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domenica 28 novembre 2021
 
PEDOFILIA
 

Pedofilia, a giudizio l'ex nunzio Wesolowski

15/06/2015  A processo in Vaticano dall'11 luglio. Contestati i reati di abusi sessuali su minori e detenzione di materiale pedopornografico

Josef Wesolowski. Foto Ansa.
Josef Wesolowski. Foto Ansa.

Sarà il primo processo per pedofilia in Vaticano. Si apre l’11 luglio prossimo e alla sbarra va l’ex-nunzio apostolico nella Repubblica domenicana Josef Wesolowski, arrestato il 22 settembre 2014 dalla Gendarmeria vaticana e che attualmente si trova un regime di semilibertà all’interno delle mura vaticane. E’ il primo vescovo ad essere processato in Vaticano con la seria possibilità di finire in carcere. Due sono i reati di cui è accusato il nunzio: abusi sui minori e detenzione di materiale pedopornografico. Rischia fino a sette anni di carcere, escluse eventuali aggravanti.

Il rinvio a giudizio era stato chiesto dall’Ufficio del Promotore di giustizia, che è il pubblico ministero vaticano, al Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. Il 6 giungo il presidente del Tribunale il professor Giuseppe Dalla Torre, ha accolto la richiesta e stabilito la data del processo. La detenzione di materiale pedopornografico è un reato introdotto nella legislazione vaticana da papa Francesco con la legge numero VIII del 2013. A Wesolowski è stato infatti trovato materiale del genere al momento dell’arresto nel 2014. Per il reato di abusi sessuali, commessi durante la sua funzione di nunzio apostolico, il quadro di accusa si basa sul materiale probatorio trasmesso dall’Autorità giudiziaria di Santo Domingo. L’imputato è stato rappresentante pontifico dal 2008 al 2013.

Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha spiegato che con il decreto del 6 giugno si è manifestata “la volontà di procedere”. Padre Lombardi non ha eslcluso che per il “definitivo accertamento dei fatti” il Tribunale possa procedere con “eventuali forme di cooperazione giudiziaria internazionale”. Il portavoce ha rivelato che l’ex-nunzio è stato sottoposto a due interrogatori ( di uno già si sapeva) e ha ricordato che il procuratore generale di Santo Domingo era già stato in Vaticano nel 2014 per incontrare i giudici. Wesolowski ha già subito una condanna canonica, contro la quale ha presentato appello.

L’arresto di Wesolowski era stato possibile perché la giurisdizione penale vaticana si estende anche a reati commessi fuori dal Vaticano da persone che hanno un particolare legame con la Curia vaticana, come i nunzi apostolici. Il Papa era stato informato dei fatti poco prima del viaggio in Brasile per la Gmg. Aveva chiesto una relazione al cardinale di Santo Domingo Nicolas Lopez Rodriguez e al ritorno dal Brasile aveva convocato il nunzio, che è stato sospeso dall’immunità diplomatica. Le prime denuncie erano arrivate dai media di Santo Domingo. La Procura domenicana aveva aperto un fascicolo. Il nunzio adescava ragazzi nelle spiagge dell’isola e fuori dai locali della capitale.

Insieme a lui anche un prete polacco, don Albert Gil, il cui nome polacco è Wojciech, parroco di Juancalito, dove lavorava con i bambini poveri e dove il nunzio si è più volte recato. I racconti fatti agli inquirenti dai testimoni sono raccapriccianti. Il sacerdote polacco dopo le accuse è rientrato in Polonia dove è stato arrestato, processato e condannato. La linea della tolleranza zero nei confronti della pedofilia e di chi nasconde i casi intanto prosegue senza compromessi. Lunedì 15 giugno il Papa ha accettato le dimissioni del vescovo e dell’ausiliare di Minneapolis negli Stati Uniti, mons. John Clayton Nienstedt e Lee Anthony Pichè, commissariando la diocesi. I due sono accusati di aver insabbiato accuse di abusi sessuali commessi dai sacerdoti della loro diocesi. Potrebbero essere processati in Vaticano dal Tribunale voluto da Papa Francesco per i vescovi che coprono casi di abuso sessuale.

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