logo san paolo
martedì 09 agosto 2022
 
Di fronte all'orrore
 

Perché siamo tutti francesi

15/11/2015  Dire "Je suis Paris" significa resistere alla barbarie e condividere il dolore per quelle giovani vite spezzate, pregando per loro e ribadendo i nostri valori di libertà e di pace

"Je suis Paris". "Je suis francais". Ribadire queste parole dopo la strage del Bataclan e degli altri luoghi-simbolo della gioia di vivere della capitale francese non vuol dire solo rivendicare la nostra libertà di cittadini europei di fronte alla minaccia del Califfato islamico. Significa soprattutto condividere il dolore per quelle vite spente in nome di una causa che non ha niente di umano e tutto di satanico (come il nome dell’esplosivo impiegato dai kamikaze che si sono fatti esplodere). I macellai delle stragi di Parigi hanno invocato Allah prima di sparare, ma non c’è nulla di religioso in quell’azione di morte. A cominciare dallo stesso sacrificio umano dei membri del commando, burattini mossi dai fili di criminali spietati che adoperano il nome di Dio invano utilizzando giovani vite sprovvedute e pronte a tutto. Perché il dio dei musulmani è stato offeso quella sera di festa al Bataclan e chi invoca Dio in nome della violenza pronuncia una bestemmia, come ha detto Francesco all’Angelus.

Venerdì 13 novembre le bombe e i proiettili hanno colpito la meglio gioventù della Francia e dell'Europa (e il pensiero va ai genitori della giovane Valeria Solesin). Quella tempesta di morte si è abbattuta sul futuro di una generazione che parla sempre di più la lingua del "meticciato" di popoli ed etnie.  E’ persino probabile che i giovani musulmani straziati dalle bombe e dai proiettili siano molti di più dei componenti del commando che agiva nel falso nome dell’Islam. Per questo è stato detto che i terroristi hanno ottenuto quel che non sono riusciti a ottenere i movimenti populisti e xenofobi sorti in Europa.

Uno dei simboli di questa tragedia che non ha eguali nella storia della Francia è un video girato da un giornalista di Le Monde, Daniel Psenny, che abitava in uno stabile affacciato sul retro della sala da ballo dove è avvenuta la mattanza. Le immagini di quella scena atroce, talmente atroce che pare surreale, hanno fatto il giro del mondo e ci rimarranno impresse per sempre nella retina, a cominciare da quella ragazza aggrappata a un davanzale, appesa nel vuoto tra la vita e la morte, mentre sotto di lei altri giovani fuggono disperati dal palcoscenico dell’orrore allestito dai terroristi. Quella ragazza è come se fosse nostra figlia, nostra sorella, nostra madre. Perché la sensazione è che lei sia come noi e noi come lei, sospesi tra la vita e la morte, vittima di una violenza assurda “che non ha giustificazioni”. A darci speranza è un’altra ragazza che si affaccia sul davanzale negli ultimi istanti del video per soccorrerla. Le accarezza prima la mano per lenire la sua angoscia, poi, immaginiamo (perchè al momento in cui scriviamo non sappiamo come è andata a finire), tenta di aiutarla e la soccorre e così facendo soccorre così tutti noi, infondendo una speranza che non si piega al sogno di morte procurata da quei barbari. Quella ragazza è  per noi il volto della misericordia, la misericordia del giubileo di pace che sta per aprirsi in tutto il mondo.  

I vostri commenti
13

Stai visualizzando  dei 13 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo