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giovedì 09 dicembre 2021
 
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Per mettere su famiglia ci vuole un lavoro

11/04/2016  Terzo rapporto giovani. Alla ricerca della stabilità economica, i ragazzi fotografati dall’Istituto Toniolo sognano di andare all’estero, poi i figli.

Attaccati alla famiglia d’origine, insoddisfatti della scuola, preoccupati per il lavoro, fiduciosi nella sharing economy per tutelare l’ambiente e per convenienza economica, positivi rispetto al volontariato, spaventati dall’immigrazione clandestina, aperti alle esperienze all’estero per cercare quella stabilità, negata alle nuove generazioni e che appare fondamentale per mettere su famiglia. Lo evidenziano le storie che abbiamo raccontato per illustrare il Terzo Rapporto Giovani, l’indagine nazionale promossa per la prima volta nel 2012 dall’Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica (con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo), ritratto dei giovani italiani tra i 18 e i 32 anni. Il Rapporto verrà presentato in parte all’Università Cattolica di Milano il 14 aprile (alle ore 11.30) alla presenza del ministro Poletti durante l’incontro Studio e lavoro senza confini e raccolto per intero nel volume La condizione giovanile in Italia (Il Mulino), in libreria dal 28 dello stesso mese.
Nell’edizione 2016 vediamo la conferma di tendenze che già conoscevamo, come il fatto che, rispetto ai coetanei stranieri, i giovani italiani restano più a lungo a vivere con i genitori. Fenomeno dovuto a fattori culturali (la famiglia italiana tende a ritardare la responsabilizzazione dei ragazzi), ma fortemente legato anche alle oggettive difficoltà che incontrano nel conquistare autonomia abitativa e lavorativa nell’attuale contesto economico. Il problema del lavoro è la principale preoccupazione, diffusa e sentita in ogni ambito. E se per le scelte scolastiche vige ancora molta confusione, per quelle universitarie alla base vi è la possibilità di trovare un’occupazione. Spinti dai presentissimi genitori, i ragazzi italiani si rivolgono ai corsi che più facilmente daranno loro lavoro e stabilità. Senza perdere la voglia di “fuggire”: il 60% di loro è disposto ad andare all’estero pur di trovare un lavoro e il 90% valuta questa scelta positivamente. Coraggiosi nel volare via ma spaventati quando si tratta di immigrazione con una preoccupazione che tende a trasformarsi in ostilità. Ostilità che scompare quando lo straniero è il compagno di banco che, in tal caso, non viene più visto come estraneo.
E se alla famiglia d’origine, italiani e stranieri riconoscono la forza di trasmettere valori, i nostri ragazzi segnalano l’importante supporto ricevuto nell’affermarsi. Ma non sempre crearne una propria è cosa facile. Il tasso di fecondità delle donne italiane è tra i più bassi al mondo. Dal 2007 le morti superano le nascite fino ad arrivare al record negativo del 2014 (503 mila nascite contro 598 mila decessi) e il tasso di fecondità è ancora tra i più bassi d’Europa (1,39 figli per donna). Tuttavia l’Istituto Toniolo ci mostra, confrontando le indagini del passato (2007 e 2012) quando la progettualità riguardo il mettere al mondo un figlio era in forte riduzione, un’apertura maggiore dei giovani alla possibilità di diventare genitori nei prossimi tre anni. I dati raccolti fanno intravedere un clima di maggior fiducia. Sappiamo bene che molto dipenderà da quanto un’effettiva crescita economica e reali politiche familiari consentiranno alle intenzioni positive di trasformarsi in realtà.

 
 
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