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mercoledì 29 settembre 2021
 
 

Pedofilia, parlano le vittime

13/12/2011  Nel suo ultimo libro, "Abbiamo ritrovato la vita", don Fortunato Di Noto raccoglie le lettere di alcune vittime di abusi sessuali. Storie dolorose, ma anche di speranza e rinascita.

don Fortunato Di Noto, parroco di Avola
don Fortunato Di Noto, parroco di Avola

   “Non è facile descrivere le emozioni di un passato che si è cercato tutta la vita di dimenticare”. Chi è stato abusato da bambino non sarà mai un’ex-vittima e non dimenticherà. Don Fortunato di Noto, pioniere nella lotta ai pedofili e alla pedopornografia on-line, fondatore di Meter, nel suo ultimo libro “Abbiamo ritrovato la vita. Dall’abuso alla risurrezione” (Edizioni San Paolo) ha voluto dar voce alla memoria di quanti, e sono stati tantissimi in questi vent’anni, hanno subito violenze e abusi sessuali e si sono rivolti al prete siciliano per chiedere aiuto.  

   “Ormai dieci anni fa, all’età di 12 anni mai compiuti, qualcuno decise di rubarmi la vita. Questo qualcuno era la persona di cui mi fidavo di più in assoluto, la mia guida: mio padre (…). E quel padre perse definitivamente quel titolo allora, quando decise di spingersi oltre il possibile e il credibile. Volle diventare artefice, carnefice abusatore e violentatore del suo stesso figlio”.

  “Anni di tenebre. Speravo di non rimanere mai solo  con lui. Speravo che non chiudesse a chiave quella porta. Per molti anni non potei nemmeno  sentire quel rumore di chiavi, e ancora oggi odio le porte chiuse. Facevo finta di dormire, pregando che non si perpetrasse quel rito così macabro. In quei tre anni di continui abusi, avrei voluto dire qualcosa  ma non sono mai riuscito. ‘Non dirlo a nessuno  - mi diceva – perché questo legame nessun altro lo può comprendere’. Mi bruciava la gola, il cuore l’anima perché dentro urlavo e fuori non riuscivo a dire nulla”. Dopo anni di silenzio e strazio, “Marco” ha trovato la forza di parlare, di rompere l’omertà e ha denunciato il padre pedofilo.

   Questo è un brano tratto da una delle 14 lettere scritte da vittime della pedofilia e inserite nel libro da don Di Noto.  “Diamo voce a uomini e donne che sono stati oggetto d’abuso sessuale nella loro infanzia o giovinezza ma che, nonostante tutto, ce l’hanno fatta. Sono storie dolorosissime, ma di speranza, di rinascita”, spiega il sacerdote siciliano.   

C’è il racconto di A., oggi  trentenne, madre di due bimbi, neuropsichiatria infantile che spesso per il suo studio visita “i bambini  che hanno subito la cattiveria dei grandi”. Proprio come accade a lei, quando all’età di cinque anni venne abusata da uno sconosciuto che entrò nel giardino di casa e “la invitò  ‘amorevolmente’ a seguirlo…”. All’età di 14 anni, a un convegno, fu colpita da un prete che tuonava contro la pedofilia. Conobbe don Di Noto e oggi collabora come volontaria in Meter. “Grazie alla fede l’abisso del male ricevuto – conclude la sua testimonianza – mi ha lasciato una grande positività nella vita.  Voglio portare questa luce sul mio camice di medico”.

   La violenza pedofila è infame perché ti costringe, il più delle volte, al silenzio sotto ricatto. E’ indicibile perché rivela l’omertà dei familiari, magari della stessa madre o dei fratelli, e segna col marchio della vergogna, come se la colpa dell’oltraggio dovesse ricadere su chi ne è stato oggetto. Ma c’è anche la testimonianza di chi, dopo un durissimo cammino per ritrovare il senso di vivere e “per far pace  col proprio corpo”, ha saputo pronunciare la parola “perdono”.  E’ la storia di suor Roberta: non aveva ancora nove anni quando uno zio la violentò. Ebbe il coraggio di raccontarlo alla madre  e ciò impedì che l’abuso potesse ripetersi. Alla fine  ha scelto di essere testimone di speranza: “Ho offerto la mia sofferenza e la mia stessa vita con ogni suo respiro al Signore per la vita dei pedofili, per quelle bestie che non hanno umanità. Non c’è istante  nella mia preghiera  in cui non chieda la loro conversione e il loro ravvedimento, perché anche loro possano conoscere l’Amore Crocifisso e Risorto e per chi, come me, ha sofferto e soffre  a causa della violenza subita”.        

Quelle narrate nel libro sono solo alcune delle vicende delle 1200 piccole vittime della pedofilia che in questi vent’anni di attività si sono rivolte a Meter. Tra le lettere pubblicate da Don Fortunato, ne figurano anche un paio, che vengono rese pubbliche per la prima volta, inviategli da un pedofilo “pentito”, che sta scontando la pena in carcere.      

    Meter, è un’associazione di volontari che da vent’anni monitora la rete e denuncia i siti pedofili: 65 mila sono stati segnalati alle polizie di tutto il mondo dal 2003 al 2010. Nello stesso periodo sono state 21 mila le telefonate al numero verde e 32 i pedofili segnalati. Nel tempo l’associazione s’è interessata sempre più alle vite lacerate di questi bambini e delle loro famiglie. Oggi è una realtà che conta una rete di sportelli e servizi diffusi in 38 diocesi italiane. Nei Centri d’ascolto attivati sono stati seguiti, in dieci anni, 862 casi.

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