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sabato 10 aprile 2021
 
 

Pena di morte,
oltraggio alla vita

22/02/2016  La giustizia non può ammettere, per essere tale, che il reo sia messo a morte. Presenti 30 ministri, al via il simposio internazionale di Sant'Egidio contro la pena capitale nel mondo. Con il pieno sostegno di papa Francesco.

L'incontro comincia con la proiezione dell'Angelus nel quale il Papa fa appello contro la pena di morte e invita i governanti cattolici a non far eseguire alcuna sentenza capitale nell'anno santo della misericordia.

Il IX Congresso internazionale dei ministri della Giustizia, organizzato dalla Comunità di Sant'Egidio, sul tema "Un mondo senza la pena di morte" si apre nell'aula parlamentare dove si riuniscono i gruppi della camera dei deputati. "Un gesto simbolico che significa la centralità del dialogo parlamentare per arrivare all'abolizione della pena di morte in tutto il mondo", spiega Marco Impagliazzo, presidente della Comunità.

A confronto ci sono 30 ministri della Giustizia di diversi Paesi, dal Sudafrica alla Cambogia, dalla Sierra Leone allo Sri Lanka. Paesi che de iure o de facto hanno abolito la pena di morte. Tanti di essi - attualmente sono 105 i Paesi che l'hanno espressamente abolita e 36 che non la usano - hanno introdotto l'esplicito divieto della pena capitale all'indomani di sanguinose guerre civili. Tra essi il Sudafrica che ritiene "l'uso della pena di morte incompatibile con il diritto alla vita come sancito nella Costituzione".

Tocca al cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca e membro del G9 di papa Francesco spiegare l'evoluzione del pensiero della Chiesa in materia, i passi in avanti compiuti già dal Catechismo della Chiesa cattolica, con Giovanni Paolo II e gli ulteriori sviluppi di Francesco. "Uno sviluppo che va dalla punizione alla conversione e che parte dall'idea che la misericordia è la rivolta di Dio contro il male". Per questo, secondo il cardinale, è rivoluzionario quanto proposto da papa Francesco per una moratoria internazionale durante l'Anno Santo, "perché la misericordia è il volto di un uomo condannato ingiustamente a morte".

E di condanne ingiuste ha parlato anche Mario Marazziti, presidente della Commissione degli Affari sociali, della Camera e fresco autore del libro LIfe, da Caino al Califfato (pubblicato dai Tipi di Mondadori). "Sono stati, a oggi, 337 gli innocenti liberati", dice Marazziti ricordando anche le atrocità delle esecuzioni capitali. "Una morte pulita non esiste mai", dice sottolineando l'orrore delle ultime sentenze negli  Stati Uniti con i condannati costretti a dolorose lente agonie. "In un tempo in cui Daesh educa alla cultura della morte è più che mai il tempo del rifiuto radicale della morte", sottolinea Marazziti aggiungendo che va proseguito l'impegno per l'abolizione totale: "Non c'è giustizia senza vita, possiamo farlo diventare realtà senza eccezioni".

Anche il nostro ministro della Giustizia Andrea Orlando ha insistito sul "non cedere alla tentazione di misure forti ed esemplari" di fronte a gravi reati o al terrorismo che ha fatto stragi anche in Europa. "L'antidoto", secondo Orlando, "è rafforzare e consolidare lo stato di diritto, mettendo al centro la persona sia vittima sia autore di reato" mettendo all'angolo quelle che il ministro chiama "forze che speculano sul terrore, imprenditori della paura".

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