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Voglia di vivere
 

Oltre la malattia: i “trucchi” per essere sempre belle

03/11/2016  La Onlus "La forza e il sorriso" organizza negli ospedali corsi di make up per le pazienti oncologiche: «Sentirsi ancora attraenti aiuta ad affrontare con più fiducia i momenti di difficoltà causati dal tumore».

Condividere la bellezza. È questo l’obiettivo dei laboratori di make up organizzati da La forza e il sorriso Onlus in 52 strutture ospedaliere del territorio nazionale, con il patrocinio di Cosmetica Italia e il sostegno di 21 aziende della cosmesi tra cui, socio fondatore, L’Oréal Italia. Anche quando ti sembra che l’estetica sia l’ultimo dei pensieri, invece è proprio quella normalità fondamentale da cui ripartire. Anna Segatti, presidente da dicembre del 2015 de La forza e il sorriso Onlus, sa bene cosa provano le donne che decidono di partecipare. Lei ha 64 anni e da più di 16 è malata oncologica. «La cosa che fa più male è sentirsi malate. E il desiderio più forte è uscire dalla gabbia che crea la malattia. Bisogna fare qualcosa per sentirsi meglio ed ecco allora venirci in aiuto l’estetica». Perché quando ci si ammala non ci si riconosce più, la pelle diventa grigia, si perdono ciglia e sopracciglia: «I consigli delle consulenti di bellezza che coinvolgiamo servono proprio a questo. A trasformare il nostro volto restituendoci coraggio perché almeno l’aspetto esteriore sembri quello di prima».

LA BELLEZZA È VOGLIA DI VIVERE

Ed è questo che circa 180 consulenti, tutte volontarie, cercano di fare in un paio di ore con 6/8 donne alla volta. Suggerire come prendersi cura della propria pelle, scegliere e applicare il trucco adeguato alle caratteristiche di ognuna e valorizzare il proprio aspetto. In un momento di gioco, ludico, di svago e di condivisione, per sentirsi meglio. Un laboratorio che diventa anche un’occasione di risalita, avallato in tutto dai medici delle strutture.

«Le pazienti col cancro sono donne molto fragili», commenta Marta Scorsetti, responsabile dell’Unità operativa di radioterapia e radiochirurgia di Humanitas a Rozzano. «Ingrassano, la pelle diventa sottile, perdono ciglia e sopracciglia. È giusto allora aiutarle ad avere anche un aspetto piacevole che le incoraggia nei momenti diffi”cili. Perché queste donne continuano la loro vita, con figli, mariti e colleghi. Anche se la bellezza è interiore, si vede negli occhi». Perché la bellezza aiuta a superare tutto nella vita, «oltre all’affetto dei familiari e al lavoro, alle proprie passioni. La bellezza è sinonimo di voglia di vivere. La malattia non riesce a distruggere il desiderio di bellezza. Vederla aiuta a buttare il cuore oltre l’ostacolo».

Un momento del laboratorio
Un momento del laboratorio

DUE ORE SPENSIERATE

  

«Mia figlia mi diceva: “Mamma, alzati che oggi è il tuo compleanno”». Ha gli occhi lucidi Elisabetta, 41 anni, due figli piccoli, mentre ricorda il primo giorno di chemioterapia e come stava male tornata a casa, tanto da non poter fare altro che mettersi a letto. Il 26 ottobre scorso le hanno scoperto un cancro al seno e, oggi, dopo due operazioni e 16 cicli di cure sorride e ha speranza. «Ci si fa forza e si va avanti. Quel giorno, per esempio, mi sono alzata e ho fatto la torta. Quando ho perso i capelli ci siamo fatti una risata. Diciamo che per fortuna ho tutti intorno: i miei genitori, tante zie e cugini. La famiglia è stata indispensabile».

Rita, 54 anni, di Milano, ha scoperto il suo male con un controllo di routine a Febbraio. Prima un piccolo tumore al seno, poi un altro e un altro ancora. Alcuni linfonodi già in metastasi. Lei ha un carattere d'oro, allegra e sempre pronta alla battuta. Così affronta la malattia, con quella forza e quel sorriso necessari per andare avanti. E così si pone anche durante il corso se, scherzando con le altre compagne, quando c'è da mettersi il mascara si chiede dove se non c'è più una ciglia. I figli, dal canto loro, di 28 e 30 anni, la vorrebbero sempre perfetta, «cerca di stare bene, di non abbatterti e non fare la vittima» le dicono per sostenerla. Ed ecco allora che lei si è iscritta al laboratorio di makeUp, «perché ci tengo all'esteriorità e, così, torno a casa bella. Oltre a evadere per un paio di ore, ne ho bisogno!, e scoprire cose nuove che quando stai a casa e ti impigrisci sul divano non hai voglia di fare».

Maria Rosaria, 44 anni, insegnante, un giorno mettendo la crema ha scoperto di avere un nodulo al seno. «Quando sono iniziati a cadere i capelli è stato brutto. Anche se, alla fine, è la cosa meno importante. Per attutire il colpo ho chiesto alla parrucchiera di rasarmi completamente. L’inverno l’ho passato in casa con il cappello e fuori con dei gran turbanti. Piano piano ci ho fatto l’abitudine; la cosa strana è che non mi sono mai sentita malata, ma poi passando davanti allo specchio...». Ed ecco allora la spinta a partecipare al laboratorio: «Per avere dritte su come truccarmi senza ciglia né sopracciglia e per vedermi con un occhio diverso perché adesso, ironia della sorte, ho molta più paura di prima».

Nadia, 35 anni, nel 2013 aveva partorito da pochi mesi. Ecco perché aveva associato quella tremenda stanchezza all’arrivo del suo secondo figlio. Ma poi un gonfi ore alla clavicola, una serie di controlli e una massa di linfonodi a cui la Tac ha dato un nome: linfoma di Hodgkin. Due cicli di chemio, un trapianto di cellule staminali, ancora terapie senza mai concludere nulla, fi nché non è approdata all’Humanitas dove ha provato un farmaco sperimentale. Qui è venuta a sapere dei laboratori de La forza e il sorriso e ha deciso di partecipare. «Mi piacciono i trucchi, vedere, imparare. Di solito vengo qui solo per le cure e le analisi. Avevo voglia di svagarmi un po’». Nadia che cerca respiro in una vita complicata dalla malattia e dalla distanza; lei che abita al Sud e che ha preso casa per un mese a Rozzano con la madre, il padre e il fi glio più piccolo. «Io mi trucco sempre, mi sistemo al punto che chi mi conosce dice che non si vede. Non voglio che le persone si accorgano. Qui ho imparato qualche segreto e ho vissuto due ore spensierate».

RITROVARE SÉ STESSE

Infine c’è Teresa, 33 anni. Per lei è il momento migliore nella vita quando arriva quello che chiama “il mostro”. «Un dolore improvviso nell’estate del 2015, un nodulo al seno e la voce interiore che parla». Un esame istologico negativo fatto dove abita e uno contrario all’Humanitas: talmente brutto che operare è pericoloso. «Inizio la chemioterapia, inferno in terra. Rivedo nel mio viso la persona cara che ho perso qualche anno prima». Ed ecco l’importanza per lei di truccarsi: «Mi ritrovo a passare due o tre ore davanti allo specchio per ritrovare la Teresa che conosco. Non è tanto un problema di bellezza; desidero ritrovare me stessa».

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