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martedì 05 luglio 2022
 
il teologo
 

Perchè per la Chiesa non è bene benedire le nozze gay

16/03/2021  La Congregazione della Dottrina della Fede ci mette in guardia da pericolose derive e mostruosi fraintendimenti

La benedizione appartiene al contesto religioso e credente e riguarda appunto il “bene”, per cui ciò che è tale, ovunque e comunque si esprima, va benedetto. Il male va maledetto e ne dobbiamo essere consapevoli fino in fondo. Se, come accaduto, la Congregazione della Dottrina della fede si esprime nei termini di un divieto per quanto riguarda la “benedizione” da parte del ministro ordinato di coppie omosessuali, il senso sta nel  dovere di metterci in guardia, in maniera profetica, da possibili derive o mostruosi fraintendimenti. Il pronunciamento, infatti, si colloca nella prospettiva del “bene oggettivo”, che il credente cattolico non può ignorare. E motiva la sua posizione sulla base della struttura sacramentale delle Chiesa, sulla quale nessuno può vantare poteri o prerogative. Nessun ministro, dotato di sapienza ecclesiale, può ignorare questo orizzonte oggettivo. Tutti ne siamo consapevoli.

Ma accanto al “bene oggettivo”, si situa quello “soggettivo” delle persone coinvolte in relazioni umane, che l’ideologia tenta sistematicamente di emarginare o di enfatizzare. In questo ambito agisce la coscienza personale. La persona non è né il soggetto, né l’individuo, ma appunto una interiorità relazionata, della quale nessuno può giudicare. La persona persegue il proprio benessere e ritiene legittimo che tale benessere venga benedetto. Non è facile, anche se non impossibile, trovare chi ti ama in maniera autentica e disinteressata. Una volta che hai incontrato il tuo tu che ti ama ed ami, se non si tratta di una mera esperienza emotiva e sentimentale, nonché sessuale, non puoi sottrarti alla potenza del bene che è, come dicevano gli antichi, “diffusivum sui” e quindi naturalmente portato a diffondersi.

Il dramma di chi si confronta nel quotidiano su questi due aspetti del bene oggi rischia di risolversi nella semplice adesione al bene soggettivo, dimenticando la prospettiva dell’oggettività, cui la Congregazione richiama tutti noi. In questo ha svolto il suo compito e fatto il suo dovere, chiedendoci di non cedere al fascino delle sirene di un tempo in cui tutto è bene, perché sembra tale. La benedizione di cui parla il documento è quella ufficiale e istituzionale, impartita dal ministro ordinato. Sappiamo altresì che la benedizione viene da Dio e da Lui solo e può essere pronunziata da chiunque, prete o laico, così come un padre benedice la mensa o una madre il suo figliuolo o la sua figliuola mentre sta per partire. Vescovi, preti e diaconi ringrazino per questo profetico pronunciamento, che va contro corrente e li pone in situazione antinomica rispetto alla koiné mediatica e culturale, i battezzati sappiano che hanno nelle loro mani la benedizione da rivolgere al bene autentico che incrociano nella loro esistenza.

 

 

 
 
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