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giovedì 21 ottobre 2021
 
Udienza generale
 

"Perdonando si è perdonati. Questo è il segreto della misericordia"

18/03/2020  Papa Francesco, nel corso dell'udienza generale riprende la catechesi sulle beatitudini soffermandosi sulla misericordia, che "è il centro della vita cristiana. Se tutto il nostro cristianesimo non ci porta all amisericordia, abbiamo sbagliato strada", dice Francesco

«La misericordia non è una dimensione fra le altre, ma è il centro della vita cristiana: non c’è cristianesimo senza misericordia. Se tutto il nostro cristianesimo non ci porta alla misericordia, abbiamo sbagliato strada, perché la misericordia è l’unica vera meta di ogni cammino spirituale». Papa Francesco, nella catechesi che sta dedicando alle beatitudini si sofferma sulla quinta: beati i misericordiosi perché riceveranno misericordia». Un tema che gli sta molto a cuore, sul quale si è soffermato anche in una delle ultime omelie di Santa Marta e che, come lui stesso ha ricordato, ha messo al centro del suo Pontificato. «Ricordo che questo tema è stato scelto dal primo angelus che ho dovuto dire come Papa: la misericordia», dice a braccio parlando in streaming dalla biblioteca del palazzo apostolico. «Questo è stato molto impresso in me come messaggio che come Papa avrei dovuto fare sempre un messaggio che deve essere di tutti i giorni: la misericordia, ricordo quel giorno che ho avuto anche l’atteggiamento un po’ svergognato di fare pubblicità a un libro sulla misericorida appena uscito del cardinale Kasper. Quel giorno ho sentito tanto forte questo messaggio che dovevo dare come vescovo: misericordia per favore, misericordia, perdono».

Papa Francesco spiega che questa è «la nostra liberazione e la nostra felicità. Noi viviamo di misericordia e non ci possiamo permettere di stare senza misericordia. È l’aria da respirare. Siamo troppo poveri per porre le condizioni, abbiamo bisogno di perdonare, perché abbiamo bisogno di essere perdonati». Invece dobbiamo ricordare che la misura del perdono deve essere massima perché è quella che verrà usata per perdonare noi. «In questa beatitudine», dice Francesco, «c’è una particolarità: è l’unica in cui la causa e il frutto della felicità coincidono. Coloro che esercitano la misericordia troveranno misericordia, saranno “misericordiati”». La reciprocità c’è anche in altri passaggi: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati». E poi, ricorda il Papa, «la Lettera di Giacomo afferma che “la misericordia ha sempre la meglio sul giudizio”».

Ma «è soprattutto nel Padre Nostro che noi preghiamo: “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”; e questa domanda è l’unica ripresa alla fine: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”».

Bergoglio sottolinea che «due cose che non si possono separare: il perdono dato e il perdono ricevuto. Ma tante persone sono in difficoltà, non riescono a perdonare. Tante volte il male ricevuto è così grande che riuscire a perdonare sembra come scalare una montagna altissima. Uno sforzo enorme, uno pensa che non si può. Questo fatto della reciprocità della misericordia indica che abbiamo bisogno di rovesciare la prospettiva. Da soli non si può, ci vuole la grazia di Dio, dobbiamo chiederla.  Infatti, se la quinta beatitudine promette di trovare misericordia e nel Padre Nostro chiediamo la remissione dei debiti, vuol dire che noi siamo essenzialmente dei debitori e abbiamo necessità di trovare misericordia!».

Tutti siamo debitori. Tutti. Innanzitutto «verso Dio, che è tanto generoso, e verso i fratelli. Ogni persona sa di non essere il padre o la madre che dovrebbe essere, lo sposo o la sposa, il fratello o la sorella che dovrebbe essere. Sappiamo che, se anche non abbiamo fatto il male, manca sempre qualcosa al bene che avremmo dovuto fare». Ed è questa povertà che diventa «la forza per perdonare! Siamo debitori e se saremo misurati con la misura con cui misuriamo gli altri, allora ci conviene allargare la misura e rimettere i debiti, perdonare. Ognuno deve ricordare di avere bisogno di perdono e di pazienza; questo è il segreto della misericordia: perdonando si è perdonati. Perciò Dio ci precede e ci perdona Lui per primo. Ricevendo il suo perdono, diventiamo capaci a nostra volta di perdonare. Così la propria miseria e la propria carenza di giustizia diventano occasione per aprirsi al regno dei cieli, a una misura più grande, la misura di Dio, che è misericordia».

 

Infine il Papa prega incoraggia i fedeli a pregare per quanti sono nella pandemia e fa suo l'appello dei vescovi italiani per la recita del rosario il 19 marzo alle 21. "Vi accompagnerò da qui", ripete e sottolinea: "Al volto luminoso e trasfigurato di Gesù ci conduce Maria, salute degli infermi alla quale ci rivolgiamo con la preghiera del rosario sotto lo sguardo amorevole di san Giuseppe custode della sacra famiglia e della nostra famiglia. E chiediamo che custodisca in modo speciale le nostre famiglie in modo speciale gli ammalti e le persone che stanno prendendosi cura degli ammalati, i medici, le infermiere, gli infermieri che rischiano la vita in questo servizio".

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