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martedì 28 settembre 2021
 
Momento di crisi
 

Per la scuola ha bisogno dello psicologo, ma lui non ne vuole sapere

08/11/2019 

Alla fine dell’anno scolastico gli insegnanti della terza media ci hanno consigliato di rivolgerci a uno psicologo per nostro figlio per i suoi comportamenti incontrollati a scuola, per i quali ha anche preso un voto di condotta molto basso. Anche noi lo vediamo cambiato, molto più chiuso e difficile da avvicinare. Non sembra più lo stesso di un paio di anni fa. Il problema è che lui dallo psicologo non ci vuole andare e ce lo dice in modo molto forte. Io e suo padre invece riteniamo che possa essere una cosa buona per lui. Che cosa dobbiamo fare?

PATRIZIA

Mi è capitato, in alcune occasioni, di conoscere adolescenti che non avevano nessuna motivazione per un incontro con me. Sono state sedute difficilissime, in cui ho dovuto fronteggiare una rabbia profonda, dovuta soprattutto a intensi vissuti di difesa dalla vergogna, che trasformano questi incontri in occasioni perdute. Una consultazione psicologica è un’esperienza complessa, che va avviata nel momento più opportuno. Cioè quello in cui un ragazzo ne sente il bisogno, anche in modo confuso e ambivalente. Solo così si può costruire un’alleanza tra il bisogno dell’adolescente e la proposta dello psicologo di mettersi al servizio del bisogno del ragazzo, di capire qualcosa di più di sé stesso. Ma se i tempi non sono maturi, si scatenano reazioni forti. L’adolescente deve difendersi da paure e pericoli. Per esempio, il timore di dover fare i conti con il proprio malessere. Ma bisogna sentirsi abbastanza forti da tollerarlo senza scappare. Oppure la preoccupazione di essere dipendenti: dai genitori che impongono la consultazione e dallo psicologo, sentito come il prolungamento di mamma e papà. Come se il ricorso allo specialista potesse bloccare il percorso di crescita e di autonomizzazione dell’adolescente. Il periodo estivo, rilassato e divertente, ma anche ricco di esperienze che possono far sentire i ragazzi più grandi e soddisfatti di sé, non è il momento più indicato. Meglio attendere l’autunno, che mette il ragazzo di fronte alle fatiche della vita ordinaria e può quindi risvegliare in lui qualche domanda. E in generale, meglio quando la richiesta iniziale dei genitori, che per primi si rivolgono allo psicologo, non nasce solo dalla loro preoccupazione, ma intercetta un momento di cambiamento faticoso nel ragazzo. Una fase di crisi che l’adolescente stesso riconosce e vive male. L’etimologia della parola greca “crisi” rimanda alla scelta e alla decisione che avvengono in fasi di evoluzione e di trasformazione. Allora la consultazione diventa il momento utile per il ragazzo per capire quali cambiamenti stanno avvenendo e quali decisioni occorre prendere.

(foto in alto: iStock)

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