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martedì 19 ottobre 2021
 
 

Perché Rossella sia liberata

21/02/2012  La cooperante italiana è ormai da quattro mesi sotto sequestro. La Farnesina è al lavoro per la sua liberazione. Intanto si molitplicano gli appelli in favore della giovane volontaria.

Rossella Urru a Rabouni (Foto: www.rossellaurru.it).
Rossella Urru a Rabouni (Foto: www.rossellaurru.it).

Sono 122 giorni che Rossella Urru manca da casa, dal suo lavoro, dai suoi affetti e dalla sua vita normale, quella che aveva scelto andando a fare la cooperante nel campo profughi di Tindouf, in Algeria.

     Lavorava per il Cisp (Comitato internazionale per lo Sviluppo dei Popoli), una Ong italiana di Roma, nell’ambito di un progetto a favore del popolo saharawi, costretto da 36 anni all’esilio e all’esistenza in campi profughi come quello algerino.

     Rossella è stata sequestrata la sera del 22 ottobre, insieme ai suoi colleghi spagnoli Ainhoa Fernandez ed Enric Gonyalons che lavoravano con lei. Le ultime notizie pubbliche di lei risalgono al 12 dicembre scorso, quando un giornalista dell’agenzia di stampa France Press l’ha potuta vedere in un video grazie a un mediatore che si sta adoperando per la liberazione dei tre ostaggi. Sarebbero detenuti in Mali al confine col Niger.

     Tuttavia, le notizie che filtrano dall’Unità di Crisi del ministero degli Esteri dicono che la cooperante italiana sta bene e che le nostre autorità stanno lavorando perché si arrivi presto alla liberazione.

     Perché rapire proprio lei e i due colleghi spagnoli? Non si sa. Il sequestro è stato rivendicato dal “Movimento unito per la jiahad in Africa”, che forse con questo gesto punta ad avere visibilità presso la comunità internazionale.

     Rossella Urru ha 29 anni ed è nata a Samugheo, in provincia di Oristano. Laureata in Cooperazione Internazionale, si è specializzata in “Regolazione e tutela dei diritti e dei beni etno-culturali all’Università di Bologna. Al momento del sequestro era coordinatrice per i progetti del Cisp nel campo profughi di Hassi Rabouni, nei pressi di Tindouf. La cooperante italiana aveva già realizzato altre quattro missioni nei campi saharawi e tre in altri contesti di crisi internazionale, sempre per la Ong romana.

     Quattro mesi, però sono tanti. Rossella Urru dev’essere liberata. E per fortuna le reazioni di solidarietà e di indignazione nei confronti del suo sequestro si stanno moltiplicando. Il Capo dello Stato, in visita a Cagliari, ha voluto incontrare per tre quanrti d’ora i familiari di Rossella, il padre Graziano, la madre Marisa, il fratello Mauro. E a Sanremo Geppi Cucciari ha lanciato un appello per la sua rapida liberazione.

     Ma non solo. La Sardegna, la terra di Rossella, ha realizzato moltissime manifestazioni di affetto e di vicinanza alla giovane volontaria e alla famiglia, e sono tanti ormai i Comuni italiani (tra i quali Milano, Bologna e Roma) che hanno esposto la foto di Rossella e chiesto la fine della sua assurda prigionia.

     È stato aperto anche un blog, per Rossella e i suoi due colleghi (www.rossellaurru.it). Si apre con questo messaggio:

“In molti abbiamo vacillato di impotenza. Ci siamo sentiti infinitamente soli di fronte a tanto assurdo, svuotati da tanta assenza improvvisa. Così ci siamo chiusi in un lungo silenzio. Ma quello che noi credevamo un silenzio si è rivelato essere in realtà un coro di voci giunte da ogni dove. Un coro di solidarietà e di affetto che, dalla notte tra il 22 e il 23 ottobre, diventa sempre più accorato, sempre più grande e sincero. Senza addentrarsi in considerazioni e analisi di ordine politico o religioso, lasciando quindi che siano gli esperti a occuparsene in altre sedi più appropriate, questo blog vorrebbe solamente essere il punto di incontro fra tutte queste voci. Raccogliendo e condividendo in un unico spazio libero e aperto a tutti le numerose testimonianze per l’immediata liberazione di Rossella Urru”.

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