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sabato 20 aprile 2024
 
tipi di educazione
 

«Per educare bisogna capire che tipo di genitori vogliamo essere»

19/01/2024  «Si fa un grande parlare oggi di educazione di genere, educazione sentimentale, educazione affettiva e sessuale» Leggi la risposta di Alberto Pellai

Si fa un grande parlare oggi di educazione di genere, educazione sentimentale, educazione affettiva e sessuale. Mi chiedo se dover frammentare così tanto le educazioni di cui i nostri figli hanno bisogno non sia un indicatore del nostro fallimento come adulti.

Se educhi bene un figlio, tutto è educazione e tutto contribuisce a formare le sue emozioni, sentimenti e affetti. Se questo non avviene, ogni passo di un figlio sarà a rischio di caduta. Il problema, quindi, non è mettere una toppa qui e una là, inventandoci questa o quella educazione. Il problema è capire che genitori vogliamo essere e che modello educativo globale vogliamo trasmettere a chi sta crescendo.

LUIGIA

 

Risposta di Alberto Pellai

– Cara Luigia, il tuo dubbio è lecito, perché – come scrivi – oggi si invocano tante differenti educazioni per riparare o riabilitare quei fattori di rischio che sembrano entrare in gioco quando ci confrontiamo con eventi che ci fanno parlare di emergenza educativa. Per sconfiggere il bullismo serve l’educazione all’empatia, per prevenire la violenza di genere serve l’educazione socio-affettiva, per vivere una sessualità sana e consapevole serve l’educazione sessuale.

Ogni area della nostra vita, così come ogni problema che potrebbe insorgere, sembra necessitare di un’educazione specifica che la “intercetti” in modo da permetterci di affrontarla e gestirla con le adeguate competenze. Forse, come dici tu, è accaduto qualcosa nel percorso di crescita dei minori.

Li alleniamo a tante abilità e conoscenze specifiche, li addestriamo a molti compiti specialistici (le lingue straniere, i differenti sport, le tecniche di autodifesa personale), forniamo molte esperienze che promuovono il sapere e il saper fare, ma poi nessuno si occupa del saper essere. Non c’è un’educazione specifica che permetta di apprendere il “saper essere”: perché è la vita che lo modella e lo instilla dentro di noi.

Il saper essere è il risultato delle relazioni in cui ci coinvolgiamo, delle esperienze che scegliamo di vivere, delle letture e dei nutrimenti spirituali che riceviamo nel corso della crescita. Il proliferare di tante “microeducazioni” forse deriva dalla povertà della proposta educativa più generale.

Povertà di relazioni, di esperienze e di spiritualità. Esposito racconta tutto questo molto bene ne Il nichilismo del nostro tempo (Carocci), così come bellissimo è il messaggio che Mancuso dà in Non ti manchi mai la gioia (Garzanti) che fornisce spunti e itinerari per approdare a una gioia profonda del vivere.

 
 
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