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giovedì 07 luglio 2022
 
 

Per un fisco a misura di famiglia

01/02/2011  Il FattoreFamiglia è una riforma innovativa che prevede un “fisco“ capace di misurarsi con i problemi reali e di ripartire le tasse in modo più equo

L’art. 53 della nostra Costituzione recita: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività ». Tuttavia la storia di questi decenni di Italia repubblicana ha reso questo articolo uno dei più disattesi della nostra Costituzione, da diversi punti di vista. In particolare sembra svanire il legame tra cittadinanza e diritto/dovere fiscale, inteso come modalità attraverso cui da un lato ciascun cittadino contribuisce al bene comune (alle “spese pubbliche”) attraverso le tasse, dall’altro, proprio per l’osservanza di tale dovere, è titolato a esigere che queste risorse vengano destinate a scopi di bene comune: servizi, solidarietà verso i più deboli, infrastrutture sociali ed economiche, come l’amministrazione della giustizia, la sicurezza, l’istruzione, la sanità, l’equità sociale. Proprio l’equità, però, appare scarsamente garantita dall’attuale sistema: il gigantesco tema dell’evasione fiscale pone un problema radicale all’equità del sistema, incapace di «togliere ai ricchi per dare ai poveri» (la “progressività” dell’art. 53).

Tuttavia un’altra dimensione di iniquità è salita con forza alla ribalta, in particolare negli ultimi mesi dello scorso anno, anche grazie alla Conferenza sulla Famiglia organizzata dal Governo a Milano dall’ 8 al 10 novembre 2010, dopo lunghi anni di colpevole dimenticanza e negligenza: l’equità familiare. Di fatto il nostro sistema fiscale, nel corso degli anni, ha progressivamente dimenticato che la «capacità contributiva» del contribuente dipende dalla dimensione familiare, vale a dire dal numero di persone che devono essere mantenute dalla ricchezza di un percettore di reddito. In concreto, se una famiglia di due persone dispone di un reddito di 50 mila euro, la sua “capacità contributiva” (la ricchezza da tassare) è ovviamente molto più alta di una famiglia che dispone sempre di 50 mila euro, ma è composta da 5 persone; invece nel nostro sistema la differenza di tasse da pagare tra queste due famiglie è praticamente risibile, mentre in molti altri Paesi la famiglia “fa realmente la differenza” sulle tasse da pagare. Per questo il Forum delle associazioni familiari da anni chiede “un fisco a misura di famiglia”, con proposte di legge, emendamenti, interventi nel dibattito sulle leggi finanziarie che si sono succedute negli anni, fino alla raccolta di oltre un milione di firme, nel 2008, consegnate al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia, il 15 maggio, trasmesse ai Presidenti delle Camere in attesa dell’insediamento del Governo e oggi custodite probabilmente in qualcuno dei capienti “cassetti di scrivania” della nostra politica nazionale, dove troppo spesso vengono infilate (e dimenticate) le legittime richieste del popolo italiano.
La richiesta di un fisco a misura di famiglia è quindi una richiesta di equità, non di privilegi o di sostegni assistenziali; essa intende attuare il dettato costituzionale, non come “costo aggiuntivo” per la finanza pubblica, ma come “investimento” per il rilancio del Paese, soprattutto in questa difficile e perdurante crisi. Agire tramite la leva fiscale sul sostegno alle famiglie con figli certamente restituisce capacità di spesa e di consumo a chi da troppi anni ha visto compresse le proprie esigenze; il fatto che oltre il 40% delle famiglie con tre figli e più viva sotto la soglia di povertà (dati Istat 2008), oltre a essere inaccettabile in un Paese che pretende di essere tra le economie più avanzate a livello mondiale, segnala anche che restituire potere di acquisto a queste famiglie si tradurrebbe immediatamente in nuovi consumi, in nuove spese, e quindi in nuova occupazione, in nuove opportunità di impresa, potenziando e rafforzando la ripresa economica e lo sviluppo dei settori economici che forniscono servizi e prodotti al consumo familiare. Quindi nuova ricchezza, nuove tasse, nuovo lavoro: un affare per tutti. Anche per questo le pur legittime preoccupazioni sui costi di una manovra fiscale a favore delle famiglie non possono bloccare l’urgenza di una decisione a questo riguardo. Per tale motivo nell’autunno 2010 il Forum delle associazioni familiari, dopo lunghi mesi di elaborazione e di discussione al proprio interno, ha lanciato una nuova proposta di riforma del fisco “a misura di famiglia”, sinteticamente definito FattoreFamiglia, che ha già raccolto numerosi consensi e grande attenzione nel mondo della politica, dei media, degli esperti (vedi la proposta completa sul sito www.forumfamiglie.org). Questo nuovo modello, costruito in continuità con quanto il Forum ha già progettato e proposto negli anni scorsi, ha intercettato il dibattito politico e tecnico sulla riforma del fisco, spesso cristallizzatosi sulla formula “quoziente familiare”, per proporre un meccanismo innovativo che supera le obiezioni a tale modello, e che finalmente consente di riconoscere i carichi familiari come elemento decisivo nel determinare l’imposizione fiscale. In breve, il FattoreFamiglia si propone di realizzare finalmente l’equità fiscale a misura di famiglia, gravemente tradita dai meccanismi del prelievo fiscale oggi operanti. Ripartire dal FattoreFamiglia può offrire alla politica del nostro Paese un’opportunità di dibattito e di azione che non sia subito intrappolata nello scontro ideologico tra partiti e schieramenti, ma che consenta finalmente di trovare un tema condiviso di interesse nazionale. Governo, partiti, parlamentari di tutti gli schieramenti potrebbero ritrovare attorno all’equità fiscale per le famiglie con figli un contenuto su cui discutere “per il bene comune”, senza pregiudizi, steccati preconfezionati, scontri personali. Ed è sotto gli occhi di tutti quanto ci sia bisogno, nel nostro Paese, di un colpo d’ala, di trovare temi e scelte generali che ci facciano uscire dalla palude, verso nuove strategie.

I principali criteri che guidano questa ipotesi di riforma fiscale in estrema sintesi sono così descrivibili:
1) No tax area familiare: il principio base è che i soldi spesi dalle famiglie per mantenere le persone a carico non devono essere tassati (come avviene invece oggi), perché non sono ricchezza disponibile, ma risorse obbligatoriamente impegnate per una responsabilità pubblica (obbligo di mantenimento verso i figli). Il FattoreFamiglia introduce il criterio secondo cui più persone/figli sono presenti nel nucleo, maggiore è la no tax area; per esempio, una famiglia di tre persone avrà una no tax area familiare di 15.400 euro, una famiglia di sei persone avrà una no tax area di 30.800 euro (per i dati e i meccanismi tecnici si rimanda al testo della proposta). L’entità delle cifre segnala subito che questa operazione è economicamente rilevante, non “simbolica”. La no tax area può essere applicata da entrambi i coniugi dichiaranti, con il peso dei figli a carico distribuito tra i due, così pure per gli elementi aggiuntivi quali la disabilità, situazioni lavorative particolari, compiti di cura verso anziani anche non conviventi, eventuali differenziazioni tra lavoro dipendente e autonomo, scarico di fatturazioni “scaricabili” quali medicinali e altri generi di prima necessità, parificazione tra nuclei monoreddito e bireddito, ecc.
2) Valori della no tax area: si propone di utilizzare per la no tax area la soglia di povertà individuata dall’Istat (a oggi un reddito di poco più di 7 mila euro annue); in tal modo, il dato non viene fissato arbitrariamente, ma è garantito da un’agenzia istituzionale; inoltre può seguire di anno in anno il costo della vita. Tale soglia viene poi ricalcolata con un “coefficiente familiare pesato” che valuta in modo più adeguato i carichi familiari (nell’attuale Isee il terzo figlio vale 0,35 di sgravio, nel FattoreFamiglia 0,80).
3) Flessibilità: un altro aspetto di grande interesse del FattoreFamiglia è che il sistema può facilmente incorporare criteri integrativi di equità (per esempio maggiore protezione fiscale in presenza di persone disabili, di vedovanza, monogenitorialità; può inoltre rendere più equa la tassazione dei redditi).
4) Beneficio fiscale a quota fissa: per garantire equità dei benefici tra i vari redditi (una delle principali critiche rivolte al quoziente familiare nelle sue varie forme), il beneficio fiscale del FattoreFamiglia viene goduto alla più bassa aliquota di sgravi fiscali; in altri termini non pago le tasse, sulla no tax area, con lo scaglione più basso di prelievo fiscale (oggi il 23%). Quindi ogni figlio/persona a carico “vale” un beneficio fiscale uguale, sia per redditi bassi e alti, sia secondo il numero dei figli (l’Isee, paradossalmente, pesa di più il primo e il secondo figlio rispetto al terzo e ai successivi).
5) Benefici uguali a livello nazionale: il FattoreFamiglia deve essere applicato allo stesso modo su tutto il territorio nazionale. Si garantisce così l’equità fiscale a misura di famiglia come un diritto di cittadinanza universalistico, uguale per tutte le famiglie in tutto il Paese. Interventi specifici a livello regionale, secondo il federalismo, possono poi essere introdotti per esempio consentendo alle Regioni di intervenire sugli assegni al nucleo familiare (strumento da ripensare radicalmente); infine, anche i Comuni potrebbe agire sulle tariffe, aggiungendo ulteriore flessibilizzazione territoriale (come il “quoziente Parma” ha dimostrato). In altre parole, il FattoreFamiglia consente uguaglianza di diritti nazionali e modulazione federalista.
6) Incapienti: per le famiglie con figli con redditi medio-bassi, che già oggi difficilmente beneficiano dei pochi sgravi fiscali disponibili, il FattoreFamiglia propone un meccanismo di “imposizione negativa”, che riconosce cioè un credito d’imposta, da riscuotere come assegno monetario o come credito per le imposte per gli anni seguenti. Questa specifica attenzione all’area dell’incapienza implica costi molto alti (dato che sono milioni le famiglie in questa situazione), ma costituisce anche uno strumento di contrasto e prevenzione del “rischio povertà”, oggi presente anche per i cosiddetti working poors, cioè quelle famiglie che sono povere pur percependo un reddito da lavoro (anche dipendente, anche a tempo indeterminato). Conviene comunque ricordare, in conclusione, che il FattoreFamiglia sostanzialmente non modifica l’attuale meccanismo di rilevazione e di imposizione fiscale a base individuale dei redditi, ma aggiunge una maggiore – e più equa – valorizzazione dei carichi familiari, diminuendo il prelievo fiscale a chi deve farsi carico di altre persone (in primis i figli). In tal modo questa riforma è applicabile da subito, e non esige una rivisitazione radicale dei meccanismi operativi del prelievo fiscale. Questo non significa però abbandonare l’idea della soggettività fiscale della famiglia, concetto strettamente connesso all’idea – all’origine stessa del Forum – di cittadinanza della famiglia. Tuttavia la strada verso il riconoscimento della soggettività fiscale della famiglia appare oggi ancora molto lunga e impervia, e costituisce quindi un obiettivo di lungo periodo; il FattoreFamiglia, invece, assumendo l’imposizione fiscale a base individuale, consente di rispondere tempestivamente all’urgenza di sostegno – fiscale, ma non solo – che oggi la famiglia esprime nel nostro Paese. È tempo di passare dai fatti alle parole, e quel tempo è ora! Francesco Belletti,

 
 
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