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lunedì 11 novembre 2019
 
 

Ma studiare è anche una passione

13/12/2014  Sembra il dramma di molti studenti. Fare i compiti a casa è un impegno non proprio facile da assumere. Ma è molto utile perché insegna l'organizzazione, il misurare le proprie capacità e il relazionarsi con gli adulti.

Sembra il dramma di molti studenti. Fare i compiti a casa è un impegno non proprio facile da assumere. Ai bambini e ai ragazzi richiede uno sforzo non indifferente, una certa dose di concentrazione e tanto esercizio. L’obiettivo da raggiungere, secondo gli insegnanti, è duplice: sviluppare un metodo per lo studio e favorire la sedimentazione degli apprendimenti. Da un punto di vista cognitivo, è un percorso irrinunciabile.

Certo, molto si può dire sulla quantità, sulla difficoltà e sul numero di ore da dedicare allo studio. I pareri sono da sempre contrastanti. C’è chi dice che non bisogna caricare di molti compiti gli allievi, aiutandoli a spendere il tempo pomeridiano anche in altre attività; c’è chi, d’altro lato, sostiene l’importanza di un serio accostamento allo studio, seppur faticoso e lungo. Ma pieno di soddisfazione!

La terza opzione, ovvero un dosaggio equilibrato delle attività, potrebbe rivelarsi ottimale. Ma non è sempre così. Quella da esplorare, infatti, è la prospettiva dell’arricchimento personale. Sì, perché il tempo trascorso ad ampliare le proprie conoscenze e ad esercitare un adeguato metodo per l’apprendimento si rivelano preziosi. E vanno proposti (dagli insegnanti e dai genitori) non solo come una “fatica” necessaria (sarebbe inutile negarlo) ma anche, e soprattutto, come un’attività costruttiva e come un’imperdibile opportunità di crescita. Proviamo a vedere per quali motivi.

In primo luogo, lo svolgimento dei compiti aiuta l’organizzazione del proprio spazio di lavoro e l’assunzione di responsabilità. Ogni alunno è chiamato ad assolvere un impegno personale, dove è lui a essere in gioco e in prima linea. In secondo luogo, l’assunzione di responsabilità lo aiuta a capire come misurare le sue capacità, come articolare e dosare il tempo necessario per portare avanti il lavoro. Sostanzialmente conduce a conquistare la giusta maturità, propria del periodo evolutivo che sta attraversando. In terzo luogo, i compiti stimolano la possibilità di entrare in relazione con le persone adulte, come i genitori, i fratelli o le sorelle maggiori. A questi ultimi, il ruolo di monitorare l’andamento del lavoro (quando si rende necessario) e di “stuzzicare” quella che il noto pedagogista Vitgoskji chiamava “zona di sviluppo prossimale”. Si tratta di una zona a confine tra quello che si sa già e che non si fa fatica a comprendere e quello che non si sa ancora (perché le strutture cognitive non sono ancora del tutto pronte ad accogliere) e potrebbe diventare un nuovo apprendimento.
I compiti aprono la via dell’esplorazione e della conoscenza.

La loro assegnazione da parte degli insegnanti, dunque, ha indubbi vantaggi. Arricchisce tutto il mondo dello studente, garantendogli uno sviluppo armonioso e stimolante. Se inquadrati con il necessario slancio e passione, diventano un momento di crescita per tutti coloro che si cimentano. Il segreto sta nel modo in cui si sceglie di proporli e di affrontarli con gli studenti.

 
 
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