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Pax Christi: "Smettiamo di vendere armi"

17/02/2015  L'intervento di Pax Christi sulle voci di una prossima guerra in Libia.

Truppe leali al Governo provvisorio della Libia (Reuters).
Truppe leali al Governo provvisorio della Libia (Reuters).

La tragedia di tante persone morte nel Mediterraneo e l'aggravarsi delle violenze in Libia confermano il fallimento della politica europea e italiana nei confronti del fenomeno migratorio e l'assenza di una seria e lungimirante politica estera ispirata al diritto internazionale.

Stanno esplodendo violenze favorite e aggravate dalla comune irresponsabilità. Ora nella spaccatura tra due governi (Tripoli e Tobruk) si inserisce la violenza dell’ISIS e di altre bande armate. Facciamo nostre le parole del vicario apostolico di Tripoli mons. Giovanni Innocenzo Martinelli: “Abbiamo pensato a prendere il petrolio, abbiamopensato ai nostri interessi e ci siamo dimenticati del dialogo umano, sincero, tra le parti.

Non ci sono parole per definire la crudeltà e la follia del’ISIS che ha portato anche all’uccisione di 21 copti egiziani, "uccisi in quanto cristiani", ha affermato oggi papa Francesco. Ma dare inizio a un'altra guerra significa aumentare l'orrore, aiutare il terrorismo, produrre altri profughi, viaggi disperati gestiti dalla malavita.

Non vogliamo, al riguardo, ricordare i moniti verso chi nei decenni scorsi ha seminato vento e ora sta raccogliendo tempesta in una spirale di autodistruzione globale.

Intendiamo ricordare alcune urgenze operative.

  1.  Aprire corridoi umanitari. Costruire misure che facilitino l'arrivo in sicurezza dei migranti, la legalizzazione di vie d'ingresso, la cooperazione tra aree che generano instabilità e miseria, il contrasto alla criminalità che sfrutta e uccide le persone che lasciano i propri paesi, spesso partendo proprio dalla Libia.
  2.  Evitare gli errori del recente passato (2011). L’Italia in Libia ha già dato militarmente. Ne vediamo le conseguenze: distruzioni delle strutture amministrative, caos armato e terrorismo spietato contro il quale poi si invoca come "inevitabile" la guerra con una propaganda ben orchestrata. Chiediamo al nostro Governo che non si faccia catturare dai nuovi venti di guerra nel rispetto della Carta costituzionale.
  3.  Bloccare la vendita delle armi e ogni rapporto con chi è a supporto dell'Isis
  4.  Chiedere all’ONU di prendere in mano la situazione secondo i principi della sua Carta, evitando che siano gli interessi dei singoli Stati a dettare le regole di comportamento.

Il rifiuto della guerra con politiche di pace ci impegna al rispetto del diritto, a riunire i rivali libici attorno a un tavolo, a favorire la diplomazia e la cooperazione.

Per costruire ponti. Per fermare l'orrore. Per ridurre il dolore. Per il bene di tutti.

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