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venerdì 03 dicembre 2021
 
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Perchè i nostri ragazzi corrono a vaccinarsi

08/06/2021  La campagna di immunizzazione che si è aperta a favore degli adolescenti ha visto una grandissima partecipazione. Alla base di questo successo ci sono cause ben precise

È corsa alle prenotazioni del vaccino per il Covid-19 da parte dei giovani e giovanissimi. A seguito dell'apertura alle fasce di età più basse (dai 12 anni in su, ancora con alcune differenze in base alla regione di residenza), si sta assistendo a un vero e proprio boom di richieste. Numeri di molto superiori alle più rosee previsioni.

Qualcuno si è stupito: chi l'avrebbe mai detto che proprio i soggetti su quali l'incidenza della malattia grave è statisticamente più bassa sarebbero stati i più pronti a richiedere la vaccinazione? Certo, per i minorenni la decisione sarà condivisa con i genitori, e magari sollecitata da loro, che debbono firmare il consenso informato. Ma i diciottenni, diciannovenni, ventenni ecc. che si stanno prenotando testimoniano una scelta precisa e consapevole.

Il desiderio di libertà

Solo chi non conosce i ragazzi può davvero stupirsi. Una cattiva stampa li ha dipinti come quelli della "movida", interessati a stare insieme per divertirsi e basta, senza troppe preoccupazioni per la salute altrui. Uno stereotipo che, in verità, è molto lontano dalla realtà dei nostri giovani.

Se fossero così superficiali, per quale ragione ora correrebbero a vaccinarsi? C'è senz'altro il desiderio di libertà, di potersi muovere senza problemi nei mesi estivi, in Italia e all'estero, grazie al cosiddetto "green pass", il lasciapassare per chi è "Covid free" (vale a dire "libero dal Covid"). Mettiamoci anche la maggiore dimestichezza con le piattaforme informatiche su cui ci si prenota: per loro, che sono "nativi digitali", tali competenze sono superiori a quelle dei loro nonni, e spesso anche dei loro genitori.

Aggiungiamo la dimensione "social", a cui i ragazzi sono particolarmente sensibili. Se i media tendono a dare notizia delle stupidaggini o delle nefandezze digitate da qualche "leone da tastiera", c'è una comunicazione molto più seria e positiva che si svolge quotidianamente in Rete. Forse c'è anche questo: discussioni, confronti, riflessioni, e dunque, poi, decisioni sensate e ragionevoli attorno ai temi che toccano da vicino la nostra vita.

C'è, infine, una cultura scientifica che si sposa a una certa irruenza tipica dell'età giovanile: mentre molti adulti hanno a lungo esitato prima di decidere se vaccinarsi o no (sull'onda emotiva delle notizie di reazioni avverse: in numeri così bassi, in verità, da non aver mai messo in discussione il rapporto costi-benefici estremamente favorevole), i ragazzi vanno più spediti al dunque.

Una prova di responsabilità

Credo però che ci sia dell'altro, ed è forse la cosa più importante da osservare: il senso di responsabilità. Nell'ultimo anno e mezzo i nostri ragazzi hanno dato prove straordinarie in questa direzione. Penso agli studenti che hanno a lungo protestato contro la chiusura delle scuole, perché si erano resi conto che nella scuola in presenza ci sono cose non surrogabili dalla didattica a distanza. Sono scesi in piazza per andare a scuola! Ma penso anche a quelli che, non certo entusiasti di stare a casa, hanno accettato di continuare a impegnarsi seguendo le lezioni online, consapevoli della situazione di emergenza sanitaria che il Paese stava vivendo: quel sacrificio è stato il loro contributo - importantissimo - allo sforzo collettivo per battere la pandemia.

Un atteggiamento maturo, adulto, che ora sembra di poter cogliere anche in questa ampia adesione alla campagna vaccinale: immunizzarsi significa proteggere chi ci sta vicino, e magari è più fragile di noi.

Del resto, le difficoltà fanno maturare. Quel dolore - vissuto sul piano personale con la malattia se non con la perdita per Covid di qualche nonno o parente, oppure comunque respirato da quanto accadeva loro intorno nella società - ci riconsegna una generazione di giovani che in questi mesi è stata privata di tante cose (frequenza scolastica, socialità, affettività, svaghi), ma che ha saputo crescere anche attraverso questa prova così inattesa, dura, straordinaria.

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