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venerdì 03 dicembre 2021
 
pedofilia
 

Il cardinale di Santiago del Cile Ezzati si dimette e va a processo

23/03/2019  Papa Francesco accetta la rinuncia e nomina un amministratore apostolico. Venerdì la sentenza della Corte d’Appello: il porporato è stato rinviato a giudizio e dovrà rispondere degli insabbiamenti degli abusi di tre sacerdoti

Lo scandalo pedofilia in Cile si arricchisce di una nuova triste pagina. Venerdì è arrivata la sentenza della Corte d’Appello di Santiago del Cile che ha stabilito che il cardinale Ricardo Ezzati, 77 anni, presidente della Conferenza episcopale cilena dal 2010 al 2016 e arcivescovo della capitale cilena in carica dal 2010, sarà processato per l’occultamento di tre casi di preti abusatori della sua diocesi. Sabato è arrivata la rimozione da parte del Papa dalla importante arcidiocesi cilena e la nomina di un amministratore apostolico. Francesco, infatti, ha accettato la rinuncia del porporato, già in proroga da due anni, non nominando un successore ma un amministratore apostolico “sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis” (fino ad altra decisione, ndr), ovvero il cappuccino Celestino Aós Braco, finora vescovo di Copiapó. Spagnolo originario di Pamplona, 73 anni, in Cile dagli anni ‘80, è psicologo e ha ricoperto diversi ruoli nei tribunali ecclesiastici.

La decisione del Papa giunge a poche ore dal verdetto di venerdì dell’ottava sezione della Corte d’Appello di Santiago che ha deciso di respingere la richiesta di archiviazione delle indagini sul cardinale richiesta dal team di avvocati difensori. Una decisione presa «all’unanimità», come riportano i media cileni. Ezzati dovrà quindi comparire in tribunale per rispondere di tre casi di insabbiamenti che lo vedono direttamente coinvolto, la maggior parte dei quali emersi dai documenti sequestrati dall’Arcivescovado di Santiago dopo il blitz dello scorso anno autorizzato dal procuratore di O’Higgins, Emiliano Arias. Si tratta del caso dell’ex cancelliere, Oscar Muñoz, che si autodenunciò nel gennaio 2018 per abusi su minorenni, tra cui alcuni parenti; del marista Jorge Laplagne, accusato di violenze sessuali su giovani (caso che vede coinvolto anche il predecessore a Santiago, il cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa); e di padre Tito Rivera, scandalo esploso nelle scorse settimane dopo la denuncia di un cinquantenne che afferma di essere stato drogato e violentato dal sacerdote nella cattedrale.

Con Ezzati sono sette i vescovi sotto processo in Cile

Il legale del cardinale Ezzati, Juan Pablo Hermosilla, secondo quanto riferito dal sito Il Sismografo, aveva richiesto un verdetto favorevole per il suo assistito, e cioè, il «non luogo a procedere e archiviazione» sostenendo che nell’indagine fossero tra l’altro confluite cause che non rientravano nei casi specifici di Muñoz, Laplagne e Rivera. Un altro avvocato, Hugo Rivera, affermava anche che alcuni crimini fossero avvenuti in un periodo - tra il 2003 e il 2009 - in cui Ezzati era vescovo di Concepción. Secondo i legali, insomma, il materiale raccolto dalla pubblica accusa non era sufficiente per avviare un processo. Non così per gli otto giudici secondo i quali gli elementi raccolti durante l’inchiesta inchiodano invece il cardinale, il quale già nel luglio scorso era stato convocato dalla Procura a testimoniare ma si era avvalso in quell’occasione della facoltà di non rispondere in attesa della decisione della Corte.

«Continueremo a indagare su tutto il periodo in cui il signor Ezzati è stato arcivescovo di Santiago», ha dichiarato la procuratrice di Santiago Andrea Rocha dopo la pubblicazione della sentenza che, ha detto, «faciliterà il nostro lavoro di indagine». Sentenza che ha ricevuto il plauso di numerosi sacerdoti e fedeli cileni e soprattutto dei gruppi di vittime di abusi, in testa Juan Carlos Cruz, che plaudono alla rimozione dell’arcivescovo invocata da oltre un anno come soluzione per uscire dalla crisi degli abusi. Con Ezzati adesso sono sette i vescovi sotto processo in Cile. Qualora venisse condannato – spiegano alcuni osservatori cileni - il cardinale potrebbe rischiare anche la prigione, dal momento che per il sistema giudiziario del Paese sudamericano l’occultamento di abusi, specie se su minori, è punibile con la reclusione.

Resta tuttavia da capire, alla luce dei recenti fatti, quale sarà la decisione del Senato che, chiamato a riunirsi in assemblea plenaria nei prossimi giorni, dovrà votare la proposta di legge che farebbe perdere automaticamente al cardinale, di origini italiane (è nato nel comune veneto di Campiglia dei Berici, in provincia di Vicenza), la cittadinanza cilena. Il porporato l’aveva ricevuta dallo Stato anni fa per il merito dei servizi resi all’educazione e la formazione dei giovani nel Paese. Nel caso in cui la perdesse sarebbe costretto ad abbandonare il Paese, andando così a complicare tutto lo svolgimento del processo.

 
 
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