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lunedì 09 dicembre 2019
 
Viaggi e fobie
 

Paura di volare? Per superarla fate così

02/08/2016  I consigli di Giuseppe Lapenta, che ha scritto un libro con Alberto Pellai: il primo trucco è informarsi, per capire che l'aereo è un mezzo sicuro

Sulle spalle ha 15 mila ore di volo, che significano ben due anni passati tra le nuvole a pilotare un aereo. Giuseppe Lapenta, 56 anni, ha raggiunto il massimo della carriera. Comandante di un’importante compagnia di linea che fa voli intercontinentali, ha iniziato all’Aeroclub di Varese a 20 anni e oggi, sulla tratta Milano-New York, trasporta fortunati passeggeri che forse non sanno di avere oltre a un bravo pilota anche, grazie alla sua laurea in Psicologia, un esperto nella “paura di volare”, tema che tanti di noi conoscono e provano sulla propria pelle. 100 cose da sapere per volare sereni (De Agostini) è il titolo del volume scritto a quattro mani con lo psicoterapeuta Alberto Pellai. Un vero e proprio tesoro di informazioni e curiosità sui viaggi in aereo, ma altrettanto ricco di utili consigli per coloro che tremano al solo pensiero di salire su un velivolo e, una volta a bordo non riescono a controllare il panico.

Come si può imparare a superare la paura di volare?

«Se si razionalizza e si fa tesoro delle informazioni che gli esperti possono fornire, si può capire che l’aereo è un mezzo sicuro. Il mio primo consiglio è informarsi e fare domande Certo, poi dipende dal tipo di paura. Dalla sfera personale di ciascuno. C’è chi non sopporta il non avere controllo di tutto e in aereo si deve affidare ad altri. O c’è chi ha vissuto male certi distacchi (lutti o abbandoni) nella propria vita, per cui lo staccarsi da terra rappresenta qualcosa di problematico. Nel libro si illustra quello che viene insegnato nei numerosi corsi contro la paura di volare tenuti dalle varie compagnie aeree».

Qual è la paura più diffusa?

Credo che le turbolenze siano causa di grande terrore durante il viaggio. Ma nessun aereo è caduto per questo. Al massimo ha dovuto effettuare un atterraggio. L’importante, se le turbolenze sono forti, è avere le cinture allacciate per non farsi male in seguito agli scossoni».

Che ruolo deve avere l’equipaggio nel tranquillizzare i passeggeri?


«Chi soffre nel non potere controllare la situazione fa fatica a pensare di affidarsi a sconosciuti. Per questo alcuni passeggeri, appena sentono la voce del comandante, si tranquillizzano. Per l’uso della voce, che dà il benvenuto e le informazioni di volo, ci sono delle linee guida e dei test prestabiliti. Molto dipende comunque dalla sensibilità del personale».

E lo stesso vale per le hostess e gli steward?

«Hanno un ruolo chiave. Il viso e le espressioni degli assistenti di cabina sono fondamentali per chi ha paura. Io consiglio anche di comunicare al personale che assiste i passeggeri la propria paura. In tal caso si crea una relazione empatica e si ricevono attenzioni e carinerie che servono per rilassarsi. Fare domande anche tecniche può, poi, aiutare a capire»

Lei ha mai avuto paura?

«Quando si incontrano momenti impegnativi dal punto di vista tecnico si è talmente concentrati nel gestire le situazioni anomale e superarle che francamente non c’’è spazio per provare paura».

Che caratteristiche deve avere un buon pilota?

«Essere normale. Semplicemente, avere la capacità di mantenere l’equilibrio in situazioni di stress».

Per tranquillizzare i più fifoni cosa possiamo dire sui controlli che affrontano i piloti perché siano monitorate capacità e salute?

«Innanzitutto i due piloti si controllano vicendevolmente durante il volo. Ci sono anche controlli “spot” su assunzioni di droghe e alcolici, un po’ come si fa per l’antidoping. Abbiamo poi la spada di Damocle dei test tecnici da superare ogni sei mesi. Sono prove al simulatore di volo con cui dimostrare di saper controllare le situazioni critiche come l’avaria o l’atterraggio di emergenza. Infine annualmente, fino a 60 anni, ci sono quelli medici. Sono fiscali. Basta avere il colesterolo alto per non volare».

E per quanto riguarda il controllo della salute psicologica?

«Dopo il disastro della German Wings, in cui il pilota ha deciso di suicidarsi schiantandosi contro la montagna, in Europa si stanno instaurando dei controlli psicologici periodici. Prima di questa tragedia ce ne era solo uno all’inizio della professione».

Che accorgimenti bisogna avere quando volano i bambini?

«I bambini non hanno paura. La ereditano dai grandi o da eventi traumatici. Ricordo una persona che ho incontrato. Da adulta ha scoperto di avere una paura incontrollabile. Si è ricordata di avere fatto il suo primo volo completamente da sola a quattro anni, inviata a fare le vacanze da dei parenti e affidata a una hostess come si fa con i minori. Era una bambina e ha dovuto gestire senza un adulto al suo fianco questa nuova esperienza. Il risultato è che da adulta non vuole più viaggiare se non ha dei familiari vicini. I bambini vanno sempre tranquillizzati».

Nel libro si parla anche degli aeroporti. Non sono tutti uguali?

«Esistono aeroporti con piste particolari per posizione e lunghezza. In Italia quello di Firenze, per esempio, ha una pista un po’ più corta degli altri. Ma non c’è da preoccuparsi, il comandante che l’affronta ha una preparazione e un’autorizzazione speciale. E bisogna mantenere tale abilitazione facendo almeno un atterraggio al mese. Vorrei invece sfatare il mito della pericolosità di Punta Raisi a Palermo, che in realtà è un aeroporto senza particolari difficoltà».

Cosa sono le black list?


«Sono le liste in cui sono inseriti i nomi delle compagnie aeree bandite dai cieli d’Europa. Si tratta di compagnie extracomunitarie che non rispettano i nostri standard minimi per la sicurezza. Nei viaggi esotici è meglio informarsi sulle compagnie locali».

Qual è la sua tratta preferita?

«Quella che faccio più spesso. La Milano-New York. Dopo un viaggio intercontinentale si ha diritto a 24 ore di sosta e la Grande Mela è una città facile da raggiungere e visitare»

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