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domenica 11 aprile 2021
 
Veneto
 

Passa la legge anti-moschee. Inascoltato il Patriarca

07/04/2016  La Regione Veneto ha votato la legge che regolala costruzione di nuovi edifici di culto. Le critiche di monsignor Francesco Moraglia, patriarca di Venezia: «Così si limita la libertà religiosa»

E così anche il Veneto adesso ha la sua bella legge “antimoschee”. Non è servito a nulla l’invito di qualche giorno fa del patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, a riconsiderare la questione, né la bocciatura della Corte Costituzionale cui andò incontro l’analoga iniziativa dalla Regione Lombardia, lo scorso febbraio. 

     Il Consiglio regionale  del Veneto ha tirato dritto, votando a maggioranza, con 30 voti favorevoli (Lega, forza Italia, Lista Tosi), contro otto contrari (Pd, M5S), la cosiddetta “modifica delle norme  per il governo del territorio e del paesaggio”, meglio conosciuta  come “Legge anti-moschee”, sebbene quest’ultima parola non compaia mai nel testo approvato.  In sostanza la norma impone vincoli  e oneri urbanistici per i nuovi luoghi di culto e agli edifici a essi connessi, dando ampia discrezionalità ai sindaci per individuare le aree dove dovranno sorgere tali edifici. Per i  comuni è  previsto perfino il diritto di indire un referendum per chiedere ai cittadini  un parere sui progetti di nuovi luoghi di culto. “Basta con l’abusivismo pseudo-religioso  negli scantinati e nei capannoni dismessi”, ha spiegato il leghista Alessandro Montagnoli.

il patriarca di Venezia monsignor Francesco Moraglia
il patriarca di Venezia monsignor Francesco Moraglia

Ma l’intento della legge, è evidente anche a un bambino, non è solo, e neanche principalmente, urbanistico, tant’è che una delle novità introdotte con un emendamento riguarda l’obbligatorietà dell’uso della lingua italiana per  "tutte le attività svolte nelle attrezzature di interesse comune per servizi religiosi che non siano strettamente connesse alle pratiche rituali di culto", che altro non è se non il divieto di predicare in arabo imposto agli imam. Norma che con l’urbanistica e il paesaggio c’entra come i  cavoli a merenda.  E che rischia l’incostituzionalità, già riscontrata dalla Consulta nel caso della legge “sorella” varata dalla Regione Lombardia. D’altra parte che si tocchino materie ben più delicate dell’edilizia, lo ha ammesso anche l‘assessore regionale alla cultura, Donazzan (“Questo è un dibattito ideologico”, ha affermato. “Parigi e Bruxelles ci dimostrano cosa accade quando non si regolamentano i momenti di preghiera che sono, per i musulmani, anche momenti di aggregazione. Vogliamo aspettare che accada ciò che è accaduto in quelle città?”, palesando il vero scopo anti-islamico del provvedimento.

      Ma la questione in realtà, è assai più delicata, perché si mette a rischio quel diritto garantito dalla Costituzione che si chiama libertà religiosa, sulla  quale nessuna giunta comunale può deliberare alcunché, figuriamoci  per via referendaria.  A dirlo con chiarezza e “preoccupazione”, prima che il consiglio regionale si esprimesse, era stato il patriarca di Venezia, Francesco Moraglia, intervenendo dalle colonne del settimanale diocesano “Gente Veneta”.  Con questa legge “sembra che la costruzione di un nuovo edificio o di ‘attrezzature’ per il culto o ‘servizi religiosi’ sia di fatto equiparata alla costruzione e “collocazione” di un nuovo centro di servizi”, afferma il patriarca. “Una chiesa, un patronato, le aule del catechismo ecc. non possono rispondere alla logica che presiede all’insediamento di un centro commerciale, un distributore di carburante, una palestra o un centro benessere”.  E poi specifica che tali realtà imprenditoriali forse possono essere collocate in aree predefinite “destinate ai servizi”, fuori dai centri storici e lontani dalle abitazioni, attribuendo loro impegni e oneri di urbanizzazione di determinata entità, e posti a carico dei richiedenti, poiché sono attività economiche a scopo di lucro. Ma non può essere la stessa cosa per le realtà di culto”. 

  Chiaro, no? Ne va, insomma, della libertà di culto e di religione, avverte il vescovo, proprio in una terra dove la chiesa è radicata nel cuore delle città e nel territorio da sempre. E lo dice da una città che ha appena commemorato i 500 anni dalla nascita del ghetto di Venezia, il primo al mondo. E proprio quando da Venezia si lancia l’appello al mondo a non costruire più ghetti, qualcuno sta pensando a ricostruirli, non più in un’isola veneziana a Cannaregio, ma nei pressi di un centro commerciale, o vicino all’outlet. Ma una chiesa (moschea o sinagoga che sia, non fa differenza), sono qualcosa d’altro.  

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