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mercoledì 14 aprile 2021
 
Musica
 

Maria Perrotta: vi rivelo l'anima di Beethoven

28/02/2014  La pianista originaria di Cosenza ha inciso le ultime "Sonate" del compositore, l'Everest dell'interpretazione. E ci racconta la sua storia, da bambina prodigio a moglie e madre che suggerisce di far ascoltare ai piccoli il "Magnificat" di Bach.

Sopra e in alto Maria Perrotta. In basso: il suo Cd.
Sopra e in alto Maria Perrotta. In basso: il suo Cd.

C’è chi comincia salendo le colline e chi sceglie di scalare l’Everest. Maria Perrotta, pianista calabrese passata agli onori delle cronache non musicali per aver suonato in pubblico poco prima che nascesse la sua secondogenita, ha scelto la seconda via. E debutta per l’etichetta Decca con le tre ultime Sonate di Ludwig van Beethoven eseguite e registrate dal vivo. L’Everest dell’interpretazione, appunto.

Ma a lei viene tutto naturale: «La mia storia inizia prestissimo. Diciamo che sono stata una bambina prodigio. E la mia insegnante, a Cosenza, ha subito investito molto su di me bambina. Tanto che ad 11 anni ho debuttato accompagnata dall’orchestra nella mia città. Però dopo i primi concorsi, ho deciso di dedicarmi solo allo studio. E’ stato un periodo di raccoglimento. Poi mi sono trasferita a Milano, ho studiato a Parigi, a Imola. Vivo ormai a Parigi. A Cosenza sono ancora legata, ma torno solo per qualche concerto: il prossimo sarà a maggio». Come mai Parigi?, le chiediamo pensando voglia fare l’emigrata di lusso. «Il mio è un trasferimento d’amore. Mio marito è baritono nel coro dell’Opera Bastille: prima lavorava al Maggio Musicale di Firenze» (è stato vittima dei “tagli alla cultura”, ndr).

Sarà felice di stare lì: «A Parigi mi godo la città, l’attività intensissima. E mi colpisce per esempio il sostegno fortissimo agli autori contemporanei. Ho anche suonato, ma soprattutto in serate private, da salotto, lì si usano ancora. Alla moda di Chopin, aggiungiamo noi».

La vocazione di Maria è partita da Bach e dalle esecuzioni di Glenn Gould: «Glenn Gould è stata per me una rivelazione: e oltre a se stesso mi ha rivelato Bach. Poi mi sono allontanata dall’artista, ma non da Bach. Per me la cosa più esaltante è la sensazione di poterlo manipolare in mille modi. Perché la sua musica è qualche cosa di assoluto, ed è come un organismo vivente. Ed ogni volta che torno sulle stesse opere ho la sensazione di poterle vedere da altre prospettive. Per questo Bach è la libertà, fermi restando ovviamente i vincoli stilistici. E poi in Bach il senso della musica ha a che fare con lo spazio, mentre nella musica romantica, penso a Chopin, è più la dimensione del Tempo a colpirmi come interprete».

Invece le ultime sonate di Beethoven che ora la lanciano nel grande mercato discografico, che sensazione le danno?
«Di essere a contatto con la materia viva e di percorrere una dimensione temporale intima dell’autore. Perché aprono la grande stagione romantica, e ciascuna di esse è un percorso compiuto, nel quale la divisione di movimenti è come una cornice che viene annullata in favore di una grande unità psicologica. Ecco, in questo Beethoven c’è lo spazio, ma c’è anche il Tempo. E ciò che le rende spirituali è il fatto che l’idea che le anima, che poi è il sentimento dell’autore, è perfettamente aderente alla forma. Credo che le sonate siano anche un confronto aperto, un monumento col quale misurarsi di volta in volta».

Avrà altri sogni, da affrontare con…. naturalezza Maria Perrotta? «Vivo di sogni più che di progetti concreti. Sto preparando le Sonate di guerra di Prokofiev. Ho una grande passione per Schubert, mentre con Chopin ho un rapporto più conflittuale». Lei ha due figlie, una di 13 ed una piccola, di 3. Può certamente consigliare ai lettori di Famiglia cristiana cosa fare ascoltare ai piccoli, visto che l’ultima nata sentiva la musica nella sua pancia mentre lei la suonava in pubblico: «La figlia grande suona il violoncello. Ed ad entrambe ho fatto ascoltare qualsiasi cosa. Questo è il mio consiglio. Poi mi viene magari in mente Mozart, per esempio Le nozze di Figaro. Ma dovendo indicare un titolo scegliere il Magnificat di Bach».

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