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sabato 19 giugno 2021
 
Manifestazione e appello della comunità eritrea
 

Perché non accada mai più

27/10/2013  Gli eritrei d'Italia si sono “ripresi” i funerali delle vittime di Lampedusa, celebrando una funzione simbolica in piazza Montecitorio. Ma hanno manifestato per contestare la gestione delle esequie del 3 ottobre scorso. E per chiedere un impegno serio al nostro Paese sul fronte dell'immigrazione: dalla revisione della legge Bossi-Fini all'apertura di un'inchiesta per individuare le reponsabilità. L'incontro con la Presidente della Camera Boldrini.

Un momento della manifestazione eritrea a Roma, con la commemorazione delle vittime di Lampedusa. In copertina: alcune delle vittime recuperate in mare.
Un momento della manifestazione eritrea a Roma, con la commemorazione delle vittime di Lampedusa. In copertina: alcune delle vittime recuperate in mare.

Due bare distese una accanto all'altra. Una grande e scura, l'altra più piccola e bianca, e un numero inciso sopra: 369. A piazza Montecitorio la comunità eritrea ha scelto così di ricordare al governo italiano la strage di Lampedusa.

La manifestazione del 25 ottobre è nata per contestare la gestione dei funerali della strage del 3 ottobre scorso, ma anche per chiedere un impegno serio all'Italia sul fronte dell'immigrazione: dalla revisione della legge Bossi-Fini alla definizione di una legge sull'asilo. "I profughi: vittime di una società barbara e innocente", si leggeva nello strincione affisso sotto la piazza del Parlamento. E ancora "Mediterraneo mare di morte, Eritrea Paese di morte", "Abbasso i mercanti di morte", recitavano altri cartelli. Mentre tutti i partecipanti indossavano una maglietta nera con su scritto: "L'unico responsabile della tragedia di Lampedusa è il regime di Afewerki".

«Abbiamo deciso di organizzare questa manifestazione per contestare l'Italia e il modo in cui ha gestito la situazione», ha spiegato Desbele Mehari, uno dei promotori. «Prima di tutto per quanto riguarda i funerali delle vittime di Lampedusa. Prima l'Italia ha annunciato funerali di Stato, poi le esequie sono state svolte, quasi di nascosto ad Agrigento, dove parenti e amici per il poco preavviso non sono potuti andare. E soprattutto non hanno permesso ai superstiti di partecipare, ma hanno invitato l'ambasciatore eritreo. È una cosa assurda e scandalosa, perché questo signore rappresenta il governo eritreo che è invece il primo responsabile della strage. L'Italia non dovrebbe intrattenere rapporti diplomatici con regimi dittatoriali come quello di Isaias Afewerki».

Al centro della protesta anche la gestione dell'accoglienza in Italia. La comunità eritrea chiede di sapere che fine faranno i superstiti di Lampedusa, ma soprattutto che indirizzo intende prendere l'Italia sulla gestione dei profughi. «Chiediamo che si apra un corridoio umanitario nei Paesi di partenza e di transito dei migranti», ha aggiunto Mehari. «Altrimenti questo disastro si ripeterà anche in futuro, ci sono migliaia di giovani in Eritrea che aspettano di imbarcarsi. Poi vogliamo capire che futuro avranno i superstiti della strage. Se l'Italia non è in grado di dargli accoglienza devono poter andare negli altri Paesi, dove possono ottenere i loro diritti, come la Svezia, che si è già resa disponibile. Infine vogliamo la revisione della legge Bossi-Fini e che l'Italia si doti di una legge sull'asilo per essere al passo con gli altri Paesi europei».

La locandina della manifestazione di Roma.
La locandina della manifestazione di Roma.

Al presidio sono giunti eritrei provenienti dalle diverse città d'Italia. A seguire una delegazione è stata ricevuta dalla presidente della Camera Laura Boldrini, la ministra dell'integrazione Cècile Kyenge da un rappresentante del ministero degli Esteri.

Il presidio era iniziato con una commemorazione funebre per ricordare la tragedia di Lampedusa. Alcuni rappresentanti hanno portato simbolicamente a spalla le bare di cartone, e officiato un rito funebre in diverse lingue. Poi un corteo silenzioso ha attraversato piazza Montecitorio.

Tra le richieste presentate alle istituzioni: un protocollo chiaro per l'identificazione e la restituzione ai familiari dei corpi delle vittime di Lampedusa, l'apertura di un'inchiesta per accertare se ci sono dei responsabili della tragedia e un impegno serio per un accesso protetto in Italia e in Europa, e per un'accoglienza degna.

Tra i tanti partecipanti alla manifestazione, Magda, 21 anni, partita stamattina da Milano per essere a Roma. «In tanti volevamo essere qui, siamo venuti con due pullman», ha raccontato la ragazza, nata in Italia da genitori eritrei. «Vogliamo lanciare un atto d'accusa verso il governo eritreo, vero responsabile di queste morti, ma anche verso il governo italiano che non prende le distanze da questa dittatura».

Riguardo all'incontro con Laura Boldrini, don Mussie Zerai (che guidava la delegazione che ha incontrato la Presidente della Camera insieme a Ribka Sibhatu e ad Alganesh Fessaha, presidente dell'associazione Gandhi) ha riferito che «la Presidente Boldrini ha ascoltato tutte le nostre richieste e si è impegnata a portarle in Parlamento. In particolare si è impegnata a spingere l'Italia verso un percorso di vera accoglienza, compresa la fattibilità di un corridoio umanitario per far arrivare i profughi in condizioni di legalità». «Il suo impegno, come il nostro», ha aggiunto, «è quello di cercare soluzioni per evitare che altre persone si mettano in mare in condizioni poco sicure e vadano così incontro alla morte».

Alganesh Fessaha ha ringraziato «i cittadini di Lampedusa che hanno accolto i nostri eritrei», mentre ha espresso «vergogna per le mancanze del governo italiano». «Quando hanno chiesto di partecipare ai funerali scrivendo anche al prefetto, nessuno gli ha risposto», ha sottolineato. «Hanno fatto lo sciopero della fame e chiesto di essere trasferiti dal centro di Lampedusa ma fino a ieri non c'è stata nessuna risposta. Non vogliamo che altra gente muoia ancora nell'indifferenza, abbandonata da tutti».

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