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venerdì 06 agosto 2021
 
 

Perché ci sono così tanti bambini dislessici?

21/11/2013  Negli ultimi tre anni, la percentuale di bambini che hanno ricevuto una diagnosi di disturbo dell’apprendimento è aumentata notevolmente. Secondo l’Istituto di Ortofonologia di Roma, 1 bambino su 5 presenta difficoltà di apprendimento, ma non è dislessico e tuttavia in molti casi viene ritenuto tale. Che fare?

Negli ultimi anni la percentuale di bambini che hanno ricevuto una diagnosi di disturbo dell’apprendimento scolastico è aumentata al punto che quando si entra in una classe è difficile non trovare un bambino dislessico, e facile trovarne più d’uno.

In Italia, secondo l’Istituto di Ortofonologia di Roma, 1 bambino su 5 presenta difficoltà di apprendimento, ma non è dislessico e tuttavia in molti casi viene ritenuto tale. Psicoterapeuti, neuropsichiatri e insegnanti sono spesso d’accordo nel segnalare un aumento di questi disturbi, anche se non sempre sono d’accordo sul perché di questo aumento. Secondo alcuni riflette una scarsa capacità diagnostica e una sovrastima da parte di insegnanti che talvolta hanno fretta di etichettare i bambini con basso rendimento scolastico come portatori di disturbi dell’apprendimento, invece che riconoscere che il problema possa dipendere da un insegnamento inefficace. Altri, al contrario, ritengono che questo aumento vada ricondotto a una maggiore precisione diagnostica: la maggiore attenzione (clinica, legislativa e anche propagandistica) per questo tipo di disturbi induce il loro riconoscimento in bambini che in passato sarebbero stati trascurati e non diagnosticati.
Di fatto, i disturbi dell’apprendimento rappresentano uno dei modi attraverso cui si manifestano le difficoltà scolastiche, che presentano un quadro di gravità minore, sono molto diverse tra loro e hanno un carattere transitorio.

Questa distinzione appare oltremodo importante vista la frequenza con cui oggigiorno insegnanti e genitori, di fronte ai primi insuccessi scolastici dei bambini, tendono ad etichettarli come “dislessici”, mentre fino a vent’anni fa i soggetti con difficoltà di lettura erano solitamente indicati come pigri o con problemi emotivi o comportamentali. È quanto mai urgente, pertanto, divulgare e condividere i criteri diagnostici, soprattutto tra gli insegnanti, perché non è vero che tutti i bambini che non sanno leggere sono dislessici, mentre è vero che una diagnosi incauta può innescare un circolo vizioso tra performance scolastica insufficiente e problemi emozionali e motivazionali, fino al rifiuto e all’abbandono della scuola o una scelta di basso profilo rispetto alle potenzialità.

 
 
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