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martedì 23 luglio 2024
 
 

«Perché lo Stato non mi risarcisce?»

19/03/2014 

Era con lui quella mattina del 19 marzo 1994. Era andato a trovarlo per fargli gli auguri di buon onomastico. Per motivi di sicurezza ne omettiamo le generalità. Le sue deposizioni hanno contribuito a incastrare il killer e anche a evitare l’arresto di due innocenti. Da allora la sua vita è diventata un inferno. Ha vissuto in un paesino umbro per quattro anni, a sue spese, senza scorta, costretto a lasciare la sua attività di fotografo. «Dopo quelle deposizioni ho trovato il buio, l’indifferenza di tutti, non mi rimaneva altro che andarmene. Oggi conduco una vita di sacrifici, penalizzata dalle varie conseguenze negative sulla mia salute e sul mio lavoro». Il suo esercizio commerciale va a rotoli. I soldi della moglie, precaria di scuola, gli servono per «coprire le rate di Equitalia per la situazione pregressa legata all’attività commerciale». Al processo si recò in tribunale scortato solo da don Carlo, un suo amico prete che lo accompagnò. Lo chiamano da ogni parte d’Italia per portare la sua storia di legalità, e l’associazione Libera di don Ciotti nel 2012 gli ha conferito il Premio nazionale alla memoria di don Giuseppe Diana. Ha chiesto un indennizzo per gli anni patiti e i sacrifici fatti. Ma l’avvocatura dello Stato sostiene che non merita alcun riconoscimento. Perché?

 
 
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