti al mese, con un minimo di 28 parti nelle piccole strutture, ad un massimo di 290 in quelle più grandi. Il Trentino Alto Adige detiene ben il 53,8% delle strutture definite "piccole e fragili" per adempiere al meglio alla loro funzione, la Sicilia il 46,8% e la Campania il 43,8%. La partoanalgesia per i parti naturali viene effettuata, in media, nel 15.3% dei casi. L’indagine è stata condotta su 344 punti nascita su un totale di 570, distribuiti in 17 regioni. Per le strutture pubbliche con meno di 500 parti l’anno è stato in particolare lanciato l’allarme sicurezza: purtroppo in molte strutture non esistono i requisiti professionali e tecnologici necessari, spesso alla base dei casi di malasanità nelle maternità, registrati soprattutto al Sud.
 
Il record di decessi di neonati e madri si registra, infatti, in Calabria, Sicilia e Campania, e 104 sono i casi che riguardano i punti nascita all'esame della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo sanitario. Di questi 79, purtroppo hanno avuto come esito il decesso del neonato. Altro dato da registrare: aumenta l'età media delle madri che partoriscono, pari a 31,4 anni, e il numero medio di figli per donna è di poco superiore a 1,34. Dal 14% al 25% sono, invece, i parti delle donne immigrate.
 
Rimane centrale il fatto che la percentuale in Italia di cesarei è sempre troppo alta: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dovrebbe infatti attestarsi intorno al 15%. Una razionalizzazione dei punti nascita sul territorio potrebbe aiutare a contrastare il fenomeno. «È assolutamente intollerabile il divario sul territorio per il ricorso ai cesarei», ha commentato il ministro della Salute Renato Balduzzi. «Si passa dal 23% del Friuli al 62% della Campania. E senza, ha aggiunto, che un maggiore ricorso al cesareo porti a un miglioramento degli esiti clinici».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo